Tatiana Luter: Sul set non recito mai

È giovanissima, ma ha già lavorato con Abel Ferrara e condiviso il set con Claudia Cardinale. Tatiana, artista versatile e decisa, racconta ricordi, progetti e aspirazioni.

Sorriso contagioso, grinta da vendere e tanta voglia di mettersi alla prova. Tatiana non ha mai avuto dubbi su ciò che desiderava fare nella vita: «Il cinema mi appassiona da sempre. Sin da quando, da bambina, passavo l’estate a Dallas da mio padre e andavo al cinema almeno due volte a settimana. Non sono mai stata una spettatrice passiva, anzi! Guardando tanti film, mi ritrovavo spesso a pensare che mi sarebbe piaciuto recitare in questo o quel ruolo, immaginavo come lo avrei interpretato… Sono cresciuta ammirando la Meryl Streep di Kramer contro Kramer e poi, studiando la storia del cinema al Centro Sperimentale, ho imparato ad amare le grandi del cinema italiano, da Anna Magnani a Claudia Cardinale, con la quale ho avuto l’onore di lavorare di recente in Rudy Valentino di Nico Cirasola. È un film molto particolare, che rifugge dalla classificazione di genere. Natacha Rambova, la moglie di Valentino, è probabilmente il personaggio più intrigante che ho finora interpretato».

Tatiana ha mosso i primi passi sul set nel cinema di genere, prendendo parte a ben quattro horror-thriller: «Sarebbe bello se la distribuzione italiana concedesse più spazio a lungometraggi d’autore e di genere. Altrimenti non si offre la possibilità al pubblico di apprezzare un certo tipo di cinema che, personalmente, amo molto. Il mio primo film è stato New Order, coprodotto e interpretato da Franco Nero. Poi ho interpretato una scienziata in Azzurrina. Nel 2014 sono stata un’insegnante perseguitata da oscure presenze in Surrounded. L’ultimo è stato In the Car, opera prima di Giuseppe Fulcheri, che è piaciuto anche a Matteo Garrone. Grazie a questo film ho avuto l’opportunità di lavorare accanto alla splendida Monica Scattini. Era la migliore amica del regista e ha dato una grossa mano sul set e a noi attori. In un certo senso mi ha cambiato la vita, a livello artistico e umano. Mi ha aiutata a comprendere i miei limiti e dato moltissimo su cui riflettere. E credo sia fondamentale, per un attore, analizzare se stesso, per poter costantemente migliorare».

La ragazza vanta nel suo curriculum già due pezzi da novanta: Abel Ferrara – è apparsa in Pasolini – e Paolo Sorrentino – ha un ruolo nella sua attesissima nuova pellicola, La giovinezza. «Abel è un genio, la mia esperienza sul suo set è stata fugace ma indimenticabile. Ha un modo molto colorito, vivace e diretto di rapportarsi con gli attori e mi ha insegnato tanto. Sul film di Paolo Sorrentino non posso rivelare nulla, se non che, nella scena in cui recito, sono l’unica attrice italiana. Si tratta di una sequenza onirica, in cui vesto i panni di una soldatessa, con Harvey Keitel e Jane Fonda. La loro professionalità è indescrivibile, averli accanto mi ha fatto venire la pelle d’oca!».

Una professionalità che Tatiana persegue costantentemente nel proprio lavoro, affidandosi ai metodi appresi nel corso degli studi, ma non rinuncia mai a mettere qualcosa di sé nei personaggi che porta sullo schermo: «Lavoro molto sulla creatività e sull’immedesimazione e mi piace sperimentare tecniche create da me. Sul set perdo completamente la cognizione del tempo. Forse suonerà strano quello che sto per dire, ma cerco di non recitare mai! Credo tantissimo in ciò che faccio e vivo fino in fondo ogni situazione, come se uscissi dal mio corpo per calarmi totalmente nel personaggio che interpreto. Mi affido alla sceneggiatura e all’istinto quando mi viene proposto un progetto. Mi attirano i ruoli che sono lontani da me, e sono tantissimi quelli che mi piacerebbe interpretare, difficilmente direi di no a priori. Di recente ho amato molto ad esempio Colpa delle stelle, avrei voluto impersonare la protagonista. Sarebbe bello prendere parte a un progetto simile. Ma lavorerei volentieri anche in televisione».

Un bilancio della sua esperienza di attrice in ascesa in un momento in cui il mondo dello spettacolo appare ancora chiuso ai talenti ansiosi di emergere? «Fortunatamente ho lavorato molto, tra partecipazioni e film in cui ho un ruolo più consistente (un attore professionista, di cui non farò il nome, mi ha raccontato che non si usa, nel mondo del cinema, definirsi ‘protagonista’)! Tuttavia, è innegabile che sia faticoso ritagliarsi uno spazio nel panorama cinematografico attuale, in primis per i ruoli femminili. Lavorare bene, seriamente e duramente, è fondamentale per lasciare di sé una buona impressione ai registi con cui si lavora, ma credo che si dovrebbero offrire maggiori opportunità ai giovani talenti per farsi conoscere, soprattutto attraverso i casting».

A proposito di futuro prossimo, Tatiana è in procinto di debuttare a teatro: «Non smetto mai di cercare nuove sfide e a teatro non mi sono ancora mai messa veramente alla prova. Tra qualche mese, a Roma, dovrebbe decollare una sceneggiatura scritta per me e un’ex compagna del Centro Sperimentale, ma è ancora in fase embrionale. Non vedo l’ora di cominciare».

Foto Azzurra Primavera

Abito: Gianluca Saitto

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