Dopo anni di cortometraggi tra la Francia e i festival internazionali, Tommaso Usberti torna nella sua Piadena per esordire nel lungometraggio con Prima della guerra, vincitore alla Settimana della Critica di Venezia. Il film racconta la storia di Guido, un giovane cresciuto nel culto delle armi e del razzismo, e del suo dirompente incontro con Sonia, ragazza kosovara che lo costringe a mettere in discussione le proprie radici. Usberti trasforma così il proprio ritorno a casa in un duello con ciò che si è stati.

Ci sono cervelli in fuga e cervelli che, fortunatamente, ritornano. Tommaso Usberti appartiene a questa seconda categoria: un viaggio che lo ha portato da Piadena (in provincia di Cremona) a Parigi, passando per Cannes, fino al ritorno a Venezia, dove ha trionfato alla Settimana della Critica con il suo primo lungometraggio di finzione, Prima della guerra.

Questa personale odissea ha plasmato il cineasta a partire dallo sguardo. Nato e cresciuto nella piccola cittadina in cui ha poi ambientato il suo debutto sulla lunga distanza, Usberti ha scelto di emigrare da giovanissimo in Francia per studiare e diplomarsi alla Fémis, l'equivalente d'oltralpe del Centro Sperimentale di Cinematografia e una delle migliori scuole di cinema al mondo. Qui ha iniziato a realizzare cortometraggi capaci di attirare da subito l'attenzione dei festival: basti pensare a La jeune fille et la photographie (2015) o a Deux égarés sont morts, con cui nel 2017 si è classificato terzo alla Cinéfondation di Cannes.

Eppure, anziché puntare direttamente al lungometraggio, il regista ha preferito continuare a formarsi, anche attraverso una sorta di praticantato televisivo e la direzione di altri film brevi. Una scelta dettata anche, e forse soprattutto, da una precisa consapevolezza: per esordire davvero doveva tornare a casa e rielaborare, attraverso un nuovo sguardo, i luoghi, le persone e i sentimenti che covano sotto l'apparente tranquillità di Piadena. Dal suo ultimo lavoro del 2021 sono trascorsi alcuni anni, il tempo necessario per dare alla luce Prima della guerra. Il film segue le vicende di Guido (interpretato dal fratello Piero, collaboratore fisso di Tommaso), un giovane cresciuto nel mito delle armi e del razzismo, le cui certezze crollano dopo l'incontro con Sonia (Luana Bajrami, altra attrice fedele a Usberti), una giovane immigrata kosovara.

L'opera mette in scena una strenua lotta contro le proprie radici geografiche, sociali, culturali e politiche, narrando lo scontro con un passato che impedisce di crescere e svilupparsi. Usberti inquadra il desiderio come il primo vero grimaldello per forzare le gabbie personali, ma anche come un mezzo per esplorare la consapevolezza della mente attraverso il corpo, scardinando così le certezze figlie della pigrizia e delle convenzioni.

Questo duello con ciò che si è – o si era – viene combattuto anche sul fronte dello stile. Prima della guerra cattura l'anima dei luoghi e di chi li abita, restituendo la realtà dei contesti e le sue molte asperità; al contempo, però, si allontana dal crudo realismo visivo a cui certe storie ci hanno abituato. Il film ricerca infatti un mirato straniamento estetico (grazie alla fotografia di Mathieu Kauffmann), sonoro e, soprattutto, linguistico. I personaggi non parlano il dialetto stretto tipico di questo filone, ma esplorano un italiano distante e freddo, che sembra lottare a sua volta per emanciparsi dal perpetuo stato di rabbia e violenza raccontato nel film.

Abbiamo parlato con Tommaso Usberti del suo percorso peculiare, del suo metodo di lavoro e del suo film: troverete l'intervista integrale nel prossimo numero