Streaming Revolution. Ritratto di un cinema in fiamme

Streaming 3
Illustrazione di Mattia Distaso

Premessa necessaria: l’8 marzo chiudevano i musei, i teatri e qualsiasi luogo di assembramento, anche il cinema si fermava per decreto ministeriale e le uscite venivano rimandate o tempestivamente spostate dalle sale allo streaming digitale. Lo stesso è capitato il 3 ottobre, a causa della cosiddetta “seconda ondata”.

Nel 2019 l’incasso al botteghino internazionale era salito a 31,1 miliardi di dollari, nel 2020 il bilancio appare a oggi disastroso, l’industria cinematografica tradizionale è in grande difficoltà e il pubblico resta chiuso nelle proprie case – lontano dalle sale – costretto dagli eventi ad adattarsi a uno stile di vita che privilegia le soluzioni digitali. Nell’era della streaming TV i grandi player dei media come Netflix e Apple TV+ si sono trovati costretti a rivedere le proprie strategie: la giornalista Ester Corvi, nel saggio Streaming Revolution (Dario Flaccovio Editore), ripercorre i passaggi fondamentali della rivoluzione in atto, raccontandone i protagonisti, le peculiarità tecnologiche e i riflessi sulla creatività e sui principali soggetti dell’economia immateriale. Secondo Ester Corvi, sono molti i cambiamenti in atto: «La streaming revolution incide su tutti gli snodi della catena del valore dell’industria cinematografica, con conseguenze più forti per la distribuzione, che deve adottare strategie nuove per tenere il passo con i rapidi cambiamenti in atto. Finora abbiamo visto molta resistenza, ma anche tentavi di apertura, che vanno però pensati in una logica più complessiva di rinnovamento e rilancio del settore».

Mentre l’Italia è sul crinale di questo cambiamento, altrove esiste già un nuovo modo di produrre cinema: la blockchain, una tecnologia basata su un registro digitale aperto e distribuito, in grado di memorizzare record di dati in modo sicuro, verificabile e permanente. Si tratta di una tecnologia rivoluzionaria, figlia del misterioso Satoshi Nakamoto, pseudonimo (forse) di un gruppo di informatici legati alla genesi della criptovaluta più famosa del mondo, il bitcoin. Nata per cambiare il mondo della finanza, si è rivelata così versatile da poter essere applicata a qualsiasi campo, compreso quello dell’entertainment. Nasce così, all’estero, una nuova figura professionale: quella del virtual producer. Gli investitori si sono accorti che i modelli di business che sfruttano l’advertising non sempre premiano i contenuti. Il cinema, agli occhi di un algoritmo, resta un rischio e per questo sono diventate necessarie nuove soluzioni capaci di scuotere le fondamenta di un sistema ormai dissestato.

Streaming
Illustrazione di Mattia Distaso

In Italia la blockchain è già utilizzata nei settori finanziari di numerose aziende, dalle banche alle piccole startup, ma è ancora pressoché sconosciuta in altri ambiti. Pioniera dell’applicazione di questa tecnologia all’entertainment nel nostro Paese è Tixter, fondata nel 2018, una piattaforma che permette di investire nel cinema, produrre, trovare la troupe, fare product placement e prenotare la première di un film. I creativi possono proporre pitch, soggetti, sceneggiature e storyboard, i professionisti offrirsi per girare i film e gli investitori scommettere sui progetti più redditizi. La blockchain applicata al settore cinematografico si propone di trovare una soluzione alle problematiche più impellenti dell’industria audiovisiva come la scarsa trasparenza, la mancanza di liquidità e i costi di intermediazione, tutti i “colli di bottiglia” in cui si trovano spesso intrappolate le produzioni indipendenti.

Anche se in Italia questa tecnologia è ancora in via di sviluppo, ha l’ambizione di rinnovare in pochi anni tutta la filiera cinematografica. Il sistema infatti potrebbe essere applicato anche ai finanziamenti pubblici, come il tax credit, innovando l’erogazione dei finanziamenti statali. Inoltre, uno dei vantaggi da non sottovalutare è il sofisticato sistema di analisi delle performance delle opere, fino a ora impossibile per i servizi streaming e appannaggio dei soli gestori di piattaforme – dai dati blindatissimi – come Netflix. Ma soprattutto la blockchain è una valida risorsa contro la pirateria e potrebbe rivelarsi un sistema molto efficace di salvaguardia dei diritti sulle opere creative. Come sottolinea Francesco Perciballi, co-fondatore e CEO di Tixter «la blockchain è sicuramente il futuro per i diritti d’autore; permetterà la diffusione delle opere, in chiaro, senza nessuna possibilità di plagio. Chiunque, cliccando, potrà valutare se un prodotto è un plagio, e sarà un futuro di sicurezza per gli autori che potranno sfruttare piattaforme come Tixter. Gli stessi big brand non potranno giocare sporco, produrre qualcosa di copiato sarebbe per loro un duro colpo di immagine». Per il buon funzionamento del sistema è però necessario un consenso globale, e se il Festival di Cannes non ha ancora superato pienamente l’agilità di Netflix e il suo far a meno delle uscite tradizionali in sala, è difficile capire come potrebbe reagire a queste tecnologie e al loro approccio radicale. Una riserva ancora più significativa per il nostro mercato: come specifica infatti Perciballi «il mercato italiano, pre-Covid, non era per niente pronto. Noi ad esempio abbiamo avuto molte difficoltà a far capire che non siamo una piattaforma di crowdfunding, ma di stabilizzazione del prodotto. Avevamo scommesso che entro il 2025 il mercato sarebbe crollato, perché non più sostenibile. Il Covid ha anticipato il tutto, e per fortuna, diciamo così, eravamo già pronti».

Streaming 2
Illustrazione di Mattia Distaso

La causa di questo crollo secondo Perciballi è da ricercare nel famigerato assistenzialismo del sistema produttivo italiano, basato sui fondi pubblici, che però non è un modello sostenibile a lungo; mentre la blockchain punta a quella che il CEO definisce «una democratizzazione dei processi di domanda e offerta» e una redistribuzione corretta degli utili. Per questo Perciballi azzarda l’idea di un vero e proprio Risorgimento del cinema italiano, il perché è semplice: «paradossalmente il Covid ha creato il mercato di cui avevamo bisogno», come tutti i grandi sconvolgimenti socio-globali ha mutato i nostri bisogni e accelerato i processi che ci spingono ad adattarci a nuove soluzioni. Della stessa opinione è il blockchain manager ed esperto di distribuzione digitale Andrea Ricciardi, che in più offre una previsione: «La blockchain, ovunque venga applicata, è portatrice di un significativo cambio di paradigma e non tutti sono disposti ad accettarlo. È molto probabile, come già accaduto in altri settori, che il pioniere sia un produttore italiano indipendente, che ha difficoltà a crearsi uno spazio in un sistema come il nostro». Una visione molto lucida della realtà, se teniamo conto del fatto che raggiungere il budget è ancora la parte più difficile della trafila necessaria per arrivare a girare un film, soprattutto per gli autori esordienti del cinema indipendente italiano. Ricciardi sottolinea che «applicare smart contracts per la suddivisione degli incassi, che siano utili o diritti, tra esercente, distributore, produttore e talent, consentirà assoluta trasparenza e la certezza che i pagamenti avvengano senza lungaggini o sorprese, mentre il sistema spesso grava sugli anelli più deboli della catena produttiva».

Dire che la blockchain sia la soluzione a un sistema produttivo chiuso e assistenzialista forse è un azzardo, ma di certo la sola ipotesi farà tremare le pareti dorate delle roccaforti produttive vecchio stampo, o almeno di chi non sarà pronto a innovarsi. Si apriranno altre porte, modi nuovi di fare e vedere film, e se questo si rivelerà solo un passaggio dalle catene produttive fisiche a quelle streaming, ce lo dirà solo il tempo.