Se all'inizio dell'anno — quando la proprietà di Fabrique du Cinéma mi affidò la direzione della rivista — mi avessero detto che pochi mesi dopo avremmo riunito firme e protagonisti di tale calibro, probabilmente avrei faticato a crederci.

Penso a Marco Bellocchio, il più autorevole regista italiano vivente che, a sessant’anni dal debutto de I pugni in tasca, continua a girare con l’entusiasmo di un esordiente; a Franco Nero, icona dei due mondi nel 60° anniversario di Django; al folgorante esordio di Damiano Michieletto, capace di conquistare 4 David di Donatello e 3 Nastri d'Argento con Primavera; a talenti cristallini come Giuseppe Maggio. E ancora, al fondamentale lavoro di salvaguardia della memoria filmica operato da Gian Luca Farinelli con Il Cinema Ritrovato, e alla visione internazionale di Chris Auty, direttore della London Film School.

Se mi avessero prospettato tutto questo, probabilmente non avrei firmato perché mi sarebbe sembrato uno scherzo. In tal caso, non stareste qui a leggere queste righe, e sarebbe un bene: il vero valore di questo #51 risiede infatti nel prestigio delle sue firme, che io mi limito a coordinare; tra conferme imprescindibili e nuovi innesti, che ringrazio in rigoroso ordine d’apparizione: Barbara Tarricone, Maria Laura Ramello, Pino Gagliardi, Hakim Zejjari, Margherita Giusti Hazon, Sofia Sigismondi, Sonia Spera, Tommaso Agnese, Chicco Agnese e, dulcis in fundo, la Presidente dei Giornalisti Cinematografici Italiani, Laura Delli Colli, che firma il nostro consueto contro-editoriale d'autore. E per il sito: Emanuele Rauco, Fabio Scalzotto, Paola Ligrani e Miriam Bocchino.

Perché Fabrique continua a crescere? Per due ragioni: la gestione sana di un ambiente creativo — dove le divergenze non si trasformano mai in tossicità — e la capacità di trasformare l’entusiasmo in progettualità. È lo spirito che ci ha spinto a dare nuova vita al nostro sito (https://www.fabriqueducinema.it/), oggi hub informativo che spazia dai reportage da Cannes alle intersezioni tra arte, neuroscienze e cultura digitale; fino all'evento del 13 giugno, il Fabrique Summer Night che abbiamo organizzato presso la Città dell’Altra Economia di Testaccio, col solito scopo di “fare comunità”: dai podcast di Laura Adriani ai panel sulla crisi del cinema italiano, fino al concerto di Nada, voce capace di parlare all'anima di ogni generazione.

Il nostro progetto editoriale resta ancorato a un equilibrio dialettico tra innovazione e conservazione. Accanto alle rubriche storiche come "Cineteche", "Periscopio", "Young Talents", "Speciale Corti" e “Pagine Evergreen”, inauguriamo oggi lo spazio "Villains", dedicato ai cattivi del grande schermo. Allo stesso modo, la nostra "Cover Story" evolve in video sul modello delle longform interview internazionali, prendendoci il tempo necessario per un approfondimento di qualità.

Potrei dilungarmi ancora, ma lo spazio a disposizione è terminato. Ed è giusto così: adesso tocca a voi, buona lettura!