Le notti di luna di Nigiotti e Cestari: «Effetto notte a Riomaggiore»

    Enrico Nigiotti Le notti di luna
    Enrico Nigiotti in una foto di Fabrizio Cestari, regista del clip "Le notti di luna".

    Una piccola fiaba per immagini ambientata nel meraviglioso scenario di Riomaggiore, in Liguria. Un pescatore sognatore e una sirena che forse gli è apparsa davvero o forse no. Enrico Nigiotti e Fabrizio Cestari ci portano nel dietro le quinte di Notti di luna, il loro ultimo videoclip.

    «Un pescatore che cade in acqua, scopre una sirena e forse torna a cercarla ogni sera: è un po’ come andare a sognare, no?» racconta Enrico Nigiotti. Che nel caso non lo sapeste, è uno che il cinema lo guarda e lo ama parecchio, al punto da lasciarsi ispirare per le sue canzoni da dialoghi e personaggi dei film: «Ne guardo molti, e ormai anche i videoclip stanno diventando piccoli film. Quando mi fisso con un attore voglio scoprire tutto quello che ha fatto, mi piace vederlo in situazioni diverse: Favino e Germano sono i migliori che abbiamo in Italia. Poi vabbè, De Niro per me è Dio».

    Dal canto suo anche Fabrizio Cestari ha realizzato in Notti di luna una piccola fascinazione personale dopo anni: «La combinazione della leggenda marinaio-sirena mi appartiene molto, è anche un tatuaggio che ho anche dietro la schiena, legato a un immaginario che mi sembra romantico e poetico. E poi era da tantissimo che volevo raccontare una sirena sott’acqua». E in effetti la mitologia si presta bene al nuovo singolo di Nigiotti, che fin dal primo ascolto gli ha ricordato «quel mood alla Bennato nell’Isola che non c’è».

    Notti di luna backstage

    Girato in meno di 2 giorni, realizzato anche stavolta dalla Rockett di Cestari e sua moglie Manuela Di Giammarco, produttrice e make-up artist – «C’ha detto bene!», ammette ridendo Fabrizio – il concept di Notti di luna si è acceso già al primo ascolto, sulla visione di una location e di un immaginario precisi. «Penso sempre a una location per costruirci sopra una storia. Ernico è molto genuino, solare e legato alla natura, quindi cercavo un posto che potesse identificarlo. Avevo sentito parlare di Cinque Terre, ma Riomaggiore è stata una scoperta inaspettata. È una località pazzesca ma poco nota, per trovarla ho messo parole chiave su Google come “quarticciolo” e “borgo”, ma non ci sono arrivato subito. Gliel’ho anche detto: pubblicizzate questo territorio incredibile!».

    Fortuna nella sfortuna. Tra permessi e attese dovute all’inaccessibile zona bianca della regione, l’istantanea ultima di Riomaggiore in Notti di luna è quella di un luogo quasi surreale, una sorta di landa deserta e vegliata solo dalla luna. «Quel posto così non lo vedresti mai: il porto senza nient’altro intorno, né negozi né turisti, senza elementi di disturbo. Non c’è neanche una scritta “bar”, il passante vestito malissimo o quello con lo zaino colorato fuori palette: credo che questo abbia contribuito a restituire una certa magia».

    Un pescatore e una sirena, dicevamo, ma anche una barca nel mare sorvolata dall’alto da un drone tanto caro a Cestari, che nello switchare dalla fotografia alla regia allarga spesso lo sguardo, lasciando che a planare tra i vicoli «come un gabbiano che entra a strapiombo» sia proprio quel mezzo che la ritrattistica invece non possiede: «Senza l’occhio del drone non sarebbe lo stesso di fronte alla potenza di certe location». D’altronde il suo processo creativo nei confronti del videoclip nasce proprio dalla composizione di un’inquadratura che poi si porta dietro un concept narrativo: «Voglio fare questa immagine? Allora faccio in modo di infilarcela». Per i videoclip si affida anche a due Sony Alpha con ottiche Leica R, ereditate da suo padre: «Sono lenti manuali talmente ottime e con una pasta particolarissima, che ci giriamo tutto. Invece scatto solo con Canon, perché venendo dalla pellicola ho sempre ricercato una pasta morbida ed evitato l’eccessiva definizione del digitale».

    Enrico Nigiotti Notti di luna
    Sul set di “Notti di luna”.

    Nigiotti si fida ciecamente e, anzi, si diverte pure: «Fabrizio butta sempre giù delle idee che io non riesco a dirgli di no! Se mi dicesse “fai un video nudo”, io lo fo». E in effetti si mette in gioco calandosi in prove d’attore affatto scontate: «Ormai abbiamo sconfinato e distrutto qualsiasi barriera di vergogna. Fabrizio mi rende tranquillo e quindi naturale». Dopo quel «bacio vero» in Baciami adesso con l’attrice Lorena Cesarini, che «se non fai l’attore è imbarazzante sul serio», ammette, in Notti di luna tornano una manciata di sfide tecniche come le riprese su una barca in pieno mare, una scena subacquea e un tuffo nell’acqua gelida di marzo: «È stato come rischiare di morire! C’era uno scoglio enorme verso la sinistra e il pescatore mi ha detto di evitarlo altrimenti avrei spaccato la barca e sarei affondato». Col tuffo invece è andata meglio: «One take, mica potevamo rigirarla: ho finto di scivolare, e via. Il fatto che Fabrizio sia un fotografo è un vantaggio, perché ha anche la capacità di cogliere velocemente una mia espressione».

    Altra storia per la scena underwater, girata a Roma in una piscina sportiva. «Mi ero attrezzato in modo da non poter sbagliare – spiega Cestari – Non sono riprese subacquee ma attraverso il vetro di alcuni oblò che danno dentro la piscina. Abbiamo piazzato le camere direttamente lì per avere il massimo controllo. Erano però oblò molto piccoli e stretti, e l’azione doveva capitare esattamente in quel punto, mentre Enrico e Carolina Ponti dovevano andare sott’acqua alla stessa velocità, e qui li abbiamo aiutati con dei pesi. È stato girato tutto a 50fps, sia per ottenere quel senso del fluttuare che come escamotage per dilatare quella manciata di secondi sott’acqua». Ed escamotage fu anche per le riprese notturne, che sono infatti un effetto notte. «Era impossibile girare davvero di notte. È un posto totalmente buio, se non ci fosse la luna non vedresti nulla. E infatti abbiamo simulato la luce della luna alle sei di mattina, fino all’ora in cui un pescatore ritorna a casa, in pieno giorno. Io l’ho sentita come una fiaba». Riomaggiore in tempo di Covid: fortuna nella sfortuna.