
Dirigere la CinetecaNazionale credo sia il sogno di qualunque cinefilo, nel senso che inCineteca si depositano per legge tutti i film girati in Italia e quindi quelluogo, per gli appassionati di cinema italiano, e spero non solo per loro,assume un valore quasi magico. Per me, è stata la possibilità di realizzare ildesiderio finale nella mia carriera: quando ho ricevuto la telefonata di SergionCastellitto che mi faceva questa proposta, credevo di sentirmi male.
Poi all’emozione èsubentrata la consapevolezza che si tratta di un incarico di granderesponsabilità. Bisogna conservare al meglio le pellicole, bisogna restaurarequelle che necessitano di un intervento, bisogna inventarsi delle vetrine(festival, rassegne…) per mostrare i lavori che sono stati fatti, bisognarispondere al meglio alle sollecitazioni che arrivano da studiosi, università,festival e studenti; sollecitazioni che posso garantire arrivano da tutto ilmondo. E, soprattutto, bisogna avere una linea culturale e comportamentalechiara e semplice, alla quale attenersi.
E io proprio della lineaculturale vorrei occuparmi in questo spazio che mi è stato generosamenteofferto dalla direzione di questa rivista. Il primo concetto chiave è che laCineteca deve essere uno spazio amichevole, dove si risponde a tutti e si cercadi venire incontro alle esigenze di chi intende approfondire, vedere,proiettare. Il secondo concetto chiave è che tutti i film sono importanti,perché i capolavori senza tempo appartengono sia al grande cinema dei grandiautori sia all’ambito delle produzioni commerciali sia alla sfera del cinemaindipendente. Io considero capolavori i film di Roberto Rossellini e di Vittorio De Sica o di Bernardo Bertolucci e Marco Bellocchio, ma anche le commedie di Mario Monicelli e di Dino Risi e i film exploitation di Mario Bava e Riccardo Freda, per non parlare di Morire gratis di Sandro Franchina o di La parte bassa di Claudio Caligari (perandare nell’ambito del cinema “fuori dal sistema”).
Con questi punti diriferimento la Cineteca Nazionale ha aperto un nuovo ciclo della sua esistenza.Ho avuto la fortuna di trovare dei collaboratori preparati, pieni di idee,capaci di proporre stimoli e di trovare collegamenti. Abbiamo lavorato molto sulcinema muto (e considero il lavoro su Elvira Notari, uscito in un belcofanetto, uno dei nostri momenti culturali più alti); abbiamo presentato a Torino La parte bassa di Claudio Caligari (il suo primo film,realizzato pedinando alcuni giovani studenti extraparlamentari di Milano),abbiamo vinto il Leone d’oro a Venezia Classic con Ecce bombo diNanni Moretti, abbiamo fatto vedere Mario Bava a Locarno e a Roma,Giuseppe De Santis ancora a Venezia, Carlo Lizzani al “Cinema ritrovato” di Bologna.
E soprattutto abbiamolavorato molto con l’estero, soprattutto con la Cinémathèque Française.Abbiamo collaborato con i nostri restauri alle rassegne che hanno organizzatosul cinema italiano degli anni Settanta e il suo rapporto con la politica, eanche alle personali di Carlo Lizzani e di Lina Wertmuller. E vi possogarantire che presentare i nostri restauri in quello che è universalmenteconsiderato il tempio della cinefilia è un’emozione senza prezzo. Con gli amicifrancesi stiamo inoltre preparando alcune altre sorprese, che riguardano sia ilcinema muto sia il cinema sonoro.
Ma è stata una grandeemozione anche dare il via a “Custodi di sogni”, il festival della CinetecaNazionale, in attesa di vedere (nel 2027) l’apertura di una sala diproiezione che sarà da noi programmata (è il Cinema Europa, nel centro diRoma, del quale è iniziata una grande ristrutturazione). “Custodi di sogni”è stato un successo grande e significativo: il grande afflusso di pubblicoè la prova evidente che il cinema di patrimonio (così come lo chiamano ifrancesi) è un investimento non solo culturale, ma anche commerciale. Il cinemaitaliano è una library che interessa molto, in tutto il mondo: restaurarlo,conservarlo bene e promuoverlo è un compito importante ma è anche un sicuroinvestimento, un modo di valorizzare nel mondo l’immagine del nostro paese.

Ultima considerazione: nel DNA del cinema ci sono l’arte coniugata con il commercio, il cinema è l’unicaforma d’arte che ha fatto pagare un biglietto fin dalla sua prima esibizione.Il compito di un bravo cinetecario è quindi quello di lavorare sull’arte e farei conti con il commercio. Una sfida ancora più esaltante, nella quale cercheròdi mettere tutto me stesso.
