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Francesco Di Brigida

Fino all’inferno o The End? Ad agosto il cinema italiano è di genere

Sono solamente due i film italiani in sala ad agosto. Diretti da giovani registi autoriali dediti al cinema di genere. Cominciamo con l’uscita del 2 agosto. Fino all’inferno è l’opera di Roberto D’Antona. Attore, sceneggiatore e regista, tira le fila di un crime, o di un gangster movie ad esser più classicheggianti, ammicca alle Iene tarantiniane quanto alla serie tv Breaking Bad. Il suo nuovo lavoro si piomba di proiettili anche per mano di killer glaciali e implacabili in stile Terminator e Matrix e condisce le mirabolanti disavventure di questa banda di rapinatori scapestrati fino a scovare tracce di sci-fi. D’Antona, tentato da sirene d’oltreoceano, americanizza pure i nomi dei suoi rapinatori facendo il protagonista, Rusty, criminale di periferia che con una batteria di mezze tacche si ritrova a vendicare un amico fronteggiando boss di zona e strani esperimenti genetici.

Il gusto del cinema americano, della battutaccia grassa e delle pistolettate facili rende molle il ventre di questo film a tante tentazioni. Ci si allunga in un inseguimento/fuga dove i risvolti e i supponibili climax si susseguono copiosi, per questo non ci troviamo di fronte a una piena maturità autoriale né a esecuzioni impeccabili. Però la voglia di mettersi in gioco e di buttarsi nella macchina cinema divertendosi fa di questo lavoro uno strano animale abbastanza apprezzabile. Tanti i momenti ilari, anche se a volte il buon gusto corre via senza troppo senso, caricando anche il lato trash. In conclusione, pur con attori che non brillano e nonostante i troppi sogni di rock’n’roll che zavorrano il pastiche, Fino all’Inferno tira fuori tanti di quei conigli dal cilindro, e pure se non perfetti non si riesce a non volergli un po’ di bene. Forse le molteplici idee narrative sarebbero bastate per un’intera trilogia con narrazioni più asciutte. Peccati di gioventù? Il tempo ci risponderà.

Esce invece il 14 agosto, praticamente a Ferragosto, uno dei film più fuori dagli schemi che sia mai stato adottato da 01 Distribution negli ultimi anni. Ve la immaginate Roma decimata da un’epidemia zombie? Lo ha fatto Daniele Misischia, filmaker di genere, nello specifico horror. Per il suo The End? L’inferno fuori prende Alessandro Roja e ce lo riconsegna inamidato businessman fedifrago e senza scrupoli. Poco prima di un importante incontro di lavoro, nel palazzo della sua company, l’ascensore si blocca e da lì inizia un calvario di ammazzamenti e claustrofobia denso di adrenalina, morti viventi e sangue infetto. Tutto accadrà esclusivamente all’interno e intorno a questa trappola invalicabile. Solo uno spiraglio per le porte bloccate lo collega all’esterno: un corridoio che gli mostrerà l’orrore di scelte estreme per sopravvivere.

Compagno di viaggio negli inferi sarà il poliziotto impersonato da Claudio Camilli, caratterista faccia nuova che troverà sempre più spazi nel cinema italiano. Altre presenze nel cast Euridice Axen e anche se solo in voce Carolina Crescentini. Progetto prodotto dalla Mompracem dei Manetti Bros e Rai Cinema, The End? approfitta del deserto ferragostano per mettersi alla prova in un grande circuito distributivo. Il Dna da horror anni ’70-’80 c’è, quindi anche quelle imperfezioni che lo sporcano rendendolo già vintage nella sua confezione. Di riferimenti estetici ai grandi registi del genere di quegli anni ce ne sono molti, ma il tocco italiano di ambientare un’apocalisse a Roma rappresenta la vera cifra della sua singolarità. Per due ore sembrerà di essere tornati ai tempi precedenti anche lo Zio Tibia, quando l’horror era un giocattolo tagliente, più smaliziato e meno mainstream, che alle sensazioni forti ci puntava dritto e senza troppi orpelli.

In sala a fine luglio largo ai film di genere tra horror e heist movie

Siamo giunti così alle ultime uscite del mese di luglio, che vedono un fioccare di offerte cinematografiche varie e contrastanti per forma e sostanza. Con Io, Dio e Bin Laden, Nicolas Cage accetta un’altra parte ai confini dell’assurdo. Si tratta di una bizzarra commedia ispirata ai viaggi di Gary Faulkner, un attempato borderline americano che sfidò il sistema tentando ben 11 volte di raggiungere il Pakistan per catturare Bin Laden tutto da solo. Si, solo perché era Dio ad averglielo intimato. È assurdo che un personaggio del genere esista davvero, scriva bestseller e sia seguito nei talk show d’oltreoceano come un divo da salotto tv. Ma la contemporaneità dei biopic a volte si ostina a premiare vite scelte quasi a caso. Cage va a nozze con questa sfida. La sua performance ebbra di arzigogoli gioca al rialzo su un film sospeso tra due implausibilità della storia: una vera, l’altra filmica.

Prodotto di nicchia almeno per il nostro paese in quanto demenziale d’autore (in Usa uscì nel 2016), il film di Larry Charles appare scombinato quanto il suo protagonista. Charles è sbocciato sceneggiando la celebre sitcom Seinfeld e al cinema ha diretto Sacha Baron Cohen in Borat e nelle sue altre scorribande più estreme. Bisogna aspettarsi veramente di tutto dalla nuova accoppiata con il divo di bocca buona. Si ride pure, soprattutto nelle incursioni di un Dio più alla mano che mai, ma, dopo tutto quello smucinare di gag e avventure da moderno Barone di Münchausen, il vuoto che lascia dentro è significativo.

Spin-off al femminile dell’omonima saga, Ocean’s 8 riduce a otto le sue protagoniste. Niente più Pitt e Clooney, il suo truffatore è passato a miglior vita, ma la sorellina alla sua altezza Sandra Bullock ordisce il piano per portarsi via una collana inestimabile. Socia arguta e sensuale maschiaccio androgino sarà Cate Blanchett, ma il cast all-star propone tra le otto una Rihanna hacker in sovrappeso e una Anne Hathaway modellina svampita. La trama dell’heist movie è ordinata e solida e ha una struttura narrativa simmetrica e a specchio di 3 fasi: preparazione, colpo e indagini a ritroso. Ironia d’alta moda, qualche cameo dal franchise principale, e un James Corden in grande spolvero come investigatore assicurativo, lo spin-off prodotto dall’ideatore originale Steven Soderbergh strappa sorrisi intelligenti, intrattiene discretamente concentrandosi principalmente a incantare un pubblico femminile ma lascia pure un pizzico di nostalgia per gli (Ocean’s) Eleven che furono.

Dopo aver variegato la commedia in 2 nuance è tempo di sprofondare nell’horror. Lo hanno definito il nuovo Esorcista, anche se in realtà non c’è nulla o quasi di questo, se non il solito marketing. La trama di Hereditary – Le radici del male ruota intorno a una famiglia colpita dal lutto per la nonna, una donna autoritaria dai molti lati oscuri e praticante di riti occulti che sembra ripresentarsi alla figlia e alla nipote. Il povero Gabriel Byrne, genero dell’anziana dovrà tenere le fila di una famiglia a pezzi. Invece Toni Collette, madre allucinata, e Alex Wolff, figlio tossico, dovranno vedersela pure con la piccola di casa: una Milly Shapiro sedicenne capace di incutere i migliori brividi da film di genere con la semplice presenza scenica, al pari di una piccola Bela Lugosi 2.0. Storia imprevedibile e dai risvolti raccapriccianti, Hereditary raggiunge le perfette temperature raccomandate dal genere mantenendo costanti raffinatezza, novità e shock d’immagine. Imperdibile per i patiti dell’horror.

Poi ci sono i film verità. Quelli che come pugni stretti di rabbia colpiscono la coscienza dello spettatore. Il colpo è sferrato magistralmente dalla regista Kaouther Ben Hania. Il suo La bella e le bestie ci sbatte lucidamente nella Tunisia attuale, contro la vicenda intollerabile di una ventunenne violentata da due poliziotti che cerca disperatamente di denunciare l’accaduto alle autorità. Un vortice di malaffare e corruzione camuffato da burocrazia e lungaggini tratteggia in 9 atti una sintesi dolorosa delle ingiustizie ancora rivolte alle donne nell’Africa settentrionale del dopo Ben Ali. Film politico e di denuncia, nella sua lettura più nera si presenta come un presepe vivente al contrario: i protagonisti Mariam e Youssef (Maria e Giuseppe) percorrono in una notte non l’accoglienza ma il rifiuto e le umiliazioni da tutti. Nessuna nascita virginale ma soltanto una violenza sterile brutale e impunita. Nessun incanto ma solamente colpe riversate sulla ragazza e il suo accompagnatore, scomodo testimone dello stupro. Sono magnetici gli attori Mariam Al Ferjani e Ghanem Zrelli, mentre il sostegno del Ministero della Cultura Tunisino al progetto, co-prodotto anche da Francia, Svezia, Norvegia, Libano, Qatar e Svizzera, è un segno positivo in un paese dove la nuova democrazia ancora non brilla.

Peggio per me, un piccolo italiano contro gli americani

Le uscite della settimana si potrebbero sintetizzare schierando da una parte un piccolissimo titolo italiano pieno di cuore e idee originali, dall’altra il cinema di genere americano con commedia, thriller politico e film di guerra. Peggio per me è la prima regia uscita in sala di Riccardo Camilli. Il suo protagonista post-verdoniano è un docente di sostegno quarantenne nell’hinterland romano. In via di separazione da una moglie furbetta di cui è ancora innamorato, si accorge a malapena della giovane insegnante di sua figlia che gli fa il filo. Il suo piccolo mondo di comodi ricordi infantili da condividere con l’amicone di sempre perennemente depresso si capovolge quando una sua vecchia audiocassetta prende a parlargli. È il sé stesso dodicenne, creativo e affamato di vita, che dagli anni ’80 si collega tramite mangianastri per rimproverarlo e fargli da guida spirituale.

Camilli mette insieme una commedia zero budget di sorprendente dolcezza e riconoscibilissima onestà. Del resto chi, in scrittura, al primo appuntamento, farebbe andare con un fiore da regalare sia lui che lei? Sul lato sentimentale Camilli si mette sulle spalle un angioletto, la maestra innocente e sensuale interpretata da Angela Ciaburri, e un diavoletto, la mogliettina indipendente ed egoista con il volto di Tania Angelosanto. Mentre incarna una malinconia molto verdoniana l’amico d’infanzia interpretato da Claudio Camilli. Siamo sempre di fronte a un’opera con tutti i difetti tecnici del caso, ma brillano i suoi pregi di freschezza artigianale e sensibile acume nel descrivere i nostri tempi e le relazioni ingarbugliate che spesso lo caratterizzano. La trovata della cassetta che ci lega al passato, poi, è una vera chicca, e anche se latita di patinature da broadcasting potrebbe diventare il micro-cult dell’estate per cinephile di nicchia.

Con 12 Soldiers il Thor Marvel Chris Hemsworth cerca di scrollarsi nuovamente dalle spalle possenti superpoteri e mantello. Questo chilometrico war movie s’ispira alla vera missione militare americana in Afghanistan nel dopo 11 settembre tenuta lungamente segreta. Il protagonista è un capitano indomito che conduce la sua squadra ridotta all’osso contro una battaglia impari e dagli esiti a dir poco incerti. La regia spaccona di Nicolai Fugslig ne fa un polpettone guerresco fatto di frasone testosteroniche e combattimenti poco credibili nella messa in scena, più alla ricerca di vanagloria che di realtà. Così la storia vera diventa un mangia-popcorn come tanti e il povero Hemsworth, già gabbato al box office con i flop Heath of the Sea di Ron Howard e Blackhat di Michael Mann (nonostante tutto, entrambi di buona qualità) non può che affidarsi al fiuto di Jerry Bruckheimer. Se il producer dei Pirati dei caraibi, Beverly Hills Cop e Bad Boys ha messo in piedi anche questo progetto, un buon motivo economico ci sarà. Staremo a vedere.

Con una gay-friendly-comedy sboccata e senza peli sulla lingua, pure su un ragazzino affidato a una coppia omosessuale, si arroccavano rischi numerosi e di vario genere. A Modern Family li scansa furbescamente proponendo il pastiche di una famiglia allargata alle prese con la conquista dell’affido. Certo, per epiteti e linguaggio politicamente scorretti, quando non grevi, non si tratta di film per bambini, ma farà sorridere e sghignazzare, e intenerire riflettendo un po’, sia ragazzi che adulti. Paul Rudd, proveniente dal demenziale e dal cinecomic, compone con Steve Coogan, commediante inglese con doti drammatiche indiscutibili, una coppia di gay eccessivi e brontoloni che non si dimentica. Irresistibili. A dirla grossa, ma forse non così fuori luogo vistane la spassosità, questa commedia, più offensiva forse con gli etero che verso il mondo omosessuale, potrebbe diventare Il vizietto del nuovo millennio.

L’ultimo titolo di genere della settimana è Giochi di potere. Ispirato alla reale vicenda di Michael Soussan, autore dell’autobiografia Backstabbing for Beginners e giovanissimo funzionario delle Nazioni Unite per il progetto transnazionale Oil for Food. Fu lui a scoprire la rete di tangenti che gravitava intorno alla cosa, ma mettendo a repentaglio la propria vita e la propria carriera fece una scelta. Quella scelta è parte integrante del thriller politico uscito in sala con M2 Pictures. Soussan ha il volto di Theo James, star ancora un po’ incastrata nell’ascesa, ma discreto attore. L’istrione, o piuttosto l’uomo del giorno, è invece Ben Kinsley. Come un vecchio leone del set, il suo Pasha, capo di Michael e deus ex machina per il sistema corrotto da impicci su larga scala, ci regala un personaggio dal fascino luciferino. Diavolo e acqua santa insieme a James, i suoi soli atteggiamenti machiavellici valgono almeno mezzo film. Per il resto ci si allinea al genere di riferimento percorrendo in maniera abbastanza canonica i labirintici chiaroscuri tra onestà e corruzione.

Weekend al cinema: i buoni sentimenti contro La prima notte del giudizio

Tante volte il «come il Diavolo e l’Acqua Santa» ci sta a pennello. È questo il caso delle uscite cinematografiche di questa settimana. Tre i titoli che, pur tra le mille difficoltà dei protagonisti, puntano al cuore dello spettatore con un florido caleidoscopio di buoni sentimenti: l’Acqua Santa. Più uno che invece ne gratta gli istinti più bui: il Diavolo, appunto. Iniziamo il trittico positivo con L’incredibile viaggio del fachiro. In origine c’era questo romanzo dolce e picaresco di Romain Puértolas, bestseller in Francia con 300.000 copie vendute, e edito in Italia da Einaudi; s’intitolava L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea. Il canadese Ken Scott, già regista del mirabolante Starbuck, ha tolto il mobilificio dal titolo oscurandone il logo. Tuttavia, è proprio quello il luogo dell’incontro con la ragazza del suo cuore per il giovane indiano Aja, volato a Parigi per conoscere il padre. Da lì partirà un’odissea non prevista di avventure a tappe europee in compagnia di personaggi un po’ sui generis.

Il protagonista, la star di Bollywood Dhanush, sfodera tutte le sue carte da gentil mattatore. Illusionista, guascone, tombeur de fammes e ballerino, il suo personaggio ci accompagna in un percorso magico come quello di Mr. Fog e colorato come il più noto The Millionaire. Con la scusa del viaggio di un extracomunitario nell’Europa dei porti chiusi o in dubbio, si fa una volata sul mondo dell’immigrazione e della clandestinità. Leggerezza e semplicità mai ingenue fanno però da marchio distintivo a questa favola per tutta la famiglia che regala pensieri positivi a palate. Un toccasana in controcorrente rispetto a tanto cinema attuale tenuto al giogo da protagonisti con l’anima sporca. Da menzionare sono le presenze carismatiche nel cast di Berenice Bejo, per l’occasione diva internazionale di stallo a Roma, e Barkhad Abdi, nei panni di un immigrato clandestino incuriosito dalla storia incredibile di Aja. Da non perdere se si vuole uscire dal cinema con un bel sorriso.

Non tutti i mali vengono per nuocere. Non sempre però, perché il male nuoce. Ad esempio, come si può reagire a un incidente, anzi a un attentato, che ti strappa via le gambe? Stronger mette sul grande schermo la reale vicenda di Jeff Bauman, il ventisettenne che divenne famoso per le menomazioni provocategli dall’attentato alla Maratona di Boston del 2013. Una storia vera per un film originato dall’autobiografia omonima edita da Mondadori. Jake Gyllenhaal s’infila in un ruolo spinoso, sentito e senza gambe con l’umiltà di ricreare senza fronzoli quel silenzio sofferente che ha forgiato Bauman tra i megaeventi dov’era suo malgrado protagonista e le più semplici azioni casalinghe divenute privatissime lotte intrise di disperazione.

Il lavoro lontano da lacrimosità di David Gordon Green articola una regia di empatie fluttuanti tra personaggi mai eroici, né completamente negativi, come la madre alcolista, ma profondamente realistici. Gli spettri dell’esplosione e la sfortuna intrepida di un personaggio speculare a quelli dell’ultimo Eastwood di Ore 15.17: attacco al treno completano un affresco sociale americano tinto d’interventismo militare quanto di razzismo, fino, all’opposto, del vizio di vivere e andare avanti a prescindere. Elemento quest’ultimo incarnato perfettamente dalla fidanzata di Jeff, impersonata da Tatiana Maslany. Ne viene fuori un’insolita morale che punta sulla coriaceità pacifica di un uomo e della sua ragazza di fronte all’orrore per un terrorismo che uccide e mutila anche sportivi innocenti. Una storia vera per elogiare il valore della vita.

Con il suo Estate 1993, invece, Carla Simon si conferma come un’Alice Rohrwacher di Spagna. Quanto meraviglia il suo film? Non moltissimo in quanto cinema, ma come vita vera. Una serie di fatterelli affilati senza un intrico drammaturgico aggrappante che riveli qualcosa dei personaggi caratterizza la storia di questa ragazzina orfana nella sua prima estate con la nuova famiglia adottiva. La magia arriva tuttavia dallo sguardo su questo nuovo mondo attraverso gli occhi della bambina. Racconto ovattato e morbido, Estate 1993 può essere ascritto al sottogenere del film-verità sia per realisticità e naturalezza di ogni comparto narrativo e attoriale, sia per somiglianza anche ad un altro fine raccontatore europeo come il Kechiche di Canto Uno e Vita di Adele.

La famiglia ascolta tanto jazz e l’atmosfera ne beneficia enormemente per questo selezionato spagnolo per le candidature all’Oscar al Miglior film straniero. Capricci, prime intese con la nuova madre, la scoperta del rapporto tra sorelle e le ginocchia sbucciate per una caduta inteneriscono davanti a questa giovanissima attrice di nome Laia Artigas. La perfetta incarnazione di un’infanzia sporcata dal lutto che rielabora la nuova vita immersa in un ambiente bucolico, ma soprattutto lo sguardo della regista, che in maniera autobiografica imbriglia nel film un realismo sconcertante. Quasi contro le leggi dell’intrattenimento commerciale a forza di nodi narrativi e trovate aggrappanti per l’attenzione del pubblico. Insomma, uno slow film per puristi di cinema verosimile.

E quando il Diavolo ci mette le corna, giunge il momento per il nuovo capitolo del grosso franchise di turno. Grosso relativamente perché La prima notte del giudizio è il quarto film, prequel di una trilogia per la verità, di una trovata distopica molto originale ma di budget contenuto (solo 13milioni di dollari). Finalmente scopriamo la nascita della Purificazione, una notte di 12 ore l’anno dove le leggi si eclissano e lo Sfogo dei cittadini prende il sopravvento. Perché? Elementare, per ridurre il crimine. Impostato come una teoria sociopsicologica, il criterio che percorre anche questa trama ha il suo fascino malefico. Marisa Tomei fa la psicologa ideatrice dell’esperimento messo in atto sull’isola newyorkese di Staten Island. Si, quella degli sbarchi dei migranti dall’Europa di un secolo fa, oggi borgata popolare a stelle e strisce.

La forza dell’uno armato fino ai denti contro tutti prende spesso il sopravvento quando si tratta di action e fucili automatici. Ce l’insegnano i vari Terminator, Robocop, Blade, Predator e Commando. Perciò preparatevi a seguire le disavventure urbane di questo nerboruto boss di quartiere e della sua ex, pacifica attivista contro lo Sfogo. Guarda un po’, entrambi afroamericani e di ceto non ricco. Gang che diventano angeli custodi, neo Ku Klux Clan inviati sommessamente dal Governo, uccisioni di lama o proiettile con maschere di gomma e droni da Grande Fratello e vittime innocenti e colpevoli gettate nel racconto tritacarne sono alcuni elementi di questo giocattolone oscuro e adrenalinico che parla contraddittoriamente di violenza. Come facevano del resto Il giustiziere della notte e I guerrieri della notte. E sempre notte facciamo pure col Giudizio di questo futuristico partito Usa dei Nuovi Padri Fondatori Americani, promotori «lungimiranti» di questa soluzione estrema a problemi sociali. Semmai doveste trovare blandi accostamenti con gli Stati Uniti di oggi, o di un altro paese a caso, prendetevela con il creatore del franchise James DeMonaco.

Tully con mamma Charlize, il remake di Papillon e le uscite della settimana

La famiglia è cosa sacra, ma guai a cambiarne gli equilibri

Questo è ciò che sembrano dirci in diversi modi tre dei film al loro primo weekend di sala. Charlize Theron interpreta una donna incinta già madre di due bambini, di cui uno problematico. Il neonato appena arrivato, il marito assente, il fratello ricco e strafottente più i problemi scolastici verranno magicamente arginati da una babysitter notturna quasi fatata. Ma con gli sterzi improvvisi della vita non si sa mai. Con Tully viene disegnata una donna comune alle prese con gli impercettibili e insuperabili problemi di ogni madre. Come un felice marchio di fabbrica, le battute infiorettate di Diablo Cody donano fragranza e valore aggiunto a una sceneggiatura ricca di risvolti umani.

Quest’ottimo melò estivo con il DNA da indie movie ma nato sotto l’aura di Universal nella regia di Jason Raitman ambisce a qualcosa di più del box office, ma a rimanere a lungo nel cuore degli spettatori come un condensato di emozioni di vita vera esaltato dall’immersione totale della Theron nel suo personaggio. I suoi duetti con la babysitter angelica Mackenzie Davis mettono dinnanzi due generazioni di donne molto vicine ma profondamente diverse, e la vivacità di questa coppia sgrullerà sicuramente l’estate dal torpore artistico dovuto a tanto cinema di esclusivo intrattenimento. Insomma, finalmente grande qualità anche nella bella stagione.

Dopo il satirico e destabilizzante The Lobster, il regista greco Yorgos Lanthimos prende a tiro un altro animale, ironia della sorte, ottimo a tavola. Il sacrificio del cervo sacro però è soltanto un titolo metaforico che nasconde il succo acido di questo affresco morale su fallibilità, vendetta e sul prezzo da pagare per le proprie colpe. Un famoso cardiologo interpretato dal Colin Farrell meno sex symbol di sempre viene irretito tra la malattia improvvisa e inconoscibile dei due figli e la frequentazione con un adolescente enigmatico. Ci mette lo zampino la madre vogliosa del ragazzo, interpretata dall’ex starlette anni ’90 Alicia Silverstone (con anni ed esperienza ha assunto figura e ventaglio emotivo interessanti), ma ogni decisione del protagonista peserà anche sulle spalle nobili di Nicole Kidman, in questo caso moglie di Farrell.

Sarà che Lanthimos guarda spesso la Kidman come faceva Kubrick in Eyes Wide Shut, saranno certe inquadrature, come quelle del ricevimento, à la Shining e tante altre piccole citazioni disseminate qua e là, ma l’impianto visivo, seppur estremamente dinamico e giocoso con gli spazi e le distanze a rendere più voluminosa la drammatizzazione famigliare, non ci distoglie da una storia con alcuni punti irrisolti e personaggi abbandonati. In più, diluita in un minutaggio sovrabbondante. Eppure, ha vinto a Cannes per la migliore sceneggiatura. Un Cervo magari bello da guardare, ma un po’ vuoto per amarlo.

Quando si dice Islanda ormai si pensa a nazionali di calcio fracassone, fiordi, grandi spazi verdi e ghiacci. Invece L’albero del vicino ci fa entrare in un quartiere residenziale di una città placida che potrebbe essere anche in molti altri posti nell’emisfero boreale. È un’estate tiepida, nordica e dalla solarità che non spacca le pietre. Filtrata solo dalle foglie verdi di quest’albero della discordia che mette una contro l’altra due coppie di vicini. Intanto la famiglia del figlio si frantuma per un tradimento poco edificante. Piccoli dispetti irritanti lievitano in ripicche e faide tra mogli e mariti mentre un padre donnaiolo viene messo alla porta.

Il tutto sembra proprio un’operetta morale sulla borghesia occidentale contemporanea. L’istituzione famiglia non esce bene da questo racconto satirico e di cattiveria pungente sui lati umani più oscuri: invidia, sospetto e sadismo. Era il titolo selezionato dall’Islanda per competere alla candidatura come miglior film straniero per gli Oscar di quest’anno. Scartato come il nostro A Ciambra, è un piccolo almanacco di malvagità domestiche l’ultimo lavoro di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, regista carico di attenzione narrativa quanto formale. E il suo cast gira come un orologio rendendo ogni scena appassionante.

Veniamo al remake che di familiare ha molto con il grande cinema del passato, ma ne è figlio con più aspirazioni che pregi. Si tratta di Papillon, la nuova versione del cult carcerario di Franklin Shaffner. Correva l’anno 1974, ma le cose son cambiate. Michael Noer e la sua regia ammodernata regalano più action e scazzottate, alcune aperture a punti di vista scenici, ma non inventa nulla di nuovo che valga la pena di confrontare col passato o lanciare felicemente nel futuro. Dal passato ci guardano quei giganti di Steve McQueen e Dustin Hoffman, icone di ieri e di oggi. I loro omologhi Charlie Hunnam e Rami Malek s’industriano. Bravi e incolpevoli cambiano fisicamente, dimostrano il loro valore ma soffrono per una regia anonima e un progetto debole di nuove idee, se non quella di trattare il film come un biopic, con tanto di foto reali alla fine. Che non sveleremo.

Senza il confronto con un passato così altisonante sarebbe stato un filmotto estivo come tanti (due ore suonate di durata, ma nulla contro i 148 minuti epocali dell’originale). Dalla claustrofobia ansiogena del primo film si passa alla noia costante per un remake scialbo che sequestra lo spettatore in una sala che potrebbe diventare, nel peggiore dei casi, la vostra Isola del Diavolo. Pensarlo come un musical alla Luhrmann, o, vista la presenza di Hunnam ex-King Arthur, come rielaborazione ipercinetica per un certo Guy Ritchie sarebbero state scommesse, rivoluzioni, ma anche tentativo di uscire da un passato così severo. Si è optato invece per il prodotto lineare e pedissequo. Chissà quanto i giovani si accorgeranno di questo polpettone carcerario evitandone il flop. E chissà cosa ne penserà Hoffman.

Box office: il film evento Lucky Red in classifica, titoli italiani out

Nel box office della settimana dal 18 al 26 giugno, quasi tutto a stelle e strisce, resta in testa Jurassic World – Il regno distrutto. Il blockbuster estivo a base di dinosauri e fughe varie totalizza 1milione 525mila euro solo in Italia, ma la sua vita nelle sale a livello globale segna un incasso di 711,5milioni di dollari a fronte di un budget a quota 170milioni. Mantiene il 1° posto anche nella classifica della domenica con 307mila euro di biglietti e oltre 43mila spettatori. Lo segue sia nella settimanale che nella giornaliera domenicale Obbligo o verità. Ma il thriller/horror rivolto a un pubblico di adolescenti al dopo spiaggia incassa appena la metà dei rettili preistorici con un settimanale di 755mila euro. Segno che lo strapotere della saga marchiata Steven Spielberg è ancora vivo e pulsante, nonostante un inizio estate fiacco.

jurassic world

Al 3° posto rimane stabile 211 – Rapina in corso con i suoi 175mila euro, ma domenica ha dato un segno di cedimento scivolando al 4°. Sorte simile per Ogni giorno, il romance per teenagers conquista la posizione numero 4 del settimanale, ma cedendo 2 gradini domenica non gli resta che il 6° posto giornaliero. Al 5° posto troviamo la commedia francese gay friendly Sposami stupido! con 146mila euro. Dalla classifica domenicale si nota però una rampicata del titolo che lo aggrappa al 3° posto, scansando addirittura Solo: a Star Wars Story. Proprio il film di Ron Howard, ottima fattura cinematografica ma drammatico flop dell’estate, a casa nostra è al 6° posto settimanale e al 5° domenicale. Al suo budget stimato tra i 250 e i 275milioni fa fronte un box office globale di 353,5mln di dollari. Segno che qualcosa tra Disney e LucasFilm dovrà cambiare.

Al 7° gradino dei più pingui incassi della settimana arriva come un fulmine a ciel sereno il solito film evento che in un raid di pochi giorni fa il suo bravo incasso e poi sparisce. Dal 14 al 20 giugno, a cavallo tra 2 settimane, soltanto nella seconda Mary e il fiore della strega, animazione Studio Ghibli distribuita da Lucky Red, ha incassato 134mila euro piazzandosi al 7° posto. È invece tempo di tramonto per Deadpool 2, che dal 5° posto della scorsa settimana atterra all’8°, sparendo invece dai primi 10 della domenica. Il biopic A Quiet Passion dedicato a Emily Dickinson mantiene il 9° posto nel settimanale, ma risale la top ten domenicale arrivando al 7°. Al 10° posto ritroviamo invece 2001 Odissea nello spazio. Il capolavoro di Stanley Kubrick è tornato nelle sale dopo una prima, fiorente uscita. Stavolta in sala soltanto tra 19 e 20 giugno ha totalizzato quasi 62mila euro. Niente male per un “vecchio” classico che in questo periodo sarebbe più da arena estiva.

stanley kubrick

Purtroppo, in questi 7 giorni nessun film italiano è riuscito ad entrare nel box office dei primi 10. Unica macchia di colore nostrana in classifica, eccezione che rispetta la regola di questa settimana di giugno, è Una vita spericolata. La commedia ipercinetica di Marco Ponti è arrivata giusto all’8° posto domenicale ma con 15mila euro d’incasso e 2.377 spettatori domenicali. Bisognerebbe rivedere il mercato distributivo estivo per aprire più possibilità a pubblico e prodotti italiani. Poi, sempre tra le new entry di domenica 24 giugno, dobbiamo citare il 9° e il 10° posto, rispettivamente spettanti a due film, uno americano l’altro francese, di alta caratura ma per ora relegati a fanalini di coda: La stanza delle meraviglie e Toglimi un dubbio. Speranza sarebbe vedere emergere questi tre titoli nella prossima classifica settimanale. Avverrà? Lo scopriremo andando al cinema.

Box Office – Dal: 18/06/2018 Al: 24/06/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTOUSAUniversal€ 1.524.937236.469
2OBBLIGO O VERITÀUSAUniversal€ 755.029107.685
3211 – RAPINA IN CORSOUSANotorious Pictures€ 175.19429.684
4OGNI GIORNO (EVERY DAY)USAEagle Pictures€ 163.81228.042
5SPOSAMI, STUPIDO!FRAKoch Media€ 146.04623.022
6SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 145.08522.503
7MARY E IL FIORE DELLA STREGAJPNLucky Red€ 134.28320.223
8DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 89.32615.529
9A QUIET PASSIONGBRSatine Film€ 79.61213.409
102001: ODISSEA NELLO SPAZIO (RIED. 2018)USAWarner Bros€ 61.9708.560

 

Box Office – Domenica 24/06/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTOUSAUniversal€ 307.12243.551
2OBBLIGO O VERITÀUSAUniversal€ 176.63824.664
3SPOSAMI, STUPIDO!FRAKoch Media€ 45.2516.973
4211 – RAPINA IN CORSOUSANotorious Pictures€ 33.2285.024
5SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 27.5303.821
6OGNI GIORNO (EVERY DAY)USAEagle Pictures€ 24.1413.650
7A QUIET PASSIONGBRSatine Film€ 20.7153.171
8UNA VITA SPERICOLATAITA01 Distribution€ 15.0392.377
9LA STANZA DELLE MERAVIGLIEUSA01 Distribution€ 13.6462.166
10TOGLIMI UN DUBBIOFRAAcademy Two€ 13.3572.121

I film della settimana da Una vita spericolata a Sea Sorrow

Questa settimana tre dei film che abbiamo scelto tra le uscite in sala trattano temi caldi d’attualità come coppie transessuali, famiglie allargate e immigrazione. Più uno, italiano e leggero che attraverso la commedia esplora il road movie, l’action e l’heist movie: si tratta di Una vita spericolata, il nuovo lavoro di Marco Ponti. Lorenzo Richelmy ed Eugenio Franceschini impersonano due giovanotti squattrinati che casualmente si ritrovano in fuga per una rapina fatta per sbaglio con una Matilda De Angelis complice/ostaggio. Il regista di Santa Maradona punta a un pubblico giovane e smaliziato per linguaggio, dinamismo visivo e una scena dal concept alquanto osé. Alcune gag gonfiate di demenziale strabordano con la carica comica e riescono poco, tante altre invece tirano le giuste risate. Anche per questo il film, pieno d’ormoni e adrenalina, con tutte le sue disattenzioni nella sceneggiatura riesce comunque a procedere. Il merito sta pure dalle parti della solita De Angelis, ormai una sicurezza in quanto a buone performance attoriali. Da citare infine sono tre guest che apportano follia, tenerezza e coraggio nella sconfitta, e un villain inaspettato: Massimiliano Gallo, commissario tossicomane e iracondo; Gigio Alberti, operaio esodato che farebbe qualsiasi cosa per la famiglia; Michela Cescon, sorprendentemente luciferina nei panni di una boss della mala dai capricci sessuali facili.

Ma veniamo a titoli più impegnati e strutturati. Con Toglimi un dubbio la regista Carine Tardieu ci propone una commedia dove un uomo cerca il suo vero padre dopo aver scoperto di avere il DNA diverso dal suo papà di sempre. Intrecci raffinati, umorismo intelligente, un’attrazione proibita con la supposta sorella e una giovanissima figlia incidentalmente incinta ruotano intorno al protagonista François Damiens. Con lui Cécile de France, entrambi magnifici per un cinema francese che sa intrattenere saziando l’anima.

Ambasciatrice per l’Unicef da tanti anni, Vanessa Redgrave ha deciso di esordire dietro la macchina da presa con un documentario dallo sguardo semplice ma profondo. In Sea Sorrow, oltre alla regista attrice parlano d’immigrazione Lord inglesi, manifestanti di Amnesty International e tanti bambini. Il dubbio su un prodotto radical chic non manca, fino al rimando agli sfollamenti inglesi durante i bombardamenti tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale dove si accostano coraggiosamente quei bianchi ora anziani e benestanti come la stessa Redgrave al popolo dei barconi. Il racconto dell’immigrazione è molto pregno, percorso da compendi di geopolitica e globalizzazione, ma le incursioni recitative di Emma Thompson e Ralph Fiennes determinano il valore artistico. Uscito proprio nella Giornata Mondiale del Rifugiato, il film stringe il focus sull’umanità del dolore in maniera asciutta e anti-spettacolare. Quasi televisivo per l’informazione che offre sul macro-fenomeno delle immigrazioni di massa. Le musiche sono bandite, il linguaggio visivo della Redgrave è netto, punta dritto agli occhi dei suoi migranti e al ragionamento dello spettatore su uno dei più grandi temi della nostra epoca.

Questa volta vogliamo chiudere con un’anteprima tutta italiana. Un film evento distribuito da Nexo Digital in 185 cinema italiani dal 25 al 27 giugno. Qualche anno fa Filippo Timi portava in teatro Favola, uno spettacolo dirompente sulla sessualità cangiante che partiva da una donnina americana impostata narrativamente come la protagonista di Casa di bambola di Ibsen. Lo spettacolo che voleva scioccare con una transessualità latente, improvvisa, quasi mannara, fu un grande successo e donò una performance indimenticabile dell’attore umbro. Ora si condensa in un film fedele all’impostazione scenica originale, i cremosi e moralisti anni ’50, ma la sceneggiatura, in epoca di Dico, cerca di arrivare a un chiaro messaggio di convivenza delle diversità. «L’unico modo per non avere nostalgia è non cambiare mai» recita la protagonista tutta imbellettata Mrs. Fairytale. Nel cast anche Piera Degli Esposti e Lucia Mascino per una storia di omosessualità satirica e sfrontata, ma di buoni sentimenti.

Jurassic World resta primo al box office mentre gli italiani scendono

In un giugno abbastanza stagnante sono giusto i dinosauri di Jurassic World – Il regno distrutto a tenersi a galla con un incasso di 3milioni 164mila euro nella settimana dall’11 al 17. Le creature preistoriche mantengono il 1° posto anche sul giornaliero di domenica con 523mila euro ma dietro, sempre per la sola domenica, si affaccia la new entry 211 – Rapina in corso. Il nuovo action-thriller con Nicolas Cage è in sala dal 14 giugno e, se solo domenica ha conquistato il 2° posto al giornaliero, nel settimanale occupa il 3° con appena 191mila euro d’incasso. Il suo grande ostacolo si chiama Solo: A Star Wars Story. Il nuovo buon episodio del franchise firmato Ron Howard claudicante al botteghino occupa il 2° posto nella classifica della settimana, ma nella classifica di domenica è scivolato addirittura al 5°. Quindi, non è un gioco di parole, per Solo soli 50mila euro per il giorno da weekend.

solo

Al 4° posto della settimana spunta Every Day, romantico young movie che segna 187mila euro nei suoi primi 4 giorni di sala, sospinto soprattutto dal risultato di domenica invece che lo pone al 3° posto giornaliero. Se al 5° posto domenicale scendeva Star Wars, al 6° troviamo un’altra cometa in flessione, Deadpool 2, che nel settimanale si mantiene 5° in classifica. A questo punto sarà necessario citare anche Mary e il fiore della strega. Il nuovo film d’animazione distribuito da Lucky Red come film evento dal 14 al 20 giugno è 4° di domenica e 6° nel settimanale totalizzando 148mila euro; una scommessa, questa programmazione di 7 giorni, che a scuole appena chiuse punta con fiducia sul pubblico dei bambini e delle famiglie. Una menzione la meritano due altri titoli nuovi entrati in classifica soltanto domenica. A Quiet Passion, biopic dal taglio classico sulla poetessa Emily Dickinson, esordisce con un 7° posto giornaliero, mentre al 8° c’è La stanza delle meraviglie, storia ben più poetica proveniente dal romanzo di Brian Selznik, illustratore e scrittore edito per l’Italia da Mondadori, che ha visto il suo libro incantevole tradotto nelle immagini visionarie di Todd Haynes.

211

Una settimana fa La truffa dei Logan era al 4° posto, mentre oggi viene relegata al 7°, e addirittura al 10° considerando il box office di domenica. Ma veniamo al nostro Dogman, che se l’ultima volta risultava 5° negli incassi settimanali, adesso scende al 8°, e 9° alla domenica. L’horror estivo The Strangers – Pray at Night non ha rubato, o forse spaventato molti cuori, così lo ritroviamo soltanto al 9° posto settimanale e addirittura fuori dalla top ten del weekend. Ed è al 10°posto della settimana che invece resta aggrappato Lazzaro felice. La «sceneggiatura bislacca» di Alice Rohrwacher esce mestamente dai 10 più visti della sola domenica quanto è entrata saldamente nella considerazione del cinema italiano all’estero. Ci manca ancora quel gradino che affianchi un blasone e critiche positive al successo commerciale di pubblico, ma forse, in questo caso, la stagione estiva ha avuto un peso importante. Magari una distribuzione autunnale, come per Dogman, avrebbe accresciuto i numeri alle casse, e i nostri due Lazzari, chissà, sarebbero stati ancora più felici.

Box Office – Dal: 11/06/2018 Al: 17/06/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTOUSAUniversal€ 3.164.173486.055
2SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 301.87847.115
3211 – RAPINA IN CORSOUSANotorious Pictures€ 191.47629.418
4OGNI GIORNO (EVERY DAY)USAEagle Pictures€ 187.28328.106
5DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 170.39226.129
6MARY E IL FIORE DELLA STREGAJPNLucky Red€ 148.19220.147
7LA TRUFFA DEI LOGANUSALucky Red€ 125.25221.110
8DOGMANITA01 Distribution€ 106.32817.008
9THE STRANGERS – PREY AT NIGHTUSANotorious Pictures€ 99.31615.761
10LAZZARO FELICEITA01 Distribution€ 75.80213.007

Box Office – Domenica 17/06/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTOUSAUniversal€ 532.93374.026
2211 – RAPINA IN CORSOUSANotorious Pictures€ 59.0818.837
3OGNI GIORNO (EVERY DAY)USAEagle Pictures€ 53.8557.840
4MARY E IL FIORE DELLA STREGAJPNLucky Red€ 52.3957.045
5SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 50.0526.985
6DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 26.1593.547
7A QUIET PASSIONGBRSatine Film€ 24.8283.760
8LA STANZA DELLE MERAVIGLIEUSA01 Distribution€ 21.8873.347
9DOGMANITA01 Distribution€ 20.2102.975
10LA TRUFFA DEI LOGANUSALucky Red€ 18.0932.680

Due piccoli italiani, La stanza delle meraviglie e gli altri titoli del weekend

Questa settimana arrivano al cinema quattro titoli molto originali per stile di racconto e visioni estetiche. Tre sono italiani. Due piccoli italiani, nessun gioco di parole, è il felice esordio alla regia di un lungometraggio per l’attore Paolo Sassanelli. Con la Puglia nel cuore, racconta la fuga rocambolesca di due malati di mente dal loro istituto. Tutto girato e ambientato tra il Tacco d’Italia, l’Olanda e l’Islanda. Protagonista insieme a Sassanelli Francesco Colella, il suo omino irascibile in cerca d’amore shakera lo spettatore come una piccola cornucopia di sorprese. Non meno dell’indifeso Felice, molto più amabile del primo, e eterno bambino con le sembianze d’uomo. Cast solidissimo, completa questo dolce tris del disagio una donnona tedesca dal cuore d’oro che ha il volto raggiante e l’energia inesauribile di Rian Gerritsen.

Anche se è un film esperienziale, che percorre molteplici situazioni e tanti sentimenti a volte anche contrastanti, questo film di Sassanelli è verace, senza compromessi e guarda più a una coinvolgente metafora di vita vera che ai dettami del cinema per adescare pubblico. La mano del regista poi si dimostra valida sul set quanto sul palcoscenico. L’utilizzo di droni e scenografie miscelate, oltre alla direzione d’attori, hanno classe da vendere. Estetica e coerenza fanno da punti chiave per questo lavoro e anche la morale che ne emerge, né troppo laconica, né buonista o ruffiana, sembra dirci che le persone che ci vogliono bene sono casa e possono essere anche la cura. Pronti quindi a un road-movie dai buoni sentimenti tutto da ridere, sconvolgersi un pizzico e vivere con leggerezza. Da non perdere, insomma.

Nei suoi 49 minuti di durata Macbeth Neo Film Opera sfoggia un linguaggio di confine che mescola le musiche di Giuseppe Verdi a un bianco e nero dai forti contrasti intorno ai personaggi shakespeariani in una messa in scena senza tempo. Per la lunghezza più vicina a un video d’arte si prospetta più come sperimentazione cinematografica che mero prodotto da sala. I grandi spazi montani utilizzati per intramezzare le scene sugli attori sono scorci di un Abruzzo aspro e maestoso. Cresciuto con l’esperienza Arotron, accademia teatrale fondata da Franco Mannella, il lavoro del regista Daniele Campea potrebbe essere più adatto a una fruizione da museo d’arte contemporanea che alla usuale bigliettazione in sala; tuttavia, è proprio qui la sfida di Distribuzione Indipendente, quella di portare al cinema prodotti estremi come questo, che mettano alla prova il pubblico senza chiedere permesso e catapultandolo in qualcosa di completamente inaspettato, che non sia il solito film teatrale.

Il pubblico viene messo alla prova anche nel terzo italiano della settimana: Ulysses – A Dark Odyssey. Un uomo in una specie di futuro alla Blade Runner all’italiana si risveglia dopo uno shock cercando la sua donna. 110 minuti talmente fitti d’incontri, sottotrame e intrichi che si poteva diluire il tutto allungandolo comodamente in una trilogia. Invece vengono assoldati (miracolosamente per una produzione low-budget come questa) Udo Kier, Danny Glover e Skin per un esordio alla regia di Federico Alotto abbastanza impreciso, seppur ricco di spunti, idee ed entusiasmi. Un fanta-thriller cupo e sovraccarico che guarda tanto cinema contemporaneo e ha l’ambizione d’infarcirsi con una miriade di citazioni dell’Odissea omerica, ispirazione della struttura narrativa di viaggio e ricerca. Poco riuscito ma di lodevole coraggio e originalità.

Dalle parti del cinema americano, una ragazzina sordomuta insegue una star del muto negli abbottonati anni ‘20. Intanto nei ’70 funk un ragazzino perde l’udito per un incidente e scappa dall’ospedale per un’avventura che scorre con pochissime parole e accompagnata da una splendida selezione musicale come fosse un videoclip. La doppia narrazione di La stanza delle meraviglie, colorata e in bianco e nero, ha una struttura a Y e Todd Haynes riesce a fondere i caratteri dei suoi piccoli eroi non udenti con due epoche attraversate da questo film di formazione. Il suo stile, pieno di sentimento ma privo di sentimentalismo, guarda sempre al gusto dell’immagine/azione ad accompagnare la drammaturgia delle sue storie. Un perfetto equilibrio di ricercatezza visiva e contenuti dai risvolti poetici capaci di scaldare il cuore del pubblico.

Jurassic World primeggia al box office, Star Wars secondo

In questo fine settimana ha primeggiato su tutti i film al cinema il nuovo capitolo della saga creata da Steven Spielberg. Nelle sale italiane dal 7 giugno, Jurassic World – Il regno distrutto ha incassato finora 3milioni 704mila euro ma sarà negli Usa soltanto dal 22 giugno. Questa settimana la classifica degli incassi domenicali e quella dei settimanali coincidono per le prime 5 posizioni. Al 2° posto troviamo Solo: A Star Wars Story, che ha raccolto 599mila euro nella settimana di cui 106mila nella giornata di domenica. A seguire Deadpool 2 con i suoi 308mila euro nella settimana dal 4 al 10 giugno occupa il 3° posto. Scendendo al 4° un altro americano, La truffa dei Logan, con i suoi 210mila euro. E in posizione numero 5 compare il primo italiano, Dogman, che ha venduto 233mila euro di biglietti a quasi 38mila spettatori, per un totale dalla sua uscita che ha superato i 2milioni di euro.

Al 6° posto compare The Strangers – Pray at Night. Totalizza quasi 191mila euro l’horror distribuito da Koch Media, mentre alle sue spalle troviamo 2001: Odissea nello spazio. La riedizione in 4k del capolavoro fantascientifico firmato Kubrik in soli 2 giorni di programmazione ha totalizzato 179mila euro dimostrando che la formula film-evento funziona. Subito dopo c’è Lazzaro felice, che con 166mila euro arriva 8°. Al 9° posto scivola Tuo, Simon incassando pochi spicci meno del film vincitore a Cannes, mentre al 10° posto affonda invece End of Justice, il legal drama con Denzel Washington.

In un sistema di sale cinematografiche che inizia a languire, i segnali positivi sono dati da film-evento, blockbuster più o meno predestinati e qualche italiano premiato ai festival. Peccato per gli outsider della domenica, due nuovi piccoli titoli italiani che avrebbero meritato molta più attenzione. Tito e gli alieni di Paola Randi ha incantato la critica e il suo ultimo incasso giornaliero supera di poco i 20mila euro occupando l’8° posto, mentre Malati di sesso, commedia di costume con Gaia Bermani Amaral e Fabio Troiano aggancia il 10° posto della giornata con 18mila euro.

Box Office – Dal: 04/06/2018 Al: 10/06/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTO (JURASSIC WORLD: FALLEN KINGDOM)USAUniversal€ 3.704.215517.179
2SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 599.45793.193
3DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 318.30449.655
4LA TRUFFA DEI LOGAN (LOGAN LUCKY)USALucky Red€ 270.09945.036
5DOGMANITA01 Distribution€ 233.66637.878
6THE STRANGERS – PREY AT NIGHTUSANotorious Pictures€ 190.92230.383
72001: ODISSEA NELLO SPAZIO (RIED. 2018) (2001: A SPACE ODISSEY)USAWarner Bros€ 179.03324.778
8LAZZARO FELICEITA01 Distribution€ 166.41528.407
9TUO, SIMON (LOVE, SIMON)USA20th Century Fox€ 166.28327.399
10END OF JUSTICE: NESSUNO E’ INNOCENTECANWarner Bros€ 95.24616.106

 

Box Office – Domenica 10/06/2018

PosizioneFilmNazioneDistributoreIncassoPresenze
1JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTO (JURASSIC WORLD: FALLEN KINGDOM)USAUniversal€ 1.042.098143.769
2SOLO: A STAR WARS STORYUSAWalt Disney€ 106.28015.008
3DEADPOOL 2USA20th Century Fox€ 50.3306.788
4LA TRUFFA DEI LOGAN (LOGAN LUCKY)USALucky Red€ 46.3116.909
5DOGMANITA01 Distribution€ 39.4765.633
6LAZZARO FELICEITA01 Distribution€ 36.0985.677
7TUO, SIMON (LOVE, SIMON)USA20th Century Fox€ 26.4503.890
8THE STRANGERS – PREY AT NIGHTUSANotorious Pictures€ 25.6763.573
9TITO E GLI ALIENIITALucky Red€ 20.8483.221
10MALATI DI SESSOITAM2 pictures€ 18.4632.658