Luci soffuse, brusio di sottofondo e il sound avvolgente del Berlingo Organ Trio. Questa l'atmosfera che ha accolto gli ospiti di "Fabrique Club" all'Alcazar, nella serata del 10 ottobre. Un inizio perfetto per inaugurare lo spirito di un evento organizzato magistralmente da Matteo Sideri all'insegna del coinvolgimento e delle confessioni, come accade sempre nelle serate tra amici. Nelle vesti di presentatore, Riccardo Zianna ha saputo trasformare il palco in un vero e proprio salotto, dove i protagonisti del cinema e della serialità italiana si sono spogliati delle formalità per raccontare i trucchi del mestiere.

La prima rivelazione è che dietro ogni progetto c'è un'umanità da scovare, spesso racchiusa in una stanza di provino. A spiegarlo sono i casting director Flavia Poerio e Maurizio Ruffo, freschi del lavoro per Un tranquillo funerale di famiglia di Massimiliano Bruno. Nonostante la pandemia abbia modificato irrimediabilmente i codici di questo settore, con l'ingresso degli amati e odiati self-tape, entrambi hanno ribadito l'importanza fondamentale dell'incontro dal vivo. È qui che emergono l'unicità e l'immediatezza di ciascuno, che a volte possono persino spingere gli autori a modificare una sceneggiatura in corsa. Il loro consiglio per un attore? "Seguire la propria linea artistica, non è necessario allinearsi a tutto", risponde Poerio, mentre Ruffo ribadisce l'importanza dell'onestà, in funzione della sinergia che deve crearsi sul set.

Un set che Giorgio Pasotti conosce ormai da ogni angolazione, ospite della serata nella triplice veste di attore, regista e produttore. Sul palco ha presentato il suo nuovo lungometraggio Sotto a chi tocca (nelle sale dall'8 ottobre), offrendo una riflessione lucida e ravvicinata su un tema caldissimo: il mondo della ricerca del lavoro e i suoi profondi, radicali mutamenti contemporanei.

Sullo sgabello dell'Alcazar si è poi accomodata anche Nicole Rossi, stavolta in veste di ospite e non di presentatrice. Entrata subito in perfetta sintonia radiofonica con Zianna, Nicole ha riavvolto il nastro fino alle sue origini nel teatro dell'oratorio. Lì ha scoperto che la recitazione era il suo destino, affascinata dai film di Indiana Jones e da un'intuizione folgorante: "L'attore può fare tutto, senza mai dover davvero scegliere che lavoro fare". Questo amore per la scena si riflette anche nel suo percorso teatrale, che la vedrà prossimamente protagonista in uno spettacolo firmato dal nostro Tommaso Agnese. Proprio parlando del palcoscenico, l'ospite ha riflettuto sul tema dell'improvvisazione: una dote appresa soprattutto nella palestra della quotidianità, sin da quando, come rappresentante di istituto al liceo, doveva costantemente negoziare tra docenti e coetanei. Tra aneddoti surreali – come l'incredibile raduno dei sosia vissuto a Sanremo – Nicole ha giocato a comporre l'identikit dell'attrice perfetta: dovrebbe avere il carisma di Paola Cortellesi, il fascino eterno di Anna Magnani, la versatilità di Emanuela Fanelli e l'improvvisazione fulminea di Geppi Cucciari. Una creatura utopica, certo, perché la perfezione non esiste, ma l'unicità sì.

Di improvvisazione si è parlato anche con il cast della serie Minerva - La Scuola, presente insieme al regista Ivan Silvestrini. Pur riconoscendo l'importanza della disciplina – vitale sul set tanto quanto nell'accademia militare in cui è ambientata la serie – Silvestrini ha rivendicato la necessità, per un regista, di saper fare un passo indietro. Un atto di fiducia fondamentale, soprattutto davanti ad attori così giovani, per lasciare che la loro indole emerga libera e potente. L'emozione dei ragazzi, alcuni al debutto assoluto davanti alla macchina da presa, era palpabile, ma la forza del collettivo è stata lo scudo per superare ogni ostacolo in un mondo che costringe a crescere in fretta e a guardarsi dentro. Il loro manifesto finale per chiunque voglia tentare questa strada suona come una promessa: studiare tanto, non farsi abbattere, aggredire le sfide con grinta e allenare lo sguardo a vedere sempre oltre, senza dare mai nulla per scontato.

Spenti i riflettori sul palco e concluso il talk, l'atmosfera intima dell'Alcazar ha cambiato pelle senza perdere la sua energia. Con il dj set di Mario Lembo e Kiara, la musica ha prolungato la magia del “Fabrique Club” fino a notte fonda, chiudendo nel migliore dei modi un appuntamento da ricordare

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