

Non tutti gli artisti salgono sul palco. Alcuni costruiscono gli spazi in cui altri possono trovare visibilità. Con Hidden Artists vogliamo raccontare persone, progetti e comunità che, lontano dai grandi riflettori, alimentano ogni giorno il tessuto culturale del nostro Paese. Iniziamo con Massimiliano Frateschi, attore, scrittore e musicista pugliese. Vive a Roma dal 2008, dove si è diplomato all'Accademia di Recitazione NUCT di Cinecittà. Oltre alla sua attività artistica, è l'ideatore di Teatro Underground e Non, un gruppo social nato per dare visibilità al teatro indipendente e a tutte quelle realtà che troppo spesso rimangono ai margini dei circuiti ufficiali.
Come è nato "Teatro Underground e Non" e quale esigenza volevi soddisfare creando questo spazio dedicato agli appassionati di teatro?
L'idea nasce dall'esigenza di conoscere e far conoscere gli spettacoli che vivono fuori dai circuiti tradizionali, quelli che spesso lasciano in ombra produzioni indipendenti, piccoli teatri e compagnie emergenti. Essendo io stesso attore e producer, sentivo il bisogno di creare uno spazio in cui chi si autoproduce potesse promuovere il proprio lavoro senza passare necessariamente dai canali istituzionali. In passato avevo creato un gruppo dedicato agli eventi underground che aveva funzionato molto bene. Da lì è nata la convinzione che anche il teatro avesse bisogno di una casa simile.
In un panorama dominato da grandi pagine e algoritmi, hai scelto di costruire una community più raccolta. Quanto conta, per te, la qualità delle relazioni rispetto ai numeri?
La qualità viene sempre prima della quantità. Vivo in un mondo in cui gli algoritmi spingono chi investe di più, ma continuo a preferire una crescita naturale. Vale per il gruppo e vale per la mia vita: meglio una comunità più piccola, composta da persone realmente interessate, che grandi numeri costruiti artificialmente.
Che tipo di dialogo si è creato all'interno del gruppo?
Più che una community nel senso tradizionale, il gruppo è una bacheca informativa. Non nasce per creare networking o organizzare incontri, ma per dare visibilità agli spettacoli attraverso locandine, segnalazioni e informazioni. Mi piace pensarlo come il vecchio bugiardino teatrale trasportato nell'era dei social: uno spazio semplice dove gli artisti possono essere scoperti e gli spettatori trovare nuovi spettacoli.
Qual è stata la scoperta più bella che questa esperienza ti ha regalato?
La quantità di spettacoli che esistono lontano dai riflettori. Con poco più di seicento iscritti vengono condivisi ogni giorno moltissimi flyer e iniziative. Questo dimostra quanto la scena teatrale underground romana sia viva e quanto abbia bisogno di luoghi dove poter raccontarsi. È stata una conferma importante: il gruppo risponde a un'esigenza reale.

I social possono diventare uno strumento per riportare il pubblico in teatro?
Credo di sì, ma da soli non bastano. Il problema è che il mondo dei social corre velocissimo, mentre il sistema teatrale procede spesso con tempi molto più lenti. Le istituzioni custodiscono una tradizione preziosa, ma faticano a dialogare con i linguaggi contemporanei. La vera sfida è creare un ponte tra questi due mondi senza perdere l'identità del teatro.
Che consiglio daresti ai giovani artisti che cercano visibilità?
Prima di connettervi con il mondo, connettetevi con voi stessi. I social sono strumenti utili, ma non possono sostituire il lavoro, la ricerca e l'autenticità. Quello che resterà sarà sempre il valore della vostra arte. Servono pazienza, costanza e il coraggio di rimanere fedeli a ciò che si è, anche quando sembra più difficile.
Quale futuro immagini per "Teatro Underground e Non"?
Spero che sempre più persone condividano spettacoli, invitino amici e contribuiscano a riempire i teatri. Se questo gruppo riuscirà anche solo ad accendere una luce su artisti che altrimenti rimarrebbero invisibili, avrà raggiunto il suo scopo. Il teatro vive grazie alle persone che lo sostengono, e ogni spettatore in più è una piccola vittoria.
