
Mr. Locations a caccia dei luoghi del cinema
Torna Hidden Artists, la rubrica di Fabrique du Cinema dedicata a chi tiene viva la cultura lontano dai riflettori. Protagonista di questa puntata è Boris Migliore, in arte Mr. Locations: da quindici anni rintraccia i luoghi reali dietro i film che hanno segnato la nostra infanzia, per fotografarli "then & now".
Molti spettatori ricordano un film per i suoi personaggi. Tu, invece, insegui i luoghi. Quando hai capito che anche una strada, una casa o un paesaggio possono diventare protagonisti di una storia?
Credo di averlo capito molto presto, già durante la mia infanzia negli anni '80. Sono figlio unico, e nella mia infanzia degli anni 80 sono cresciuto con la visione del palinsesto TV di quell'epoca, di quei film e telefilm made in Usa. Non erano soltanto i protagonisti ad affascinarmi. Mi incuriosivano anche le case, le strade, i quartieri, le montagne, le città o le realtà piccole di periferia: quei luoghi diventavano parte integrante della storia, quasi dei personaggi silenziosi. Con il passare del tempo quella curiosità si è trasformata in un sogno: raggiungere un giorno quei posti reali, dall'altra parte del mondo, e vedere con i miei occhi dove erano state girate le scene che avevano alimentato la mia immaginazione. Ho iniziato a realizzare quel sogno all'età di trent'anni e, da allora, non mi sono più fermato. Oggi per me, la ricerca delle location cinematografiche è diventata una vera specializzazione. Ogni volta che mi trovo davanti a uno di quei luoghi provo una sensazione difficile da descrivere: è come se, per un attimo, il tempo si fermasse e quella scena tornasse a vivere davanti ai miei occhi.
Torni spesso nelle location dei grandi film degli anni Settanta, Ottanta e Novanta per ricreare la stessa inquadratura a distanza di decenni. Cosa provi quando scopri che un luogo è rimasto identico, e cosa senti invece quando il tempo lo ha trasformato completamente?
Sì, mi è capitato anche di tornare negli stessi luoghi anni dopo. È successo soprattutto con alcuni dei miei grandi amori del cinema, come ad es. I Goonies o Rambo. Ritornare lì a distanza di tempo mi ha permesso di rivivere le emozioni del primo viaggio e, allo stesso tempo, di realizzare nuovi scatti che la prima volta mi erano sfuggiti. In generale, però, dovendo scegliere, preferisco andare alla scoperta di nuove location. Gli Stati Uniti e il Canada sono immensi e ogni viaggio rappresenta l'occasione per vivere nuove esperienze e nuove emozioni. Quando arrivo in un luogo rimasto pressoché identico a come appariva sullo schermo, provo una sensazione difficile da descrivere. È come se il tempo si fosse fermato. Amo ritrovare anche i più piccoli dettagli: una vecchia casa in legno, la sequenza dei pali dell'illuminazione, un idrante, un tombino, perfettamente identici a quarant'anni fa… Sono proprio quei piccoli particolari a riportarmi, per un istante, dentro quel cinema che ho tanto amato. Purtroppo, trattandosi di film girati decenni fa, mi è capitato anche di scoprire che una location non esisteva più o era stata completamente trasformata da ristrutturazioni. In quei momenti provo sempre un po' di malinconia, quasi come fosse una piccola sconfitta personale. Non poter realizzare il confronto alla mia maniera "allora vs adesso" è un dispiacere, ma non mi arrendo mai: cerco sempre un dettaglio, un elemento prospettico o architettonico che mi aiuti a ricostruire idealmente quella scena e a immaginare dove tutto è accaduto.
Le tue fotografie mettono in dialogo passato e presente. Secondo te, le location conservano una memoria del cinema oppure è lo spettatore a proiettarvi i propri ricordi?
Credo che sia un po' entrambe le cose. I luoghi conservano una loro memoria, anche se spesso è invisibile agli occhi di chi li attraversa ogni giorno. Una casa, una strada o un paesaggio continuano a raccontare qualcosa, anche quando il cinema se n'è andato da tempo. È però lo spettatore, con i propri ricordi e le proprie emozioni, a ridare vita a quella memoria. Quando mi trovo davanti a una location che conosco da sempre attraverso uno schermo, non vedo soltanto un luogo: nella mia mente rivedo le scene, i personaggi, le musiche e le emozioni che quel film mi ha trasmesso. Forse è proprio questo il bello delle location cinematografiche: esistono realmente, ma continuano a vivere anche nell'immaginario di chi le ha amate sul grande schermo. Ed è questo dialogo tra passato e presente che cerco di raccontare con i miei contenuti. È il modo in cui vivo il cinema da sempre e che, negli anni, è diventato l'essenza di Mr. Locations.
Dietro ogni tuo viaggio c'è un enorme lavoro di ricerca, pianificazione e studio. Quanto conta l'investigazione rispetto al viaggio stesso e qual è stata la ricerca più difficile che tu abbia affrontato?
Dal 2010 ad oggi ho compiuto 18 viaggi negli Stati Uniti, 6 in Canada, 3 in Oriente e diversi in Europa, mappando centinaia di location appartenenti a circa 150 tra film e serie TV. Alcune distano pochi chilometri tra loro, altre migliaia di chilometri e perfino interi continenti. Ma il vero viaggio, per me, inizia molti mesi prima di salire su un aereo. Ogni spedizione richiede un enorme lavoro di ricerca, studio e pianificazione. Ogni dettaglio trascurato può significare perdere una location, sprecare un'intera giornata o non riuscire a realizzare lo scatto che avevo desiderato. Oggi la tecnologia rende tutto più semplice, ma quando ho iniziato, nel 2010, le informazioni disponibili erano pochissime e Street View non era ancora uno strumento su cui poter contare. Molte volte sono partito senza avere la certezza di trovare davvero ciò che stavo cercando. Nell'ambito di questi innumerevoli viaggi me ne sono capitate parecchie: ma dovendo menzionarne una tra le più complesse, direi il ritrovamento del relitto del camion del primo Rambo del 1982, sepolto tra i fitti boschi della British Columbia. Un appassionato canadese mi aveva fornito le coordinate e, quando le inserii su Google Maps dalla Sicilia, vidi soltanto un punto sperduto nel mezzo della foresta. In quel momento capii che non sarebbe stata una ricerca come le altre... Dopo circa mezz'ora di cammino mi ritrovai completamente solo nel bosco. Cominciò a piovere, il mio iPhone perse il segnale e, poco prima di imboccare il sentiero, avevamo persino visto un giovane orso grizzly attraversare la strada. Continuare significava seguire soltanto l'istinto, con il timore di non riuscire più a ritrovare la via del ritorno. Quando rientrai alla macchina, circa un'ora e mezza dopo (tempo che, in preda al visibilio dell'entusiasmo della ricerca, non mi resi nemmeno conto fosse trascorso), il mio amico Luca mi confessò che stava seriamente pensando di chiamare i ranger del parco per farmi cercare. Non dimenticherò mai quell'avventura; ma in quel momento capii che la passione per le location cinematografiche può trasformarsi, a volte, in una vera avventura, non scevra da rischi. Eppure, credo che siano proprio la ricerca, lo studio, l'intuito e un pizzico di incoscienza a rendere ogni luogo conquistato ancora più speciale.
Oggi il cineturismo è diventato un fenomeno sempre più diffuso. Pensi che visitare i luoghi di un film possa cambiare il modo in cui lo si guarda quando lo si rivede?
Assolutamente sì. Credo che visitare una location cinematografica cambi profondamente il modo di guardare un film. Da quel momento non osservi più soltanto una scena: riconosci gli spazi, ricordi le prospettive, rivivi le emozioni provate quando eri lì. È come se il film acquistasse una nuova dimensione. Mi è capitato più di una volta di rivedere un film dopo averne visitato le location, e l'emozione è stata completamente diversa. In alcuni casi ho persino rimandato la visione per anni, perché volevo conservare intatto il ricordo del luogo appena vissuto. In altri, invece, rivedere quella pellicola ha amplificato ancora di più le emozioni, perché non guardavo più soltanto un film: rivedevo i sentieri che avevo percorso, le case davanti alle quali ero stato, gli stessi panorami osservati con i miei occhi. Negli ultimi anni ho visto crescere l'interesse verso il cineturismo. Quando iniziai, nel 2010, era un ambito molto più di nicchia e il mio obiettivo era soprattutto personale: realizzare il sogno di raggiungere quei luoghi che avevano accompagnato la mia infanzia. Solo con la nascita dei social ho iniziato a raccontare questo percorso, scoprendo che sempre più persone, a seconda, condividevano la mia stessa curiosità, mentre altri ne scoprivano sorpresi tutto un mondo… Oggi è normale vedere qualcuno fotografarsi davanti alla statua di Rocky a Philadelphia o alla caserma dei pompieri dei Ghostbusters a Manhattan, per citare due delle mete più celebri del cineturismo. Fa piacere anche notare che alcuni creator, anche stranieri, abbiano ripreso il format dei miei confronti "Then & Now": lo considero un bellissimo riconoscimento del lavoro svolto in tutti questi anni e un segnale della crescente attenzione verso questo modo di raccontare il cinema.
Da siciliano sei diventato anche uno dei promotori delle location della tua terra, dimostrando quanto il paesaggio possa essere parte integrante del racconto cinematografico. Credi che l'Italia valorizzi abbastanza il proprio patrimonio cinematografico attraverso i luoghi in cui sono stati girati i film?
Paradossalmente, essendo cresciuto con il mito del cinema americano, per molti anni ho rivolto tutte le mie ricerche esclusivamente agli Stati Uniti e al Canada. Era lì che erano stati girati i film che hanno accompagnato la mia infanzia e acceso questa passione. Solo negli anni successivi, anche grazie alle richieste sempre più frequenti dei miei follower, ho iniziato a volgere il mio interesse verso il mio territorio. Ho così realizzato diversi reportage in Sicilia e nel resto d'Italia, pur mantenendo la mia predilezione per il cinema americano girato nel nostro Paese, come Ladyhawke o Il Padrino. Proprio con Il Padrino ho scoperto quanto anche l'Italia possa riservare sorprese straordinarie. È stato affascinante ricercare location meno conosciute e, allo stesso tempo, sfatare alcuni luoghi comuni. Molti, ad esempio, sono convinti che alcune scene siano state girate a Corleone, quando in realtà non è così. Anche questo fa parte del mio lavoro di ricerca: distinguere il mito dalla realtà. Credo che negli ultimi anni l'Italia abbia iniziato a valorizzare sempre di più il proprio patrimonio cinematografico attraverso i luoghi dei film. Penso alla Sicilia de Il Padrino, a Matera con The Passion of the Christ o a Roma, che è da sempre un immenso set a cielo aperto. C'è ancora molto potenziale da esprimere, ma la direzione intrapresa mi sembra quella giusta. Che si tratti della California, della British Columbia o della Sicilia, il mio approccio non cambia: cerco sempre il luogo reale nascosto dietro la magia del cinema.

Hidden Artists racconta persone che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono a mantenere viva la cultura. Guardando al futuro, qual è il sogno che non hai ancora realizzato? Esiste una location nel mondo che rappresenta, per te, il Santo Graal del cinema?
Dopo oltre quindici anni di viaggi posso dire di essermi tolto grandi soddisfazioni. Ho raggiunto luoghi che, da ragazzo, immaginavo irraggiungibili e che oggi fanno parte dei ricordi più belli della mia vita. Ma credo che ogni ricercatore debba conservare qualche sogno nel cassetto… Se devo pensare al mio personale "Santo Graal", in realtà sono due. Il primo è Predator (1987), con Arnold Schwarzenegger; il secondo è La Cosa (1982), il capolavoro di John Carpenter con Kurt Russell. Due film simbolo della mia generazione e due ricerche che, ancora oggi, considero tra le più impegnative. Nel caso di Predator, le location si trovano in aree molto remote del Messico. Ho studiato per anni mappe, fotografie e coordinate, ma finora non me la sono sentita di affrontare in solitaria un viaggio in quelle zone, anche per le problematiche di sicurezza che le caratterizzano. Le location de La Cosa, invece, rappresentano una sfida completamente diversa. Si trovano in territori estremi del Nord America, tra la British Columbia e l'Alaska, in ambienti selvaggi e difficili da raggiungere. Sono luoghi che richiedono una preparazione accurata e una spedizione organizzata nei minimi dettagli. In fondo è questo il bello della ricerca: sapere che, da qualche parte nel mondo, esiste ancora una location cinematografica che aspetta di essere scoperta. Ed è proprio questo pensiero che, dopo tutti questi anni, continua a farmi vivere ogni viaggio con lo stesso entusiasmo della prima volta.

