Pinocchio

A duecento anni dalla nascita di Collodi, Paolo Borraccetti firma Pinocchio, il bambino del mondo. Tra archivi e teatro, il film indaga la dimensione universale e profondamente umana del mito del burattino.

Fabrique du Cinéma: Paolo Borraccetti, Pinocchio, il bambino del mondoricostruisce il viaggio di una storia italiana divenuta patrimonio universale. Ci racconti come avete organizzato il vostro racconto?

Paolo Borraccetti: Per fare questo giro del mondo bisognava innanzitutto documentarsi e guardare una grande quantità di materiali d'archivio. C'è stato un grandissimo lavoro di ricerca, in particolar modo di Ilaria Sbarigia, autrice e archive producer del progetto. Quando ho iniziato a condividere tutti questi materiali – cose veramente sorprendenti: film, spettacoli teatrali, cartoni animati di varie epoche – abbiamo deciso di provare a sentire gli artisti contemporanei per avere la loro voce e la spiegazione del perché Pinocchio sia così importante per molti di loro. A quel punto ci siamo chiesti: «Come cuciamo insieme tutte queste parti?». È nato in questo modo l'incontro con la compagnia Zaches Teatro e con questa "Pinocchia" interpretata da Amalia Ruocco, che ci ha spinti a mettere in scena una nostra piccola versione delle avventure del burattino, nel corso di una nottata fantastica all'interno dell'Accademia di Belle Arti di Firenze. Il viaggio della nostra Pinocchia è l'espediente che ci serve per rispondere alle domande sul perché questa storia sia così universale, contemporanea e amata.

Fabrique du Cinéma: Amalia Ruocco, attrice e performer teatrale, nel documentario lei interpreta e dà corpo al protagonista. Chi è il suo Pinocchio?

Amalia Ruocco: Il mio Pinocchio passa attraverso i racconti d'infanzia, fino all'incontro con la compagnia Zaches Teatro, per poi arrivare al cinema in questo documentario. È una figura super stratificata: è un bambino, che però contiene un corpo femminile, quindi è anche una bambina che attraversa mille avventure e vicissitudini, e che cresce attraverso un percorso ricco e articolato. È un ribelle, è un ingenuo, è anche un po' tonto per tutto quello che gli passa davanti e di cui non si accorge, ma resta un personaggio profondamente umano. Per questo gli sono molto affezionata: ha contribuito tanto alla mia esperienza e carriera come performer e, al contempo, ha nutrito il mio essere umano.

Fabrique du Cinéma: Una cosa che restituite nel film è l'unicità di questo mito così italianissimo, nato sulle pagine di un giornale per ragazzi, ma divenuto presto un'icona mondiale, trasfigurato nelle più diverse forme (dal film di Guillermo del Toro allo sceneggiato di Luigi Comencini, fino al cartone animato della Disney). Perché accade questo, secondo lei?

Paolo Borraccetti: Perché c'è qualcosa nella storia di Pinocchio, compresa la natura episodica e anarchica di quello che vi accade, che riflette perfettamente l'esperienza dell'esistenza umana. Nessuno nasce normale, o forse nessuno è normale, se ha un senso questa definizione. Credo che le avventure e le disavventure di Pinocchio siano situazioni in cui chiunque si possa identificare, magari non in tutto, magari solo in un aspetto. È sempre e comunque una storia di crescita, sull'essere genitori e sull'essere figli, così come un racconto sul non capire gli altri o sul capirli solo di tanto in tanto. Questo aspetto è universale, ed è per questo motivo che si trovano recite scolastiche in Cina, spettacoli teatrali in Cile e in Africa, o cartoni animati sovietici. Questa è la sua bellezza. Io stesso sono rimasto sorpreso, perché non ne capivo fino in fondo la ragione prima di fare il film, ma credo di essere poi riuscito ad acchiapparne il senso.

Fabrique du Cinéma: Nato in Italia nel 1881 sulla pagina di una rivista per ragazzi, Pinocchio è amato in tutto il pianeta. Perché?

Amalia Ruocco: Questa è una domanda alla quale si potrebbero dare mille risposte e se ne possono trovare ancora molte. Secondo me ci è riuscito perché ha saputo parlare a tutte e a tutti attraverso l'ironia, sfruttando anche una punta di malvagità e un lato molto scuro che è stato poi, diciamocelo, in parte oscurato dalla Disney. Ha una densità notevole rispetto al periodo storico in cui è stato scritto e racconta di una Toscana di un certo tipo. È un racconto popolare che riesce ad arrivare lontano perché, in maniera diretta e senza filtri, affronta la crescita e le (in)capacità dell'essere umano di evolversi, di relazionarsi con gli altri e con sé stesso.
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Fabrique du Cinéma: Alida Baldari Calabria, nel 2019 lei ha interpretato la Fata Turchina bambina nel Pinocchio di Matteo Garrone. Che ruolo ricopre invece nel progetto presentato oggi?

Alida Baldari Calabria: Il mio ruolo all'interno del documentario è quello di far vedere le differenze tra Pinocchio e la fatina, il loro legame, com'è stato lavorare sul set con Matteo Garrone e di dimostrare le mille sfaccettature della fata, che risulta un personaggio nuovo. Nelle varie rappresentazioni di Pinocchio, infatti, non c'è mai la fatina bambina: tutte le volte che si conosce questo personaggio è già adulta e ha una figura materna. Io ho avuto l'onore e la fortuna di poterne mostrare il lato da sorella, perché Matteo Garrone è stato il primo a far fuoriuscire questa indole in modo diverso.

Fabrique du Cinéma: Lei incarna una delle tante declinazioni di questo mito che dura da quasi centocinquant'anni e che, come dimostra il vostro film, ha avuto molteplici sfaccettature, dall'Unione Sovietica all'Iran, fino al caso Disney. Per quale motivo questa creatura riesce a essere universale nello spazio e nel tempo?

Alida Baldari Calabria: Perché è una storia vera. Anche se è una fiaba molto contorta, e cupa sotto molti punti di vista, è profondamente umana. Pinocchio e tutti gli altri protagonisti incarnano precise caratteristiche umane, definiti da un loro carattere distintivo. Pinocchio rappresenta la parte infantile, i bambini; il Gatto e la Volpe sono le influenze negative che incontriamo in certi periodi della vita, le persone di cui non ci si deve fidare. Ci sono varie personalità che influenzano Pinocchio, ed è una storia in cui ci rispecchiamo tutti noi: è proprio la storia di una crescita personale.

Fabrique du Cinéma: Un'ultima cosa: il documentario è una coproduzione internazionale e avrà a breve una vita televisiva.

Paolo Borraccetti: Sì, si tratta di una coproduzione Italia-Francia: Lilium Distribution in Italia, Tag Film in Francia, in collaborazione con D-Hub Studios, Rai e Arte. Andrà in onda in televisione il prossimo 22 novembre su Rai 1 in prima serata. E speriamo, visto che siamo qui alla Festa del Cinema di Roma, che proprio come Pinocchio il libro è andato in giro per il mondo, ci si possa andare anche noi con il film.

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