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Francesco Di Brigida

Tito e gli alieni, Rabbia furiosa, Jurassic World e gli altri film della settimana

Tra offerte di diverso genere, i nuovi film in sala portano tre ottime sorprese tutte italiane. La prima è Rabbia furiosa. Saziati dai fasti favolosi di Dogman di Garrone ci giunge la terza regia di Sergio Stivaletti, allievo di Dario Argento. Er canaro secondo Stivaletti ha le sembianze dolenti e sottomesse di Riccardo De Filippis. Il suo toelettatore tosa cagnolini e rattoppa molossi con Le nozze di Figaro in sottofondo. Appena uscito dal carcere, è continuamente tirato al guinzaglio dal falso amico criminale con il volto quadrato e spaventoso di Virgilio Olivari e rinnega ogni dignità fino all’esplosione. Fedele alla truculenza della cronaca originale (non ci si aspettava altrimenti da un maestro di trucco ed effetti speciali), le scene più spietate puntellano la storia nel dualismo tutto psicologico tra i due protagonisti. Una mano che raccoglie un mazzo di chiavi schiacciata con forza con uno scarpone in primo piano, la fronte canuta e impotente di De Filippis e quelle musiche dall’essenzialità western di Maurizio Abeni sanno scioccare più del sangue finale.

Una storia di espiazione disturbante che tocca anche sentimenti inaspettati, un film a basso budget girato in gran parte nei laboratori e sui terreni di Stivaletti, la Roma periferica del Mandrione brulla e senza speranza ma a volte incantevole, un poliziotto buono e uno malfidato, una moglie, Romina Mondello, che porta in seno vitalità, speranze e drammaticità della periferia sono elementi che fanno di questo film un possibile cult. Seppur con piccole sbavature, i rimandi stilistici al cinema di Lenzi, Bava, ai poliziotteschi più brutali e a quella Roma dei ’70 assolata e senza traffico di cui si è persa memoria ne fanno un ottimo lungometraggio di genere.

Dal genere è partito anche il regista esordiente Alfredo Fiorillo. Il suo Respiri è un’operazione sempre low budget, con un Alessio Boni protagonista e promotore appassionato. L’ambizione di costruire in una casa sul lago la duplice identità del protagonista non riesce benissimo per via di una narrazione che nel suo gioco di specchi finisce spesso per perdersi. Il thriller psicologico intorno a un uomo enigmatico e agli strani eventi che circondano lui e la figlioletta è retto con stile da Boni, che però gestisce come può i momenti più accartocciati del racconto.

Due gemelli romani alla prima esperienza registica e un film che brilla di luce propria sia stilisticamente che emotivamente. Ecco la seconda sorpresa di casa nostra, il piccolo miracolo di Fabio e Damiano D’Innocenzo. Il loro La terra dell’abbastanza è stato applaudito al Festival di Berlino e ora tocca al pubblico il responso. Ci sono il racconto urbano spietato e la storia di amicizia e crimine; abbondano in maniera sempre asciutta violenza e sesso da una parte e possibilità di redenzione familiare dall’altra. La via più facile è la svolta fuorilegge per i giovinastri Mirko e Manolo. Andrea Carpenzano e Matteo Olivetti sono semplicemente veri, impressionanti, e i loro caronti interpretati da Luca Zingaretti e Giordano De Plano non sono da meno. Se questi due gemelli alle prime armi (peraltro assistenti alla sceneggiatura di Dogman) dovessero continuare a far cinema con la stessa potenza visiva e narrativa dell’esordio ci troveremo di fronte a due nuovi Taviani pulp o comunque con due splendidi autori in più.

La terza felice sorpresa ha il volto di Valerio Mastandrea e dei giovani attori, tenerissime macchiette, che interpretano i nipotini ritrovati di questo nostalgico ingegnere italiano nell’Area 51. Tito e gli alieni si potrebbe definire un pizza-sci-fi in forma di commedia, vista l’italianità partenopea infusa a scenari desertici animati dalla caccia all’ufo. Il film di Paola Randi diverte, intrattiene, intriga e commuove. Ha tutte le carte per piacere anche lontano. True Colors, costola esterofila di Lucky Red, lo distribuirà infatti anche fuori dall’Italia, mentre intanto, nelle nostre sale, ha già iniziato a brillare come film per tutta la famiglia. Altro che Disney, questa piccola meraviglia ruba il cuore.

E giungiamo al blockbuster della settimana. Jurassic World – Il regno distrutto è il secondo capitolo del nuovo franchise prodotto da Steven Spielberg. I risvolti narrativi sullo sfruttamento economico dei dinosauri e la rapacità non proprio etica della ricerca genetica lo rendono concettualmente più dark del primo. Anche le scene meno solari e le reazioni piangenti dei bambini all’anteprima lo confermano. Non avrà probabilmente il successo straordinario del suo predecessore ma porterà a casa il risultato. La coppia Chris PrattBryce Dallas Howard funziona sempre, ma stavolta il copione a disposizione non li fa esprimere al massimo. Due ore d’intrattenimento da grosso cinema luna park e il gioco è fatto.

Solo – A Star Wars Story resta primo, Lazzaro felice in top ten

Anche questa settimana la classifica è identica a quella del box office domenicale: sono le prime 6 posizioni a rivelare gli stessi 6 titoli. Partiamo dalla parte bassa. Al 10° posto della settimana tra il 28 maggio e il 3 giugno troviamo End of Justice – Nessuno è innocente. Il legal drama con Denzel Washington è uno di quei film che per genere e atmosfera, forse, avrebbero ottenuto miglior riscontro in sala in autunno. Nella sua prima settimana incassa 112mila euro, mentre al 9° posto fa il suo ingresso il blasonato Lazzaro felice con 135mila euro di biglietti nei suoi 4 giorni di programmazione.

Nota positiva per l’andamento del film 01 Distribution che è il 7° posto nel giornaliero di domenica, segnale che potrebbe far presagire un prossimo avanzamento in classifica. Salendo troviamo alla posizione numero 8 Loro 2. Il secondo Berlusconi-story di Paolo Sorrentino permane con un incasso leggermente più alto di Lazzaro felice. In discesa al 7° posto si è appollaiato invece il fenomeno Avengers: Infinity War, che dopo i record registrati nelle prime settimane se lo può permettere.

lazzaro felice

Ma riprendiamo la classifica dai piani alti, e nello specifico tra i 6 titoli che occupano le stesse 6 posizioni nei box office di domenica e della settimana. Al 1° posto permane Solo – A Star Wars Story con 201mila spettatori e 1milione 353mila euro messi insieme durante la settimana. Lo segue con la metà degli incassi Deadpool 2: 766mila euro. Da qui la discesa si fa più significativa, e a farne le spese, nonostante il suo 3° posto, è Dogman, con i suoi 514mila euro negli ultimi sette giorni.

La truffa dei Logan si posiziona 4° in classifica. Il caper movie, o film da colpo grosso girato da Steven Soderbergh, si difende come può, registrando quasi 308mila euro nei suoi primi 5 giorni di vita in sala. A seguirlo è il primo horror del mese, The Strangers – Pray at Night. Il genere che bazzica maggiormente le sale estive con questo titolo supera appena i 233mila euro di biglietti, utili però a tenere in sesta posizione Tuo, Simon, commedia romantica per teenagers che incassa 30mila euro in meno.

deadpool

In questa settimana usciranno il nuovo Jurassic World, ennesimo capitolo tutto rettili e grandi numeri e gli italiani Tito e gli alieni con Valerio Mastandrea, l’outsider Resina con Alessio Boni e La terra dell’abbastanza, tanto caro alla critica. Ma sarà in sala anche il cugino spietato di Dogman, la tragedia del canaro secondo Sergio Stivaletti Rabbia Furiosa, che come prodotto di stagione nostrano dalle venature horror e pulp potrebbe riservare qualche sorpresa.

Da Lazzaro felice a End of Justice: quattro film per il weekend

Tra le uscite del weekend spicca Lazzaro felice (qui la nostra recensione), conferma artistica di Alice Rohrwacher che, a pari merito con il film iraniano in concorso, ha ottenuto il Premio alla sceneggiatura al Festival di Cannes. Il suo Lazzaro (l’esordiente Adriano Tardiolo) giovane mezzadro tontolone buono come il pane, vive in condizione di semischiavitù. Da qui si parte per una parabola rupestre che si fa metropolitana, attraverso i decenni con delicatezza e una follia narrativa mirate, come nelle stesse parole dell’autrice, a un momento ben preciso: «Il passaggio da un medioevo materiale a un medioevo umano: la fine della civiltà contadina, la migrazione ai bordi della città di persone che non sapevano nulla della civiltà». Così il «maldicampagna» dei personaggi sedimenta in rivalsa sociale.

In una metafora cinema vagamente simile a quel Cercasi Gesù che vedeva un giovane Beppe Grillo cristologico, a margine della spiritualità il costo del lavoro viene tratteggiato come tragica asta al ribasso. L’elemento principale è la terra, i personaggi hanno anima pasoliniana, e tutto si lascia avvolgere di operetta morale, canto di libertà e sentimenti contro il suo contrario. Se nel Grande Inganno ordito dalla marchesa schiavista col volto affilato di Nicoletta Braschi la tenuta dell’Inviolata ci appare come periferia di ogni tempo, l’amicizia tra Lazzaro e il rampollo Tancredi oltrepasserà gli anni mostrandoci un epilogo inaspettato.

Dall’Italia appenninica della Rohrwacher ci spostiamo alle Alpi friulane di Renzo Carbonera. Il suo esordio registico s’intitola Resina, perché come dirà un suo personaggio, «è quella che lega tutto». È un film a marcia bassa, dove il legame lo fanno le panoramiche ipnotiche sui paesaggi montani, crepuscolari o nebbiosi: quasi fotografie che intervallano la vicenda di una giovane musicista in crisi. Un lutto spezza la sua famiglia, ma lei accetta di dirigere il coro cimbro del paese montano dov’è tornata. Il cimbro è una lingua germanica parlata da un centinaio di persone a Ruda e dintorni. Circondata di educato maschilismo cercherà di riapprodare al proprio equilibrio in una cornice cinematografica strettamente territoriale e sulle poche, esili note di una storia vera, che sul grande schermo presenta qualche leggerezza narrativa, un cast perfettibile e momenti abbastanza barbosi.

Quando si attraversa l’oceano per guardare al cinema americano ci si lascia sempre alle spalle ogni sensazione soffusa. Così al cospetto di Steven Soderbergh c’imbattiamo nel suo nuovo heist movie La truffa dei Logan. Channing Tatum e Adam Driver fanno due fratelli un po’ iellati: uno operaio licenziato per la sua zoppia, l’altro barista senza un braccio. Entrambi offesi dalla guerra in Iraq. Sgraffignare l’incasso della più grossa corsa del circuito Nascar è la soluzione per risolvere ogni problema. Così, un po’ alla Ocean’s, arruolano un Daniel Craig in tuta a righe, che in «libera uscita» dal penitenziario dove sta scontando la sua pena, li aiuterà a scassinare il caveau dell’autodromo. Intrattenimento da film di cassetta, non il carisma di Clooney e Pitt, cast pure in forma, la storia scorre benino in mezzo alle trovate tipiche del genere in questione. Senza infamie ma con poche lodi è uno di quei titoli per passare un paio d’ore spensierate, ma senza troppe pretese.

Quando Denzel Washington accetta un ruolo è una sicurezza. Magari i film possono deludere più un certo tipo di pubblico rispetto ad un altro, viste le sue alternanze di generi, ma la performance attoriale si mantiene sempre ad altissimo livello: infatti, la nomination all’Oscar gli è arrivata anche per End of Justice. Il suo avvocato esperto in diritti civili persegue la giustizia sociale al ritmo del suo iPod sparato in cuffia. Passo goffo e capelli alla Globetrotter non siamo di fronte al suo Malcolm X, ma a un omone sgraziato, un professionista preparatissimo con le sembianze di un americano medio che gira per Los Angeles in autobus. Raccogliere la tentazione di arricchirsi mettendo a repentaglio tutto ciò per cui aveva lottato sarà l’inizio di una strada apparentemente senza uscita. Dan Gilroy scrive e dirige esplorando come al solito la morale di un uomo metropolitano mentre la sua L.A. tentacolare e impassibile resta teatro preferito per le sue narrazioni. Non eccelso e ficcante come il suo Nightcrawler, in gran parte è tenuto in piedi da un imponente Washington.

Star Wars conquista la vetta, delusione per Bertolucci

Cominciamo con un confronto tra polveri e altari. La settimana appena conclusa ha incoronato prevedibilmente Solo – A Star Wars Story al primo 1° posto nelle classifiche dei più visti. Con un incasso settimanale di 1milione 666mila euro italiani si tiene il podio italiano ma fa il solletico al cuginone Avengers: Infinity War, che nello stesso lasso di tempo, i 5 primi giorni di programmazione italiana, aveva incassato oltre 9milioni a fine aprile. Un altare che per Solo, a dispetto di una qualità superiore alla media dei multimilionari sequel della trinità Disney, Marvel e LucasFilm, sa di flop.

Basti osservarne l’andamento su scala globale. Solo (e qui i doppi sensi potrebbero essere diversi) 83milioni 325mila dollari contro i 630milioni del Marvel. È vero che siamo appena usciti da un weekend già perfettamente estivo, da noi tra i peggiori nemici di ogni incasso in assoluto, ma se da una parte questo risultato brucia alla trinità del franchise, dall’altra ci suggerisce che il pubblico forse ha bisogno di più tempo per metabolizzare questi bestioni. E quindi minor numero di super blockbuster, più lunghi intervalli tra una mega uscita e l’altra durante i quali in sala potrebbero essere meglio curate uscite meno costose ma più intriganti nelle trame e nell’impianto artistico.

solo

Un esempio che forse ne ha fatto le spese (pure indirettamente, se consideriamo nel circuito soprattutto i due di Sorrentino) è Ultimo tango a Parigi. Il film italiano più bigliettato di sempre, nella sua nuova veste restaurata in 4k è uscito addirittura fuori dalla top ten. Nelle sale come film evento visibile solo il 21, 22 e 23 maggio, il capolavoro di Bernardo Bertolucci non è riuscito a onorare il suo glorioso passato al botteghino. Segno di tempi cambiati, o di gusti. O forse la dose di film d’arte e pruriginosi intrighi sessuali preferita dal pubblico italiano resta semplicemente in Loro 2 di Paolo Sorrentino, che invece mantiene il 4° posto sia nel giornaliero che nel settimanale.

A proposito di classifiche domenicali e settimanali, dobbiamo registrare l’identica sequenza di titoli che le copre dal 1° all’8° posto. Passiamo intanto al 2°, dove con 1milione 745mila euro si difende Deadpool 2, per così dire, nel suo incasso globale di 487milioni 145mila dollari. L’apprezzatissimo Dogman sale al 3° con i suoi 891mila euro (moto contrario rispetto alle andature degli altri titoli), mentre al 5° troviamo gli inossidabili Avengers con l’umana cifra di 303mila euro. E alla posizione numero 6 resiste la commedia a quattro zampe Show Dogs, mettendo insieme 180mila euro.

loro

Passiamo all’ultima parte della classifica, per tre quarti italiana e un quarto europea, anzi francese. Al 7° posto fa il suo ingresso Hotel Gagarin, commedia di confine che in questa settimana difficile trova il piazzamento, ma meno le cifre sperate. Lo segue all’8° Nobili Bugie, altra commedia, ma di vecchie glorie come Claudia Cardinale e Raffaele Pisu. Poi al 9° posto riesce a resistere stoicamente Arrivano i Prof, remake del francese Les Profs, mentre al 10° un francese ancora non imitato: Parigi a piedi nudi. Solo gli ultimi due si scambiano le posizioni per quanto riguarda la classifica della domenica. Tutto il resto sono sequenze fotocopia tra domenicale e settimanale.

Box Office – Dal: 21/05/2018 Al: 27/05/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 1.866.600261.135
2DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 1.745.423266.000
3DOGMANITA01 Distribution€ 891.557146.492
4LORO 2ITAUniversal€ 346.43856.903
5AVENGERS: INFINITY WARUSAWalt Disney€ 303.15547.304
6SHOW DOGS – ENTRIAMO IN SCENAUSAEagle Pictures€ 180.13630.897
7HOTEL GAGARINITAAltre Storie€ 126.15620.580
8NOBILI BUGIEITAGenoma Film€ 99.37616.100
9ARRIVANO I PROFITA01 Distribution€ 85.11214.491
10PARIGI A PIEDI NUDI (PARIS PIEDS NUS)FRAAcademy Two€ 84.48214.161

 

Box Office – Domenica 27/05/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 478.64066.025
2DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 271.14336.982
3DOGMANITA01 Distribution€ 182.61026.976
4LORO 2ITAUniversal€ 64.3979.179
5AVENGERS: INFINITY WARUSAWalt Disney€ 62.2248.708
6SHOW DOGS – ENTRIAMO IN SCENAUSAEagle Pictures€ 55.5478.604
7HOTEL GAGARINITAAltre Storie€ 41.1426.636
8NOBILI BUGIEITAGenoma Film€ 33.8005.357
9PARIGI A PIEDI NUDI (PARIS PIEDS NUS)FRAAcademy Two€ 23.6263.734
10ARRIVANO I PROFITA01 Distribution€ 19.4793.055

Hotel Gagarin, Stato di ebbrezza e le altre uscite della settimana

I film di questa settimana ci portano dai ghiacci dell’Armenia alle spiagge turistiche francesi, dal biopic su una cabarettista alle avventure di Star Wars. In Hotel Gagarin la truffatrice Barbora Bobulova mette insieme una troupe sgangherata per intascare finanziamenti cinematografici. Il regista ha la calma educata di Giuseppe Battiston, l’operatore di macchina è un Luca Argentero in versione fumatore d’erba, lo scenografo lo fa un Claudio Amendola bonaccione e ruspante mentre l’attrice nonché prostituta ha il viso e le macchiette romanesche di Silvia D’Amico. Tutti insieme si ritrovano in questo vecchio hotel sperduto tra le lande armene con il compito di girare un fantomatico film. Ogni personaggio cerca una via di fuga e una nuova vita, così, seppur bloccati in Armenia dalla guerra, la crisi diventa opportunità. La nascita di nuove amicizie e relazioni catapulteranno i protagonisti nella magia più profonda del cinema: il sogno. Commedia sul viaggio dei cambiamenti e sul trovare sé stessi, ha momenti parecchio spassosi quanto qualche incompletezza nella narrazione. La sua assoluta originalità la fa però indubbiamente da fiore all’occhiello.

Negli anni novanta Maria Rossi è stata una cabarettista famosa per i suoi monologhi comici, ma poi l’alcolismo l’ha allontanata dalla scena. Stato di ebbrezza ripercorre la dipendenza, i giorni del ricovero in TSO, il percorso di riabilitazione, il legame con gli altri pazienti psichiatrici e i delicati rapporti familiari. Il regista Luca Biglione non offre una regia tecnicamente eccelsa, né una resa estetica ficcante, ma ha il pregio di aver unito un cast formidabile – che più d’una volta fa commuovere – composto da Andrea Roncato, Antonia Truppo, Nicola Nocella, Marco Cocci, Emanuele Grimalda, Fabio Troiano, Melania Dalla Costa, Elisabetta Pellini e Mietta. Su tutti la protagonista, Francesca Inaudi, che trasfigurata in una donna problematica dalla battuta mordace fa da capofila in questo piccolo film. Grazie al metodo Chubbuck appreso a Los Angeles, la Inaudi decostruisce mirabilmente la sua fisicità sinuosa in una donna rauca, sgraziata e distorta da dolore e dipendenza, ma sempre carica di dinamite satirica negli occhi e nelle battute fulminanti. Il film rappresenta un canto di libertà e insieme il ritratto profondamente doloroso di una rinascita. Una storia vera che ricorda illustri precedenti come Man on the Moon, Qualcuno volò sul nido del cuculo e Ragazze interrotte, e che senza i suoi difetti tecnici dovuti al basso budget poteva essere un gioiello. In ogni caso, la narrazione e il messaggio contro l’alcol restano fortissimi ed emozionanti.

Spostandoci nel sud della Francia abbiamo Mektoub, My Love – Canto uno (qui la precensione). Anni ’90, Amin è un giovane creativo e riservato. Durante le vacanze estive, passa le giornate in spiaggia e le serate spensierate insieme al cugino playboy che rimorchia citando il passo di Aldo Maccione. L’incontro con due belle turiste da Niza e la loro girandola di ragazzi e amiche con la voglia di divertirsi lo travolge. Abdellatif Kechiche, dopo lo scandaloso La vita di Adele, torna con tre ore di vacanze giovanili e sfrenate che a fine visione sembrano offrire quella sazietà esperienziale dei tre mesi estivi ai tempi della scuola. Sensazioni forti d’immersione che il regista riesce a regalare scomparendo, lasciando lo spettatore solo in un tourbillon festoso di bagni al mare, feste in disco e uscite in doppia coppia. Chissà come reagirà il pubblico giovane di fronte a questo Sapore di mare alla francese. Molto probabilmente, però, grazie a una veridicità delle interpretazioni e di ogni situazione, il film tra trent’anni acquisirà un alto valore antropologico.

Quaranta anni fa, invece, Star Wars ci fece scoprire Han Solo e il suo attore Harrison Ford. Oggi, Solo – A Star Wars Story ci rivela ciò che i fans della prim’ora sognavano e immaginavano da anni. Come si sono conosciuti Han e Chewbecca, l’incontro con Lando Calrissian e la prima volta sul Millnium Falcon. Alden Ehrenreich ricostruisce tutte le faccette del giovane Ford tanto quanto Donald Glover sul suo Lando. Tutto sa di amarcord in questa solida regia di Ron Howard, dove azione e drammaturgia sono mescolate con equilibrio e senza gli sfarzi tipici della saga.

Dogman vince a Cannes ma il box office è di Deadpool 2

Sabato è stato un grande giorno di cinema italiano con il trionfo di Dogman e Lazzaro felice al Festival di Cannes. Pur rinforzato da una meritatissima Palma d’Oro al Miglior attore, il film di Matteo Garrone si è portato al 2° posto del box office domenicale, ma i suoi 220mila euro restano pur sempre quasi un terzo dei 632mila incassati da Deadpool 2. La strada è in salita, Dogman dimostra gambe buone perché la classifica settimanale lo piazzava al 4° posto con 566mila euro di bigliettazione e quasi 86mila spettatori, ma al 1° questo Deadpool 2 scansa proprio tutti. Compresi Loro 2 e Avengers: Infinity War, rispettivamente al 2° posto con quasi 900mila euro d’incasso e al 3° con un malloppo di 760mila euro.

Fa riflettere il fatto che più di un periodo di magra per le presenze, sia un periodo di onnipresenza pressoché imbattibile da parte della Disney. Se Avengers è il film dei record che in giro per il mondo è arrivato ad accaparrarsi 1miliardo 813milioni 730mila dollari, il suo cuginetto Deadpool, nato Marvel ma adottato da 20th Century Fox, è il cinecomic del momento. Senza contare che il 23 arriverà Solo: A Star Wars Story, ad alzare nuovi ostacoli per gli incassi del cinema italiano. Liquidato il doveroso e dolente pensiero su Deadpool 2 e il suo rush globale iniziale di 301milioni di dollari messi in cassa, passiamo al 5° classificato di questa settimana di cinema dal 14 al 20 maggio.

avengers

Al 5° posto troviamo Show Dogs. La commedia canina per grandi e piccini viene da un precedente 3° posto e nella settimana appena passata ha totalizzato 422mila euro, mentre ne mette insieme 247mila Loro 1 di Paolo Sorrentino, alla posizione numero 6. Arrivano i Prof occupa il 7° posto con 215mila euro e a seguire, l’ex-capolista Escobar, che segna 137mila euro. Si arena al 9° posto Tonno Spiaggiato, la commedia demenziale e originalissima con Frank Matano, mentre fa capolino Famiglia allargata, in 10ª posizione al suo esordio nelle sale.

Qualche altro dato interessante infine lo troviamo ancora nel box office della domenica, dove se la commedia di costume francese Famiglia allargata sale al 9° posto e dove sbucano altri due titoli outsiders. In ultima posizione c’è Parigi a piedi nudi, mentre al 7° posto si materializza Le meraviglie del mare, documentario di Jean-Michel Cousteau tutto natura e messaggi ambientalisti che nella versione originale si fregia della voce narrante di Arnold Schwarzenegger. In quella italiana la voce del divo ex-campione di body building ed ex-governatore della California viene doppiata da Alessandro Rossi.

loro

Box Office – Dal: 14/05/2018 Al: 20/05/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 3.806.943540.858
2LORO 2ITAUniversal€ 899.080150.093
3AVENGERS: INFINITY WARUSAWalt Disney€ 760.331116.354
4DOGMANITA01 Distribution€ 566.44285.889
5SHOW DOGS – ENTRIAMO IN SCENAUSAEagle Pictures€ 422.78771.434
6LORO 1ITAUniversal€ 246.95139.940
7ARRIVANO I PROFITA01 Distribution€ 214.99736.681
8ESCOBAR – IL FASCINO DEL MALE (ESCOBAR) (LOVING PABLO)ESPNotorious Pictures€ 137.03721.607
9TONNO SPIAGGIATOITAVision Distribution€ 130.80222.839
10FAMIGLIA ALLARGATA (LES DENTS, PIPI ET AU LIT)FRANotorious Pictures€ 102.32415.780

 

Box Office – Domenica 20/05/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 632.41685.589
2DOGMANITA01 Distribution€ 219.86333.287
3LORO 2ITAUniversal€ 159.10824.375
4AVENGERS: INFINITY WARUSAWalt Disney€ 140.05119.323
5SHOW DOGS – ENTRIAMO IN SCENAUSAEagle Pictures€ 135.60221.283
6ARRIVANO I PROFITA01 Distribution€ 46.9597.297
7LE MERAVIGLIE DEL MARE (WONDERS OF THE SEA)GBRM2 Pictures€ 43.6786.574
8LORO 1ITAUniversal€ 39.6675.549
9FAMIGLIA ALLARGATA (LES DENTS, PIPI ET AU LIT)FRANotorious Pictures€ 34.9415.355
10PARIGI A PIEDI NUDI (PARIS PIEDS NUS)FRAAcademy Two€ 29.3704.678

Dogman, Il codice del babbuino e gli altri: spazio al film d’autore

Complice il Festival di Cannes in corso, siamo giunti ad una settimana dove primeggiano, almeno per quantità di nuovi titoli, i film autoriali. In concorso alla Croisette e forte dei suoi 10 minuti di applausi, è già in sala Dogman (qui la recensione), ritorno di Matteo Garrone al racconto intimo di quel sottobosco suburbano che spesso fa paura. «Ci mette di fronte a qualcosa che ci riguarda tutti: le conseguenze delle scelte che facciamo quotidianamente per sopravvivere, dei sì che diciamo e ci portano a non poter più dire no, dello scarto tra chi siamo e chi pensiamo di essere»: ha dichiarato il regista sul suo film. Questa tensione estrema sta tutta in Marcello Fonte, piccolo grande protagonista che si muove come un folletto buono ma offeso. La trasformazione sarà graduale, un esempio tragico sulla mutazione di un uomo. Al suo fianco uno spaventoso Edoardo Pesce nel ruolo dell’ex-pugile Simoncino, che bullizza l’intero quartiere e in primis il piccolo Marcello, padre divorziato di una bambina che per lui è tutto. Garrone si rifà al fatto di cronaca del Canaro della Magliana, ma lo imposta come una favola nera, tornando alle atmosfere di un sud Italia polveroso e borderline. In più mette insieme un circuito di caratteri spesso meno umani dei pazienti a quattro zampe: il problema semmai sono gli uomini, i soldi e gli impicci per tirare avanti in una landa dove la vita è fatta di poco, ma vale altrettanto.

Anche Il codice del babbuino di Davide Alfonsi e Denis Malagnino prende spunto da un fattaccio di cronaca tutto romano, ma il loro è uno stile sporchissimo, low budget e con attori non professionisti (uno dei due protagonisti è un infermiere esordiente sul set). Periferia di Roma est, un uomo trova la ragazza di un amico in un campo rom, esanime e violentata. Inizia una ricerca disperata e spesso insensata dei colpevoli in una girandola di testosterone sprecato dietro ai mulini a vento di una Roma indifferente. Questo cinema nasce da un collettivo costituitosi in associazione, la Donkey Movies di Guidonia, a est di Roma per l’appunto, che è focalizzata su un cinema di problematiche sociali e contemporanee, ma in forme e atmosfere porta con sé gli antichi echi di Amore tossico proponendo i suoi ultimi simili a quelli di Caligari. Recitazione a canovaccio e senza pretese sono cresciute come un’edera intorno a una storia cruda e squallida. I registi non mollano mai la presa sulle facce degli attori. I primi piani sono continui, così il senso di claustrofobia di quel mondo di rabbia e impotenza delle periferie ci bussa prepotentemente. Il risultato non è eccelso ma il tentativo di uscire da un cinema mainstream è notevole. Lo stesso può esser detto del nuovo progetto di Distribuzione Indipendente che, con una lista di 9 film in sala entro novembre, lancia un’offerta speciale per gli esercenti che farà parlare.

Dalla violenza di strada passiamo ad Abracadabra. Spagna, un marito molesto e tifoso sfegatato del Real Madrid si fa ipnotizzare per gioco da un amico della moglie. Il suo carattere cambierà inspiegabilmente, diventando anche un padre modello per la figlia che lo evitava come la peste. Presentato al Festival del Cinema di Roma lo scorso anno e con 8 candidature ai Premi Goya, la commedia surreale di Pablo Berger riflette sulle relazioni familiari e le complicazioni moderne tra marito e moglie. I protagonisti sono quelle due meraviglie di Maribel Verdù (Y tu mamá también, Il labirinto del fauno) e Antonio de la Torre (Volver, La vendetta di un uomo tranquillo). Sensibilità e qualche svarione caratterizzano il lavoro di Berger, non all’altezza del suo precedente Blancanieves, ma godibile commedia scomoda per ridere a denti stretti.

La nostra ultima fermata di oggi è la Francia. In Parigi a piedi nudi, una donnina canadese si catapulta per la prima volta in Europa per andare a trovare una vecchia zia 88enne. Ma al citofono non c’è, e dopo una caduta accidentale nella Senna inizia una ricerca gambe in spalla che coinvolge un egocentrico clochard dall’aria signorile. Anche qui il gioco a tre è fondamentale per tessere la storia surreale in una Parigi reale (poco set di studio) ma ripulita e sognante come un cartoon. Il duo Abel & Gordon, nato in teatro e sbocciato nel cinema, ha realizzato una commedia romantica e fiabesca basata sulla fisicità attoriale avvalorata dalla dolcezza dei Chaplin e dei Tati, ma anche percorsa da alcune freddure alla Kaurismaki. Pieno di stilosi contrappunti e gustosi colpi di scena, è anche l’ultimo film con Emmanuelle Riva, diva francese scomparsa pochi mesi fa, che ci lascia con un personaggio profondamente diverso dai suoi: una signora leggera, smemorata e piena d’ironia che a spasso per Parigi come un folletto metropolitano sarà il trait d’union, o d’amour, tra i due protagonisti.

Loro 2, la flessione degli Avengers e la comparsa di Cézanne

La scorsa settimana avevamo lasciato Avengers Infinity War al doppio degli incassi domenicali rispetto a Loro 1. Ma soltanto ieri il film Marvel dei record ha registrato una flessione (340mila euro di incasso per domenica 13 maggio) che ha permesso al secondo tempo di Paolo Sorrentino di portarsi in vetta alla classifica. È proprio con la complicità di un weekend da spiaggia e la prima fiacca del coriaceo avversario americano che Loro 2 ha toccato il 1° posto giornaliero con 363mila euro incassati e oltre 53mila spettatori in sala. Cifre non proprio rosee, trattandosi di cima podio, che ci riportano anche allo strapotere americano sulla classifica settimanale. Tra il 7 e il 13 maggio, infatti, Loro 2 si piazza soltanto 2° con 1milione 89mila euro, mentre Avengers ne ha totalizzati 1milione 843mila. Quasi il doppio.

Sia domenica che nell’intera settimana, Show Dogs si è istallato subito al 3° posto dopo l’uscita del 10 maggio. La commedia canina rivolta alle famiglie si lascia condire da una ventina di talent nostrani per il doppiaggio italiano, tra i quali Barbara D’Urso, Giampaolo Morelli, Ale&Franz, Claudio Amendola, Benji&Fede e molti altri. La scelta di marketing attuata da Eagle Pictures si è rivelata vincente per gli incassi. Almeno in relazione alla classifica. 274mila euro il malloppo di domenica e 580mila quello della sua prima settimana di vita. Al 4° e al 5° posto abbiamo un balletto tra Arrivano i prof e Loro 1. Nella classifica domenicale il film di Ivan Silvestrini sale al 4° posto mentre il primo tempo su Silvio Berlusconi scende al 5°. Trend settimanale invertito che li vedeva scambiati di posizione.

arrivano-i-prof

Al 6° posto con 317mila euro d’incasso negli ultimi sette giorni troviamo Escobar, film a marcia bassa che nel giornaliero scivola al 7°. Invece alla posizione numero 7 della settimana adesso c’è Game Night. La commedia nera americana ha totalizzato 262mila euro. All’8° Tonno spiaggiato, che però domenica ha impennato portandosi al 6° posto del giorno. Il 9° spetta a L’isola dei cani. Il delizioso film di Wes Anderson mantiene questo piazzamento sia nella classifica settimanale che in quella domenicale.

Qualche sorpresa la riserva l’ultima posizione. Al 10° gradino della top ten domenicale affonda Si muore tutti democristiani. La commedia del Terzo Segreto di Satira ha tenuto con difficoltà la sala scegliendo di esordire al cinema in un momento segnato dalla discesa presenze e dal marvelone di turno. Nel settimanale, invece, Cézanne – Ritratti di una vita ha conquistato il 10°. Il film evento di Nexo Digital si ha portato a casa 181mila euro e 20mila spettatori al cinema soltanto tra 8 e 9 maggio. Confermando la sua formula vincente anche nel panorama smagrito del momento, si attesta come un risultato tutto sommato roseo.

si muore tutti democristiani

Questa settimana ci riserva nuove uscite destinate a disarcionare molti titoli. Deadpool 2, sempre di casa Marvel ma adottivo 20th Century Fox, uscirà il 15 maggio. Sicuramente non batterà l’incasso globale di Avengers, oggi a 1miliardo 606milioni 829mila dollari, ma sicuramente punterà dritto al podio italiano. E poi avremo Dogman, il nuovo lavoro di Matteo Garrone in concorso al Festival di Cannes. Pellicola che promette violenze e efferatezze sottoforma di film autoriale. Basterà a competere con gli americani?

Box Office – Dal: 07/05/2018 Al: 13/05/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1AVENGERS: INFINITY WARUSAWalt Disney€ 1.843.924281.191
2LORO 2ITAUniversal€ 1.089.982164.770
3SHOW DOGS – ENTRIAMO IN SCENAUSAEagle Pictures€ 580.27689.559
4LORO 1ITAUniversal€ 567.61590.817
5ARRIVANO I PROFITA01 Distribution€ 537.73588.914
6ESCOBAR – IL FASCINO DEL MALE (ESCOBAR) (LOVING PABLO)ESPNotorious Pictures€ 317.33749.146
7GAME NIGHT – INDOVINA CHI MUORE STASERA?USAWarner Bros.€ 262.22042.472
8TONNO SPIAGGIATOITAVision Distribution€ 213.62731.976
9L’ISOLA DEI CANI (ISLE OF DOGS)USA20th Century Fox€ 195.68731.886
10CEZANNE – RITRATTI DI UNA VITA (CEZANNE – PORTRAITS OF A LIFE)GBRNexo Digital€ 181.24420.389

 

Box Office – Domenica 13/05/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1LORO 2ITAUniversal€ 362.97353.279
2AVENGERS: INFINITY WARUSAWalt Disney€ 339.98346.912
3SHOW DOGS – ENTRIAMO IN SCENAUSAEagle Pictures€ 274.06841.289
4ARRIVANO I PROFITA01 Distribution€ 136.20921.206
5LORO 1ITAUniversal€ 111.64815.807
6TONNO SPIAGGIATOITAVision Distribution€ 70.81910.349
7ESCOBAR – IL FASCINO DEL MALE (ESCOBAR) (LOVING PABLO)ESPNotorious Pictures€ 65.1098.906
8GAME NIGHT – INDOVINA CHI MUORE STASERA?USAWarner Bros.€ 49.2167.804
9L’ISOLA DEI CANI (ISLE OF DOGS)USA20th Century Fox€ 42.2735.982
10SI MUORE TUTTI DEMOCRISTIANIITA01 Distribution€ 31.7314.643

Si muore tutti democristiani e gli altri outsiders della settimana

L’offerta cinematografica della settimana è abbastanza ricca di nuovi titoli, ma questa volta parliamo di tre outsiders profondamente diversi tra loro. Iniziamo con Si muore tutti democristiani. Tre amici più vicini ai quaranta che ai trenta sopravvivono grazie alla loro minuscola casa di produzione: tra di loro, ci sono un eterno ragazzo in balia della sorella materna, un nevrotico in attesa del primo figlio e un marito per convenienza che ha scelto una ragazza ricca di famiglia invece del vecchio amore della vita. I tre vengono tentati da un ingaggio che li porterà a girare un documentario in Africa, ma l’odor di corruzione della fantomatica fondazione dietro al tutto li getta nello scompiglio dell’indecisione. Il Terzo Segreto di Satira è un gruppo di cinque registi che da qualche anno produce video umoristici sull’Italia di oggi. Disoccupazione, politica, razzismo e vita di coppia vengono trattati con intelligenza e ironia dissacrante dai loro attori feticcio Marco Ripoldi (già visto in Pecore in erba), Walter Leonardi e Massimiliano Loizzi.

Per l’esordio cinematografico li ha accompagnati alla sceneggiatura Ugo Chiti, creando una commedia di costume che, senza troppi peli sulla lingua, esplora guai e nefandezze della generazione di trentenni e quarantenni macerati dalle scelte sbagliate e da quelle non fatte. Il film chiama in causa anche Valentina Lodovini, versatilissima e qui in dolce attesa, Francesco Mandelli, affarista con parlantina danarosa, la capatina da sindacalista bigotto di Paolo Rossi e diversi cameo graffianti tra i quali Peter Gomez. E poi un caratterista di cui non si parla mai: il comico dalle mille risorse Alessandro Betti, che qui fa un commercialista strafottente. Un esordio ben congegnato nel racconto, che forse però vede alcuni momenti di fatica: tenere un intero film non è lo stesso che per un filmato di YouTube. Riusciranno i nostri social-satiri a smuovere gli utenti web per un’evoluzione a pubblico di sala?

Quando ci si presenta con un thriller psicologico viene sempre da pensare alla piuma e al ferro di Mario Brega. Nel caso di Le grida del silenzio di Sasha Alessandra Carlesi un po’ di scetticismo rimane. Tra un sonoro concentrato giustamente sull’effetto drammatizzante dei bassi e certi arzigogoli grafici inutili nei titoli di testa, partiamo insieme a una combriccola di coppiette della giovane borghesia palestrata e volgarotta targata Roma nord per approdare ad un’avventura di tensione tra i boschi che potrebbe fare il verso al Cabin Fever di Eli Roth. Invece si sceglie di rinforzare la vena pulsante della love-story a più coppie, procedendo nella quasi indifferenza dello spettatore. La qualità attoriale è quella che è e le idee dell’autrice-regista non riescono a scalfire emozioni che valgano la pena di ricordare. Il mistero chiave di tutto non attanaglia mai, restituendo una noia spezzata da pochi momenti buoni. L’esordio al lungometraggio come tentativo d’intrattenere c’è stato; peccato che insieme siano sopravvissuti una scrittura non raffinatissima e una povertà di mezzi tecnici che poteva essere compensata da più invenzioni creative.

Passiamo a Il dubbio – Un caso di coscienza, l’uscita autoriale più importante della settimana. Utile e rigoroso, il suo stile non esce mai dal realismo, accantonando musiche a favore dei brusii cittadini. Un uomo ha tamponato un motorino e il bambino che era caduto quella sera arriva senza vita nell’ospedale dove lavora. Un medio oriente moderno e un medico che vive il dubbio della colpa, e nel dubbio quest’ultima lo scava. Le incertezze però si allargano a macchia d’olio anche sui genitori del bambino e così le indagini si aprono a vie inaspettate. Il lavoro di Vahid Jalilvand procede in un puzzle acuto e rispettoso. Opera morale che va molto oltre il dettaglio culturale ed estetico dei veli sul capo delle donne islamiche, Il dubbio – Un caso di coscienza mostra la nitidezza di un plot universale dotato di un formalismo esportabilissimo: la vicenda che sa di cinema del reale trae infatti ispirazione proprio da un fatto di cronaca. Il film iraniano ha vinto meritatamente il Premio Miglior Regia e Miglior Attore a Venezia Orizzonti 2017. Dopo il successo in Laguna, dal 10 maggio in sala con 102 Distribution: la speranza è che lo omaggi anche il pubblico italiano.

Tonno spiaggiato: Frank Matano e l’incredibile nonnina

Dopo la parentesi “fascista” con Sono tornato, dove affiancava un redivivo Mussolini, Frank Matano si ripresenta per un nuovo film della scuderia Vision Distribution. In Tonno spiaggiato veste i panni vanagloriosi di Francesco, aspirante comico dagli sketch asfittici che scopre la sua migliore verve deridendo in pubblico la fidanzata in sovrappeso. Le nuove battute ciniche gli fanno perdere la ragazza, e dopo miriadi di tentativi inutili per riconquistarla si accorge che l’unico modo per riavvicinarla è un lutto. Così scatta lo strampalato piano per procurargliene uno nuovo: come la nonna, un’arzilla vecchietta che si rivelerà più tosta del previsto.

Ambientato fra il Casertano e una Puglia dai borghi candidi, Tonno spiaggiato è un lavoro con tante ambizioni, alcune idee buone e qualche difetto che gli scopre il fianco. Alla base porta una grande voglia d’innovare e manipolare creativamente il cinema in commedia. Abbiamo il regista Matteo Martinez, formazione americana, tanti videoclip, esperienza da autore alle Iene e tanto lavoro su YouTube con l’amico Matano. Vi si trovano suggestioni, anzi “cose visive alla Simpson”, hanno confessato i due in occasione della presentazione stampa. Nell’estetica vincono i colori saturi, alcuni chiaroscuri allegramente dark, gli slowburn di scene veloci e i nonsense surreali che ammiccano fortemente ad un pubblico adolescenziale. Probabilmente saranno proprio loro, i più giovani, a popolare le 300 sale dove verrà proposto agli spettatori dal 10 maggio.

La sorpresa strabiliante è un’attrice novantenne che ha spiazzato tutti con il suo carisma. Si chiama Licia Guzzardi e ricopre il ruolo della nonnina da immolare alla causa dell’amore perduto di Francesco. Il Tonno decolla dalla spiaggia quando lei entra in scena, e Matano si trasforma in ottima spalla per questo indomabile vulcano di follia comica da terza età. Memorabile ogni suo take, ma la scena dal taglio western che degenera in un gioco gravitazionale tra Matrix e Moonwalker è un gioiello. Viene da chiedersi dove si fosse nascosta fino ad ora un’attrice così, scoprendo poi che ha doppiato Claudia Cardinale ne I soliti ignoti e ha calcato il palcoscenico di Gigi Proietti facendo la caratterista per decenni.

In materia di caratteristi di qualità, altra menzione se la merita Niccolò Senni (già visto nel cortometraggio Cani di razza), qui compagno di casa simil-Psyco di Francesco. Ha un abbigliamento ambiguamente femmineo e una saggezza salacemente deviante, consiglia l’amico nel suo losco piano omicida e lo affianca nelle goffe esecuzioni. Tonno spiaggiato ha un ché delle vecchie commedie demenziali di Ezio Greggio: intrappolate nel loro tempo ma lanciate verso il futuro. Erano ispirate con tutte le scarpe a un certo sottogenere comico americano, ma una volta traslato nel Bel Paese ebbero riuscita dubbia. Sicuramente non auguriamo al Tonno lo stesso oblio. Pur se in generale non è un lavoro ben riuscito al 100%, scalerà posti buoni del box office.

Avrà pure il profumo acerbo che precede le rivoluzioni di linguaggio filmico, ma al tempo stesso alcune trovate troppo scivolate sul demenziale sembrano pesciolini fuor d’acqua per una commedia ambientata in Puglia. Accade per la bici a rotelle di Matano, che cita il motorino a rotelle di Scemo e più scemo guidato da un certo Jim Carrey. Forse sono interpretazioni generazionali; tanto saranno gli under 20 in sala a decretarne il destino. Però c’è coraggio a palate nel film mattacchione e sincero di Martinez e Matano. E questo coraggio, sfacciato anche fino al costo di sbagliare, è di gran lunga onorevole.