
Non posso non dedicare queste righe agli 80 anni dei Nastri d’Argento, ma soprattutto al modo inedito con cui noi del Direttivo — che organizziamo e produciamo i Nastri — abbiamo scelto di festeggiarli: accendendo un riflettore sul cinema delle donne. Tante, tantissime, sono impegnate su ogni set, fin dalla produzione e in ogni fase del lavoro che ruota attorno a un film. Tuttavia, come si direbbe in gergo, sono ancora troppo spesso relegate "in campo lungo": pagate meno dei colleghi, nonostante ricoprano ruoli professionali in cui risultano spesso paritarie, se non insostituibili.
È un gender gap che certamente riguarda meno le grandi firme — registe o attrici di fama — ma che, nonostante l’impennata registrata quest’anno nelle opere prime, pesa ancora troppo anche nelle candidature ai grandi premi.

Le statistiche non sono confortanti, come confermato dall’analisi strutturale emersa dallo studio condotto due anni fa. I dati del quarto rapporto Gender Balance in Italian Film Crews, realizzato dall’Università Cattolica con la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MIC, attestavano a fine 2024 una quota del 21% di registe; poco meno del 30% per sceneggiatrici e montatrici, e solo il 12% per le direttrici della fotografia (ruolo che, per fortuna, vede oggi una crescita nelle iscrizioni alle Scuole di cinema). Per non parlare della presenza minima — allora sotto la soglia del 10% — nel comparto delle direttrici di musica per film. L’Osservatorio europeo dell’audiovisivo indica un trend di crescita in tutta Europa, con la quota di donne impiegate nella produzione cinematografica passata dal 19% al 24% negli ultimi anni.
Solo i costumi, il trucco e naturalmente il ruolo prezioso e insostituibile delle segretarie di edizione (il "segretario" uomo resta un’assoluta rarità nella storia del cinema italiano e mondiale) rimangono, tuttora, professioni a prevalenza femminile. Un quadro che, tornando alla scelta dei Nastri d’Argento, ci ha suggerito di celebrare questo importante compleanno non solo con i tradizionali omaggi alla carriera, ma riunendo una piccola, simbolica squadra femminile transgenerazionale, dedicata a unire l’esperienza consolidata delle grandi professioniste alle nuove leve del set.
[Articolo completo sul n. 51 di Fabrique du Cinéma, in uscita a Venezia.]
