Il mercato dei cortometraggi: cosa c’è di nuovo?

Fabrique ha partecipato attivamente alla 73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Con la sua troupe, i suoi inviati e la sua quarta tavola rotonda: Il mercato dei cortometraggi: cosa c’è di nuovo.

In questa edizione della kermesse veneziana Fabrique ha voluto affrontare il tema del mercato dei cortometraggi, convinta che gli “short movies” non siano solo l’anticamera delle opere di lungometraggio ma un linguaggio e un genere che merita attenzione da parte degli operatori e del pubblico. Ne abbiamo parlato con il produttore Giovanni Pompili (Kino produzioni), Roberto De Feo, regista e distributore, Jacopo Chessa, direttore del Centro Nazionale del Cortometraggio, Antonello Centomani (Movieday), Cateno Piazza (Catania Film Fest), Emanuele Rauco (critico e selezionatore al festival).

Giovanni Pompili spiega che per lui il lavoro di produttore ha una forte valenza politica e sociale: «Essere produttori significa essere cittadini attivi, anche fuori dalle logiche di mercato. Ad esempio quest’anno abbiamo prodotto il corto di due registi iraniani: lo abbiamo fatto a prescindere dai fondi e dal mercato, era “necessario” raccontare questa storia. Posso però dire con certezza che non esiste un mercato dei cortometraggi. In Italia ci sono quattro player, e uno di questi, su uno short film altamente professionale, vincitore di festival, ci ha offerto mille euro: ho gentilmente rifiutato. Produrre un corto è lavorare sulle intuizioni e soprattutto costruire dei team che permettano ai giovani di esprimersi e fare esperienza. Da noi per ora c’è solo la creatività. Per fortuna qualcuno ci prova, come il Centro Nazionale del Cortometraggio che farà il primo market». Interviene quindi Jacopo Chessa, direttore del Centro: «Il nostro lavoro principale è quello di promuovere i corti italiani all’estero, e anche se siamo nati come prima cineteca del cortometraggio, ora ci dedichiamo maggiormente alla promozione, distribuzione e vendita. Sono d’accordo con Giovanni sul fatto che non esiste un vero mercato in Italia. Analizzando l’industria del cortometraggio italiano, partendo dall’indotto festivaliero, tra fondi ministeriali e regionali si arriva in tutto a circa 1,5 milioni di euro a fronte di 700 corti prodotti annualmente. In Francia siamo sui 25 milioni. L’idea di un film market del corto ci è venuta ricevendo molte sollecitazioni, il nostro fine non è soltanto la compravendita, ma creare uno spazio di sostegno sia alla produzione sia al passaggio da corto a lungo, cercando di attivare il reperimento di fondi esteri». Per fortuna, oltre al Centro Nazionale del Cortometraggio – il Torino Short Film Market si è svolto dal  18 al 20 novembre – ci sono anche iniziative private che tentano di allargare la fruizione degli short movies. Antonello Centomani ha infatti presentato Movieday.it, una nuova piattaforma distributiva che, partita l’anno scorso dopo quattro anni di progettazione, permette a chiunque di organizzare delle proiezioni in 120 sale sul territorio italiano. Andando sulla piattaforma si possono scegliere sala, giorno e ora della proiezione: la proiezione ha luogo solo se si raggiunge un numero minimo di prenotazioni, poiché si azzera il rischio commerciale dell’esercente. Un modello che sta avendo grande successo negli Stati Uniti e in Europa, e che anche in Italia sta riscuotendo ottimi risultati. Questo tipo di distribuzione utilizza, per certi versi, la sharing economy: la piattaforma garantisce le parti in gioco e, se si raggiungono certi termini, l’accordo si fa. Basandosi sul presupposto che per ogni film c’è un pubblico, e per ogni pubblico ci deve essere una sala in cui poterlo vedere.

La voce di Roberto De Feo, produttore e regista, è invece fuori dal coro: sostiene che un mercato italiano dei corti, seppur piccolo, esiste, occorre solo alimentarlo. Ha presentato PremiereFilm e AncheCinema, che lo scorso anno hanno lanciato un contest per sceneggiature di corti. Ha vinto il premio (la produzione del corto e 2mila euro) Arianna Del Grosso con Barbie Boy, prodotto e girato a ottobre. Cateno Piazza, direttore del Catania Film Fest, ed Emanuele Rauco concordano infine sull’importanza dei festival per valorizzare i corti indipendenti nel contesto delle rassegne cinematografiche: «I festival non sono solo mercato, ma occasioni, per noi, per il pubblico, per i registi, di dialogo, incontro, crescita».

Uno dei più grandi buyer, Mediaset Premium, comprerà corti solo per un altro anno. Quindi? Che fine farà questo fantomatico e minuscolo mercato? L’augurio è che ne possa nascere uno nuovo, con modalità ancora inesplorate, in un mercato fermo a dinamiche ormai superate.