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Se da un lato si è molto discusso dell'abbondanza di titoli italiani alla Mostra del Cinema di Venezia,dall'altro la nutrita presenza di cortometraggi sparsi tra le varie sezioni resta un inequivocabile e positivo segnale di vitalità per il nostro cinema giovane e indipendente. Non ci riferiamo solo all'attenta selezione della Settimana della Critica (da sempre fucina di autori emergenti dal sicuro avvenire),ma soprattutto alla scelta di includere ben tre opere nostrane nella selezione ufficiale di Orizzonti. Fuori concorso troviamo Il senso della terra, in cui il veterano dell'animazione Simone Massi si apre alle riprese dal vero affiancato dal co-regista Alessandro Ingaria. In concorso, invece, figurano due titoli: Sasso, carta, forbici di Virginia Mori, surreale viaggio nell'infanzia animato dalla celebre illustratrice, e Angelo azzurro, frammento d'estate filtrato dagli sguardi e dai corpi di tre adolescenti. Proprio di quest'ultima e sorprendente pellicola abbiamo discusso con il regista Tommaso Acquarone e con il produttore Andrea Garofalo (Waterclock).

Come nasce l'idea di Angelo azzurro e come vi siete incontrati in veste di regista e produttore?
Tommaso: Venivo da un lungo periodo di lavoro con ragazzi adolescenti per un lungometraggio,fermatosi a un mese dalle riprese per problemi di finanziamento. Da quell'esperienza – e da un documentario osservativo su di loro, tuttora in fase di montaggio – mi è rimasta la forte urgenza di tornare alla finzione. Ho voluto esplorare quel limbo sospeso tra infanzia e adolescenza, mescolando ricordi personali e interviste sul tema fatte direttamente ai ragazzi: i primi desideri, la percezione del proprio corpo e il confronto con quello degli altri.
Andrea: Ci siamoconosciuti circa un anno fa. Tommaso era piuttosto scoraggiato: la sua opera prima era rimasta al palo a causa dello stallo del tax credit, nonostante avesse vinto un bando. Ho letto la sua sceneggiatura d'un fiato e ho capito subito che dovevamo lavorare insieme. Avevo anche visto un teaser del suo documentario e mi sono innamorato del modo in cui sa cogliere le fragilità e le intimità di quell'età; un'intimità che spesso, da adulti, tendiamo a dimenticare.
Un film costruito quasi interamente sui primi piani. Come avete gestitoil lavoro con interpreti che non sono attori professionisti?
Tommaso: Per me è fondamentale avere un tempo di preparazione adeguato, così da rielaborare il materiale direttamente insieme a loro. I miei interpreti non hanno mai in mano la sceneggiatura: io avevo ben chiaro cosa volessi raccontare, ma l'accordo con la troupe era quello di creare un set pronto a intercettare l'imprevisto,adottando un approccio quasi documentaristico. Più che "attori",li definirei proprio "interpreti": solo la protagonista femminile ha un reale percorso di recitazione alle spalle. La loro inesperienza porta in dote una "sporcatura" che restituisce assoluta verità a quell'età,con tutti gli imbarazzi che comporta. L'obiettivo è comunicare non solo con un pubblico adulto, ma anche e soprattutto con i coetanei dei protagonisti.
Andrea:Nonostante il target possa sembrare puramente giovanile, moltissimi selezionatori e uffici stampa adulti che hanno visionato il corto ne sono rimasti profondamente colpiti. Io stesso, alla prima visione, mi sono rivisto in quel bambino.

Nel film manca la nostalgia tipica dei racconti di formazione. È statauna scelta consapevole?
Tommaso: Sì, ma non è una scelta forzata: al contrario, cerco sempre di evitare le imposizioni.Se un'emozione non appartiene intimamente al protagonista preferisco lasciarla andare. Anche quando attingo a ricordi vissuti in prima persona, l'interprete deve poterli metabolizzare e digerire in modo organico.
Perché la scelta di due fratellastri e non di due semplici amici?
Tommaso: In origine la sceneggiatura era più corposa. Sogno ancora di farne tre episodi per raccontare altrettanti giorni d'estate, dando maggiore spazio alle dinamiche domestiche dei ragazzi. Per questo motivo avevo bisogno di un legame familiare; d'altronde, sono io stesso figlio di genitori separati. Avere costantemente in casa un corpo diverso, in una fase più avanzata della maturazione, genera un'esposizione e una fascinazione continue che sarebbero difficili da giustificare tra due amici. È un'ottima domanda, che a dire il vero non mi ero mai posto prima d'ora.
A che punto sono i vostri prossimi progetti?
Andrea: Il documentario To Be Young – che affronta un passaggio anagrafico analogo, ma dall'adolescenza all'età adulta – è attualmente in post-produzione. Contiamo di chiuderlo per l'inizio del prossimo anno; Tommaso ha seguito perdue anni i ragazzi del Liceo Virgilio, accompagnandoli fino ai primi giorni di lavoro o all'ingresso all'università. Inoltre, il lungometraggio Fuoco d'agosto (prodotto da Tender Stories, Giffoni Innovation Hub e dallamia società, Waterclock) è ripartito grazie a un finanziamento del Ministero,arrivato proprio in concomitanza con la notizia della selezione di Angelo azzurro a Venezia. Una coincidenza che ci ha infuso grande energia. Il film racconterà la scoperta del desiderio nel pieno dell'adolescenza, ponendosi in continuità tematica con il corto e il documentario. È un filo rosso che intendiamo valorizzare anche a livello di comunicazione, per tornare finalmente a dialogare con le nuove generazioni, che oggi riempiono le sale cinematografiche più di chiunque altro.
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