Dopo lo straordinario successo dello spettacolo di Andrée Ruth Shammah, Chi come me, incentrato sul disagio psichico giovanile, Michele Mally decide di trarne un documentario, L’ultimo abbraccio. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, il film ha debuttato il 25 ottobre 2026 su Sky Arte ed è ora disponibile in streaming su NOW.

Fabrique du Cinéma: Signora Shammah, la storia di questo film parte da lontano, dall'aprile 2024, quando decide di portare in scena l’omonima pièce del drammaturgo israeliano Roy Chen. Un'opera che ha avuto un successo strepitoso, diventando un vero e proprio fenomeno di culto. Come se lo spiega?

Andrée Ruth Shammah: Con questo documentario cerchiamo di dimostrare che esiste un modo per coinvolgere il pubblico in maniera semplice e pura, specialmente di questi tempi. È un'opera fatta di abbracci, sorrisi e di un dolore che però non è mai ostentato. C'è tanta sofferenza, ma c'è anche tanta leggerezza: quando il dolore è così autentico, non c'è bisogno di forzarne l'esibizione. Si può mantenere un tocco leggero, e credo che sia proprio questa miscela a costituirne l'unicità.

Fabrique du Cinéma: Signor Mally, quando ha capito che lo spettacolo teatrale poteva diventare un film, e come ha gestito l'adattamento passando dal linguaggio teatrale a quello cinematografico?

Michele Mally: L'ho capito fin dal primo momento in cui ho assistito alla rappresentazione, due anni fa. Non c'era in previsione alcun film, ma il giorno dopo ho chiamato Andrée per dirle che quel lavoro doveva assolutamente arrivare sullo schermo. Quella specifica struttura scenografica, con i lettini sviluppati sui quattro fronti, era una scelta non convenzionale ma perfetta per la macchina da presa. In più, lo spettacolo era di una bellezza sconvolgente.

Fabrique du Cinéma: Il testo di Chen affronta un tema delicatissimo come il disagio psichico adolescenziale. Che cosa le ha insegnato questa esperienza che già non sapesse?

Andrée Ruth Shammah: Questo documentario, oltre a raccontare la genesi di uno spettacolo, ha il compito di fondere emozione, intelligenza, utilità, piacere e dolore, dimostrando che c'è spazio anche per la risata. Per quanto riguarda il disagio, in un contesto storico in cui la sofferenza sembra riguardare tutti noi, la risposta più potente la offrono l'attore che interpreta Emanuel e l'autore stesso del testo: sperare nel domani. Speriamo tutti nel domani.

Fabrique du Cinéma: Lei è autore di numerosi documentari, l’ultimo dei quali dedicato al mezzo secolo di vita del Teatro Franco Parenti, un’istituzione culturale non solo milanese. Il senso profondo de L'ultimo abbraccio sembra suggerire che il teatro, oltre a essere linfa culturale, sia una vera e propria strategia di cura. È così?

Michele Mally: Sì, assolutamente. Può esserlo in via definitiva. Questo spettacolo lo dimostra in pieno, così come lo dimostra quotidianamente l'impegno di Andrée con il suo teatro a Milano. Un presidio fondamentale per la comunità e per tutti noi.

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