
Tre mesi fa ve lo avevamo promesso: il numero 49 di Fabrique du Cinéma non era che il primo tassello di un mosaico tutto da comporre; la prima tappa di un percorso di rinnovamento appena cominciato. Grazie alla partnership con Amazon, che ci consente di uscire in tutto il mondo e di pubblicare una back-copy in lingua inglese di cui siamo orgogliosi, diamo ulteriore compiutezza all’anima nobile di questa rivista: piccola nelle dimensioni editoriali e finanziarie, ma ricca di un entusiasmo miliardario nella passione con cui la realizziamo. L’esito del verdetto commerciale, considerando che ci proponevamo come absolute beginners sulle vendite online worldwide, è più che soddisfacente.

Ci abbiamo messo, dunque, ancora più impegno l’impegno – la passione no, perché era già intatta – nel redigere questo numero 50 che ci proietta di più verso il futuro e che con la sua cifra tonda “mette già paura”, come dice Dalla; affidandoci a un gruppo di redattori eccellenti che si sono messi in gioco unendo le proprie persone alla loro professionalità. Come Barbara Tarricone, che riesce a estrarre dalle sue interviste confidenziali (stavolta con Anita Pomario) l’anima dei suoi interlocutori. La new entry, Gabriele Acerbo, sceglie di incontrare il regista esordiente Alberto Palmiero sullo stesso campo di un suo analogo docufilm. Hakim Zejjari ci regala un incontro ravvicinato con Gus Van Sant, nel quale l’arguzia delle domande intercetta la statura del talento hollywoodiano. Emanuele Rauco si è messo in viaggio per conto di Fabrique alla ricerca dei fermenti che incarnano la nostra mission, trovandoli sparsi dal Bif&st al festival del CSC “Custodi di sogni”. Margherita Giusti Hazon, con l’intervista alla director scripted original di HBO Max Elettra Canovi, ha inaugurato la nostra ricognizione nel mondo delle piattaforme; Sofia Sigismondi, con quella al “produttore dei due mondi” Nicola Allieta, ci ha permesso di gettare lo sguardo oltre confine col “periscopio Londra”. Pino Gagliardi ha messo la sua esperienza al servizio del focus sui cortometraggi dei giovani talenti della rassegna organizzata dal The Cineclub; “Young talents” celebrati pure nella consueta rubrica coordinata da Tommaso Agnese. Dulcis in fundo, le perle estratte dallo scrigno della memoria del passato che Chicco Agnese vuole evergreen, scomodando il genio di Buster Keaton. Chiude il numero il regalo di Steve Della Casa, il quale confessa le emozioni che si provano a dirigere quella miniera d’oro che è la Cineteca Nazionale.

Serve altro? Direi di no. Noi ci siamo divertiti a scriverlo il numero 50 di Fabrique di Cinéma, e ogni tanto pure emozionati. Ci auguriamo, cordialmente, che sia lo stesso anche per voi.
