Tumaranké: un racconto corale fatto di origini, sogni e integrazione

Tumaranké

Ogni giorno i giornali e la tv ci mostrano in modo distaccato le tante navi che dall’Africa arrivano a toccare la nostra penisola: espressioni che rivelano paura e speranza, occhi che, se sei solito all’empatia, ti portano a interrogarti su quale sia il loro passato. Tumaranké dona la possibilità di scoprire la verità non solo su quel passato, ma anche di conoscere la nuova quotidianità di trentotto migranti minorenni proprio attraverso i loro occhi.

Così il film ci parla della crisi umanitaria degli ultimi anni offrendoci un esempio del lavoro fatto dalle associazioni di accoglienza; ci racconta le storie di chi è partito di notte per affrontare chilometri infiniti tra deserto e mare e nottate in prigioni libanesi, ci fa ascoltare le voci di giovani che hanno visto l’Inferno ma hanno ancora voglia di credere nel futuro.

Tumaranké

I giovani migranti hanno avuto la possibilità di frequentare un workshop di otto mesi: sono stati formati dal regista milanese Andrea Caccia su come utilizzare il loro smartphone per riportare al meglio le loro giornate e i loro pensieri. Lo smartphone è l’elemento chiave dell’intero progetto: rappresenta l’opportunità di restare in contatto con la terra che hanno lasciato e di non dimenticare il motivo per cui sono partiti, è l’oggetto indispensabile per avere notizie dalla famiglia e per creare e mantenere nuovi legami sul territorio che li ha accolti, è l’occasione di mostrare il lento passare del tempo e il desiderio di guardare con fiducia alla vita che potranno costruirsi in Europa. Tumarkè significa proprio questo, il mettersi in viaggio alla ricerca di un futuro migliore.

Il film fa parte del progetto Re-Future – uno dei dodici selezionati dal Programma Europa Creativa della Commissione Europea per sostenere l’integrazione dei profughi – ed è stato prodotto da molteplici enti italiani ed europei che hanno saputo captare il potenziale delle tecnologie di creare contatto e conoscenza tra culture differenti. I ragazzi hanno scelto di mostrare lezioni di Italiano, momenti di isolamento, la curiosità verso cibi che non avevano mai gustato, partite a pallone ed esplorazioni del territorio siciliano, la sensazione di mancanza e il valore della nuova famiglia costruita nei centri che li ospitano.

Tumaranké

Tumaranké è stato realizzato dalla società di produzione Dugong Films, dall’associazione siciliana AccoglieRete e dall’Università Telematica Internazionale Uninettuno, con la partnership di cinque società europee operanti nella produzione audiovisiva e cinematografica. Ha debuttato lo scorso 30 giugno al Pesaro Doc Fest e lo scorso mese è stato presentato in vari festival dedicati a documentari e cortometraggi tra Palermo, Spoleto e Trieste, sensibilizzando gli spettatori e mostrando una verità che troppo spesso viene raccontata diversamente.