Irene Vetere, la nuova musa di Paolo Virzì si racconta

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Ph: Roberta Krasnig

Irene ha soltanto diciotto anni ma riesce a stupire con la saggezza di chi sa già il fatto suo. E si racconta con la spontanea incredulità di chi ha visto la propria vita trasformarsi da un momento all’altro in un sogno a occhi aperti. L’amore per la recitazione, tuttavia, l’accompagna da sempre: «Avevo solo otto anni quando l’attore Bernardo Casertano si presentò nella mia scuola elementare come insegnante di teatro e mi regalò il mio primo ruolo: la perfida regina di Biancaneve! Dopo quell’esperienza ho cominciato a frequentare una scuola di teatro e, qualche anno più tardi, Bernardo mi ha ricontattata su Facebook per chiedermi se volessi cominciare a fare qualche provino ed entrare nell’agenzia di Luisa Mancinelli. Mi sono detta “perché no?”. Di lì a poco, a quindici anni, ho vissuto il mio primo, brevissimo set: un episodio di Don Matteo 10».

Ecco che ti si è aperto un mondo completamente nuovo…

Esatto: sconosciuto ma elettrizzante! Non molto tempo dopo ho conquistato il mio primo ruolo da protagonista in Zeta di Cosimo Alemà, ed è stato allora che ho sperimentato la maestria di un regista nel guidare l’attore verso il percorso giusto. Cosimo arriva a ripetere un ciak anche cinquanta volte se non è soddisfatto, ma si è sempre mostrato aperto al confronto, al dialogo e attento a me come persona. Mi ha persino concesso di cambiare la sceneggiatura, se trovavo innaturali alcune battute. Abbiamo lavorato per rendere Gaia (la protagonista di Zeta) credibile sulle mie labbra.

Dopo Zeta sono arrivate proposte importanti. Gaia ti ha portato fortuna!

Ci tengo a fare una precisazione. Dopo Zeta ho intrapreso per due anni un percorso di studio con il regista, attore e sceneggiatore Luciano Melchionna. Grazie a lui ho superato alcune paure, è stato molto faticoso ma ha rappresentato un punto di svolta. È naturale mostrare resistenza quando ci viene chiesto di fare qualcosa di “innaturale”. Tuttavia, quando riesci a lasciar emergere la tua naturalezza, superando ogni blocco, inizi a credere di poter recitare davvero. Questo per dire che non credo molto nel “talento innato” e nei doni dal cielo. Certamente c’è di mezzo un pizzico di fortuna, ma si tratta della spinta iniziale. Il resto è tutto lavoro sodo.

Che differenze hai notato nel lavoro sull’attore di Alemà, Silvestrini e Virzì?

Cosimo e Paolo hanno in comune l’essere anche sceneggiatori dei film a cui ho preso parte. L’occhio sull’attore è necessariamente diverso in questi casi: hanno scritto di proprio pugno i personaggi e puntano a tirar fuori l’idea che loro stessi ne hanno. Ivan Silvestrini, invece, in Arrivano i prof mi ha affidato il ruolo di Camilla, la classica “secchiona”, molto lontana dal mio modo di essere. In quella circostanza ho cominciato da zero, cercando tutte le differenze tra me e lei e lavorando su quelle. Credo che sia proprio la ricerca la parte migliore di questo lavoro.

Eugenia (la protagonista di Notti magiche), invece, che tipo è?

Con Eugenia il gioco si è fatto duro: è una ragazza profondamente tormentata e io mi sentivo spaesata, nonostante Paolo sia geniale nell’indirizzare gli attori e capirli a fondo. Io, però, sono sempre stata una ragazza fondamentalmente serena e spensierata, quindi non sapevo da dove cominciare per portare in scena le complesse emozioni di Eugenia. Il caso ha voluto che, pochissimi giorni prima dell’inizio delle riprese, il ragazzo con cui stavo da quattro anni mi ha lasciata. Per me è stato uno shock, ma ricordo bene che ero nella mia stanza e mi sono detta: “Questo può essere un punto di partenza per esplorare il mondo interiore di Eugenia”. Ho deciso di trasformare in creatività l’ansia e il dolore che provavo.

Virzì è uno dei più importanti registi italiani viventi. Che effetto fa essere la sua nuova musa?

All’inizio sentivo molto il peso della responsabilità, l’ansia da prestazione… Ma avevo accanto Paolo stesso e due co-protagonisti in gamba con cui lasciarmi andare. Paolo ci teneva che vivessimo il più possibile questi ruoli e li facessimo nostri così come aveva fatto lui mentre li scriveva. È finita che questi personaggi così estranei a noi ci hanno preso al punto che girare non era più recitare, ma vivere. È stata un’esperienza completamente immersiva. Ti faccio un esempio: Notti magiche è ambientato a luglio ma le riprese si sono tenute a dicembre. Giravamo gli esterni a Trastevere in canottiera con una temperatura di 4°! Ci chiedevamo come avremmo fatto a non tremare eppure, appena sentivo il ciak, il gelo spariva. A quanto pare la passione può superare anche qualcosa di oggettivo come il freddo.

Il cinema italiano, oggi, vanta tra i suoi volti una serie di giovani donne emergenti, come Matilda De Angelis o le gemelle Fontana. Cosa pensi di questo segnale di cambiamento?

È assolutamente positivo. Lo spazio che ci è dato è come una prova di fiducia in un momento di rinascita del cinema italiano. È segno che si vuole ripartire dalle giovani promesse, e questa apertura mi sprona ancora di più a crescere come artista e a lavorare per dimostrare che la speranza è stata ben riposta. Perché se l’occasione è un atto di fiducia, il set è a tutti gli effetti un percorso di formazione, non un punto di arrivo.

E tu, con che cinema sei cresciuta?

I cento passi e La meglio gioventù sono i film che non mi stanco mai di rivedere. Adoro il cinema di Miyazaki e credo che La città incantata racconti come nessuno è mai riuscito a fare le sensazioni di un bambino che, giocando, ha di fronte a sé un universo inesplorato che per lui è molto più reale di ciò che gli accade intorno. È molto vicino alla magia che sto vivendo adesso con questo lavoro, perché stare sul set è come entrare in una dimensione parallela.

La prospettiva di diventare un’attrice conosciuta, come probabilmente accadrà dopo l’uscita di Notti magiche, ti spaventa?

Per adesso non me ne preoccupo. Sto vivendo tutto come un gioco eccitante, senza immaginare il futuro. Ci penso come a qualcosa di assurdo che è capitato nella mia vita, ma ci sto così tanto dentro che non riesco a proiettarmi troppo in là. Attualmente penso all’esame di maturità, a iscrivermi all’università: voglio lasciare che la vita mi sorprenda e faccia il suo corso.

Creative producer: Tommaso Agnese; Direttore di produzione: Massimo Rossetti; Foto: Roberta Krasnig; Stylist: Stefania Sciortino; Assistenti fotografa: Giulia Terenzi, Michela Merenda; Hair: adrianococciarelli @harumi; Trucco: Sara Bruschini e Daria Nucci per Rea Academy; Thanks to: Equipment, Normakamali, Mantù.