Lucky Red Archivi - Fabrique Du Cinéma https://www.fabriqueducinema.it La Rivista Del Nuovo Cinema Italiano Fri, 01 Apr 2022 17:43:11 +0000 it-IT hourly 1 E liberaci dal male: Saku Cinardi ci racconta la sua nuova serie Christian https://www.fabriqueducinema.it/serie/e-liberaci-dal-male-saku-cinardi-ci-racconta-la-sua-nuova-serie-christian/ https://www.fabriqueducinema.it/serie/e-liberaci-dal-male-saku-cinardi-ci-racconta-la-sua-nuova-serie-christian/#respond Thu, 03 Feb 2022 09:58:15 +0000 https://www.fabriqueducinema.it/?p=16754 Il crime targato Sky si arricchisce della componente supernatural nella nuova serie originale Christian, prodotta insieme a Lucky Red e rilasciata on demand a partire dal 28 gennaio. Nel cast spiccano Edoardo Pesce e Claudio Santamaria, al servizio di una storia che vede un uomo della Roma popolare ricevere un dono mistico che sconvolge la […]

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Il crime targato Sky si arricchisce della componente supernatural nella nuova serie originale Christian, prodotta insieme a Lucky Red e rilasciata on demand a partire dal 28 gennaio. Nel cast spiccano Edoardo Pesce e Claudio Santamaria, al servizio di una storia che vede un uomo della Roma popolare ricevere un dono mistico che sconvolge la sua vita vissuta al soldo di un boss locale.

Abbiamo intervistato l’ideatore della serie, Roberto Cinardi, in arte “Saku”, che ha diviso la regia con Stefano Lodovichi. Saku ci ha raccontato delle sue influenze culturali e di come queste si leghino all’origine dell’idea di Christian, concretizzatasi all’inizio della sua carriera e ora tra le grandi uscite del momento in Italia.

Da dove nasce l’idea per questo progetto?

L’idea è nata da me nel 2012 circa, quando volevo fare il mio primo cortometraggio. All’epoca giravo videoclip e iniziavo a fare pubblicità, ma avevo tanta voglia di buttarmi sulla narrativa. Avevo in testa l’idea di un santo sui generis, un dono che arrivava nelle mani più improbabili, non per forza sbagliate, ma improbabili. Volevo giocare su questo contrasto e la prima occasione fu il videoclip di Salmo. Usai il budget del suo progetto, oltre a quello aggiunto da me e dal produttore dell’epoca, per girare il cortometraggio Christian, che poi è anche sintetizzato nello stesso video di Salmo, Demons to Diamonds. Qualche anno dopo ho fatto uscire il corto su Vimeo. In questa prima stesura, essendo nato e cresciuto nella periferia di Roma est, tenevo molto a raccontare quei luoghi e quel tipo di persone che ho sempre frequentato, ed essendo poi appassionato di sci-fi, supernatural e misticismo, mi piaceva l’idea mischiare le due cose: un background che conoscevo bene e qualcosa che invece mi è sempre piaciuto a livello letterario e cinematografico. Mi è venuto molto spontaneo unire questi due mondi, piuttosto che forzare un tipo di sovrannaturale che in Italia risulterebbe goffo.

intervista-saku-cinardi

Come si inserisce Christian in quel filone soprannaturale italiano al cui centro ci sono dei personaggi che, come avviene nei film di Gabriele Mainetti, si ritrovano ad avere dei superpoteri?

Io non sono d’accordo con la definizione di superpoteri riguardo Christian. Per me è sempre stato un dono che dato a questo tipo di persona diventa una dannazione. Lui può guarire delle persone ma non del tutto coscientemente, non è detto che lo faccia di proposito. È più un dono che viene dall’alto, di cui lui è veicolo, ma che per molti versi, soprattutto all’inizio della storia, è più un problema, qualcosa che Christian non accetta e non capisce. Riguardo al filone io mi auguro che, come fece Lo chiamavano Jeeg Robot, apra delle strade, che insegni ad autori e produttori a usare questo filone in maniera intelligente, senza scimmiottare ciò che si fa all’estero, realizzando la versione italiana di supereroi di stampo anglosassone, ma sfruttando piuttosto quella che è la nostra tradizione, le nostre mitologie, la nostra storia.

Tu hai una lunga esperienza da regista di video musicali. Come ti è tornata utile nel dirigere una serie tv?

Sì, ho una lunga esperienza nei video musicali e altrettanta nella pubblicità. Sicuramente questo aiuta molto, intanto a essere veloce e performante sul set. Sono infatti due mondi, soprattutto quello dei video musicali, in cui c’è poco budget e poco tempo, e bisogna imparare a portare a casa in breve delle immagini che però funzionino nella maniera migliore possibile. Occuparmi di videoclip è stata poi soprattutto un’esperienza che mi ha aiutato a saper raccontare per immagini, oltre che con i dialoghi.

Come ti sei trovato a lavorare con attori come Edoardo Pesce e Claudio Santamaria?

È stato molto stimolante, ho imparato tanto. Mi sono confrontato con un livello di professionalità e talento con cui non avevo mai avuto a che fare nelle mie esperienze passate. Quindi è stato sicuramente interessante e arricchente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto iniziando a sviluppare un lungometraggio e un altro progetto seriale, ma non posso dirvi nulla, anche se mi piacerebbe un sacco. Però diciamo che il macrogenere a cui appartengono queste altre due storie è simile a quello di Christian.

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Miocinema, quando lo streaming di qualità aiuta le sale: il punto con Andrea Occhipinti https://www.fabriqueducinema.it/cinema/interviste/miocinema-quando-lo-streaming-di-qualita-aiuta-le-sale-il-punto-con-andrea-occhipinti/ https://www.fabriqueducinema.it/cinema/interviste/miocinema-quando-lo-streaming-di-qualita-aiuta-le-sale-il-punto-con-andrea-occhipinti/#respond Mon, 31 Aug 2020 07:00:12 +0000 https://www.fabriqueducinema.it/?p=14285 È davvero possibile immaginare un servizio di video on demand che abbia l’obiettivo di valorizzare le sale cinematografiche e i suoi spettatori? Andrea Occhipinti ne è convinto e pensa che l’integrazione tra programmazione in sala e sul web rappresenti il futuro. Da tre decenni uno dei produttori e distributori più raffinati del panorama cinematografico italiano, […]

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È davvero possibile immaginare un servizio di video on demand che abbia l’obiettivo di valorizzare le sale cinematografiche e i suoi spettatori? Andrea Occhipinti ne è convinto e pensa che l’integrazione tra programmazione in sala e sul web rappresenti il futuro.

Da tre decenni uno dei produttori e distributori più raffinati del panorama cinematografico italiano, Andrea Occhipinti con la sua Lucky Red lo scorso 18 maggio ha lanciato una piattaforma streaming, Miocinema, che si propone di essere un punto di riferimento per gli amanti del cinema d’autore e di sostenere il sistema dell’esercizio cinematografico. In questi tempi così duri per il mondo della cultura e del cinema, si tratta di una delle iniziative più lodevoli e innovative poste in essere per tentare di dare una risposta nuova a una situazione molto critica e del tutto al di fuori dell’ordinario.

Con questo articolo anticipiamo il nuovo numero di “Fabrique du Cinéma”, il 29, che uscirà domani in esclusiva sul nostro sito e in versione cartacea in concomitanza con la 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Come nasce Miocinema e quali sono le principali esigenze che vi hanno spinto a partire con questa avventura?

Come Lucky Red siamo coinvolti in tutte le fasi della filiera dell’audiovisivo, dalla progettazione di un film alla distribuzione, passando per lo sviluppo, la produzione e le vendite estere. Guardando quanto accaduto negli ultimi anni in particolare in alcuni paesi europei, dove sono nate piattaforme legate specificatamente al cinema d’autore, ma anche osservando il successo in Italia di grandi player globali come Netflix o Amazon, era da tempo che avevamo iniziato a ragionare sulla possibilità di creare una nostra piattaforma digitale connessa a una proposta di qualità e più concentrata. Tutto questo ha avuto un’accelerazione con il sopraggiungere della pandemia. I cinema erano sofferenti, chiusi e così, insieme a Circuito Cinema – il principale circuito di network di sale italiane che programma film d’autore – e al partner tecnologico Mymovies, abbiamo deciso di muoverci per dare vita a un progetto che avesse lo scopo di mettere al centro i cinema e il loro pubblico.

In altre occasioni hai definito Miocinema come una “estensione digitale della sala”. Ci spieghi il funzionamento della piattaforma?

Credo che oggi, visti i tempi in cui viviamo, una complementarità tra sala e servizi digitali sia assolutamente necessaria. E infatti di recente stanno nascendo sempre più progetti che vanno in questa direzione. Come negli Stati Uniti, dove diversi circuiti di sale iniziano ad avere un’offerta di programmazione online integrata alle loro strutture fisiche. Partendo da questo presupposto, per Miocinema abbiamo studiato un meccanismo molto semplice: quando lo spettatore si iscrive gratuitamente alla piattaforma sceglie un proprio cinema di riferimento, che di solito è quello da lui abitualmente frequentato. Nel momento in cui acquista la visione di un film, una parte della cifra pagata va al cinema associato al suo profilo, una a Miocinema e un’altra ancora al proprietario del contenuto. Utilizzando Miocinema, lo spettatore avrà poi diritto a una serie di promozioni e sconti a lui riservati dal cinema che ha scelto in fase di iscrizione e di cui potrà usufruire una volta che la struttura aprirà di nuovo.

Su che tipo di offerta vi state concentrando al momento e quali sono i vostri piani per il futuro?

All’inizio abbiamo proposto dei titoli che sarebbero dovuti uscire in sala ma che con la chiusura dei cinema non potevano più farlo, come ad esempio I miserabili di Ladj Ly, vincitore a Cannes lo scorso anno del Premio della giuria. Poi siamo passati a opere di qualità come il documentario Selfie di Agostino Ferrente, premiato agli ultimi David di Donatello, ed Ema di Pablo Larraín, per il quale abbiamo fatto un’anteprima visto che a settembre uscirà anche in sala. Ora stiamo lavorando molto a retrospettive tematiche di film, anche legate all’attualità, e agli incontri con autori e registi come i fratelli D’Innocenzo, i citati Larraín e Ferrente, Franco Maresco, Roberto Minervini e Dante Ferretti. Per il futuro l’idea è quella di organizzare retrospettive su autori i cui ultimi film stanno per uscire in sala, utilizzando così la piattaforma come veicolo di promozione per la programmazione negli esercizi, e di puntare sull’acquisizione esclusiva di titoli di qualità provenienti dai festival che non avrebbero mai la forza di arrivare al cinema.

È possibile fare un primo bilancio?

La nostra è una startup e siamo ancora in una fase di ricerca per capire quali sono le modalità e gli spazi di manovra più adatti ed efficaci. Stiamo testando la proposta di tipi di lungometraggi diversi e, per esempio, abbiamo già toccato con mano che gli incontri esclusivi con registi, attori e autori sono molto apprezzati. I numeri per ora sono piccoli sul piano della sostenibilità economica ma molto interessanti se paragonati ad esempio ai numeri che fanno certi film d’autore su piattaforme molto più grandi della nostra. Per quanto sia passato così poco tempo dal lancio e nonostante non sia stato fatto alcun vero investimento economico sul piano pubblicitario, la piattaforma sta già acquisendo una propria identità ben precisa.

Vista la tua esperienza, cosa ci aspetta in autunno dall’industria cinematografica?

Dal punto di vista produttivo, molte produzioni che si sono interrotte hanno ripreso e alcune hanno persino concluso le lavorazioni. Altri film stanno per iniziare ad essere prodotti e ci sono già ora tanti progetti in preparazione pronti a partire in autunno. Certo, ci sono dei protocolli da seguire che rendono tutto un po’ più complesso e le produzioni più costose, ma il vero anello debole della filiera sarà quello dell’esercizio cinematografico. Per quanto riguarda le sale infatti non c’è solo l’incognita legata al virus in Italia e alla disponibilità delle persone a tornare al cinema, ma anche il problema dell’evoluzione della pandemia nel mondo e in particolare negli Stati Uniti. Il cinema americano pesa per circa il 60% sugli incassi e l’uscita posticipata di tanti grandi film statunitensi comporterà una mancanza di prodotto molto importante, cui dovremo provare a sopperire con titoli nazionali. Quello che avverrà questo inverno nessuno può prevederlo ma di sicuro per le sale ci sarà una contrazione, probabilmente significativa, che dobbiamo provare a limitare il più possibile facendo capire agli spettatori che andare al cinema è una forma di socialità e di condivisione di un’emozione che è possibile fare in tutta sicurezza.

 

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Di nuovo al cinema con Ride e le altre uscite del weekend https://www.fabriqueducinema.it/cinema/nuove-uscite/di-nuovo-al-cinema-con-ride-e-le-altre-uscite-del-weekend/ https://www.fabriqueducinema.it/cinema/nuove-uscite/di-nuovo-al-cinema-con-ride-e-le-altre-uscite-del-weekend/#respond Fri, 07 Sep 2018 05:20:09 +0000 https://www.fabriqueducinema.it/?p=11278 È arrivato nelle sale Ride, nuova fatica di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, che dopo il successo di Mine si reinventano direttori artistici mettendo al timone della regia Jacopo Rondinelli. Due mountain bike sfrecciano dalla cima di una montagna innevata per una gara di downhill tutta rischio, mistero e adrenalina. 20 telecamerine GoPro intorno ai […]

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È arrivato nelle sale Ride, nuova fatica di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, che dopo il successo di Mine si reinventano direttori artistici mettendo al timone della regia Jacopo Rondinelli. Due mountain bike sfrecciano dalla cima di una montagna innevata per una gara di downhill tutta rischio, mistero e adrenalina. 20 telecamerine GoPro intorno ai protagonisti e un effetto su grande schermo che picchia duro sull’emozione della velocità. Sembra quasi che la poltrona del cinema si trasformi in sellino. Lorenzo Richelmy sfodera tutta la sua fisicità per una parte scanzonata che monterà in sfaccettature con gli imprevedibili sviluppi della corsa.

Per l’attore l’avventura in mountain bike è stata soltanto emozionale. “Mi ritengo un attore fisico e mi diverto molto a girare film che mi mettono alla prova.  L’idea delle GoPro è una cosa che mi ha entusiasmato fin dall’inizio perché essere attore vuol dire rendersi conto del contesto in cui lavori”. Ha affermato durante l’incontro stampa tenutosi a Roma in agosto, poco prima dell’inizio della Mostra del Cinema di Venezia. “Durante il film il mio occhio è incuriosito dal vedere dove lo sguardo del regista racconterà la storia. Molto velocemente, per me almeno, in questo film avviene la sospensione del giudizio. È un qualcosa di diverso rispetto a ciò a cui siamo abituati, così non abbiamo aspettative sul finale o sulla storia. Io mi sono trovato molto bene e cercherò sempre di lavorare con quei gruppi di persone che cercano di allargare, di stratchare in avanti il cinema italiano”.

Poi ha continuato sulle sue origini artistiche e l’impostazione a spazi aperti offerta da Ride. “Avevamo 20 camere intorno, loro che si nascondevano, l’attore che sta in mezzo e tutta la libertà del mondo. Stavamo in un bosco che per me era teatro. Io vengo da lì, e godevo a ogni ciak perché potevo fare cose diverse. Non c’era la segretaria di edizione a correggerti. C’era una miriade di camere, si sarebbero presi i take migliori. Nel cinema il contesto è la camera, sul palco è il teatro, qui è il mondo. Eravamo sulle Dolomiti. Potevo correre per 2 chilometri e mezzo perché le macchine ce le avevo addosso io”.

È un cinema italiano affamato di nuovo quello di Fabio&Fabio. Pedala forte e senza preavvisi morde il pubblico. Ci ruzzola giù da monti sconosciuti, perché gara e luogo sono segreti nel film, e c’impone una serie di sospesi narrativi producendo una sorta di groviera che fa pensare a tante soluzioni continuative, come sequel, prequel, spin-off e perché no, pure serie tv. L’intenzione dei due showrunner di primo pelo sarebbe quella di iniziare un franchise incrociando grande schermo e fumetto. Ce la faranno? Intanto Fabrique du Cinema ce la farà a presentare al pubblico romano il cast insieme al regista. Si terrà infatti venerdì 14 settembre a India Estate a Roma la grande festa per il nuovo numero cartaceo di Fabrique. All’interno, oltre al live di Motta e all’incontro con cast e attori della Profezia dell’Armadillo, saranno sul palco Fabio&Fabio, Jacopo Rondinelli e gli attori del film più veloce di questa fine estate.

In sala da questo weekend anche altre tre pellicole. In Revenge, promettente cult diretto dall’esordiente Coralie Fargeat, Jen, viso d’angelo e corpo da modella s’innamora dell’uomo sbagliato, così dovrà vedersela con lui e i suoi sgherri dopo essere stata violentata e quasi uccisa. La macchina da presa della regista è capace di raccontare più d’una cosa con la stessa inquadratura, sdoppiando i piani narrativi nello stesso quadro, cosa non da tutti. Magari a volte Revenge esagera con la finzione filmica rispetto al reale, ma lo sballo testosteronico è anche ciò che esige il genere action, anzi, nello specifico il sottogenere rape&revenge. L’attrice che si schiude da vittima a killer stampandosi nella memoria si chiama Matilda Lutz. Padre americano, madre italiana, potrebbe ascendere come una delle prossime superstar negli anni a venire. In versione grintosa e spietata, o ingenua e sexy, buca lo schermo in maniera definitiva. E ha pure un partner non da poco, che in campo di bad boys ne ha già combinate di cotte e di crude. Si parla di Kevin Janssens, già protagonista nel belga selezionato nel 2015 per l’Oscar al Miglior film straniero Le Ardenne).

A 10 anni dal successo che esplose al box office quanto nei teatri di mezzo mondo, torna in sella, anzi in barca a ritmo di Abba l’allegra combriccola di Mamma mia, ci risiamo! Cominciamo col dire che Donna è passata a miglior vita. Quindi Meryl Streep non è più la protagonista. Gira tutto intorno alla figlia Sam, Amanda Seyfreid, che torna sull’isola greca dov’è cresciuta per rimettere a posto l’hotel che gestiva con sua madre. La novità è il parallelo tra la Sam di oggi e Donna da giovane negli stessi luoghi mediterranei. Così dai meandri del passato di Sam, arriva la sua versione seventy con viso, voce e danza di Lily James. È lei la Sam che partì per la Grecia trovandoci l’amore dei tre giovani che diventeranno Colin Firth, Pierce Brosnan e Stellan Skarsgard. L’equivalente di una Streep ragazza ci riporta alla memoria quella giovane donna e animale da set vista in Manhattan e Kramer contro Kramer. Entrambi del 1979, esattamente l’anno in cui è ambientata parte del film. Esempi giganteschi di cinema e recitazione come questi sono ostacoli grossi da rimuovere e inevitabilmente inficiano la pur discreta interpretazione della James.

Qualche rivisitazione, sì, pure gli inserimenti nel cast di Andy Garcia e Cher, tra il gustoso e il patetico tra l’altro, ma il film in sé trasuda debolezza e colleziona punti deboli. La regia caramellosa di Ol Parker ci regala il peggio nelle coreografie e tanta scrittura risulta ammiccante verso un pubblico intontito da marketing furbesco e passione sincera per il primo capitolo. A volte si ride pure, ma per meccanismi e forzature che a volte suonano demenziali. Mamma mia, ce n’era proprio bisogno?

Da comico è un’icona indiscussa, ma miracolosamente riesce ad essere credibile anche come attore drammatico Jim Carrey. Torna al thriller con un film polacco, Dark Crimes. Un trasandato agente di polizia trova troppe similitudini tra un omicidio e le pagine cruente di un romanzo. Così l’eccentrico autore viene messo sotto accusa e la sua donna dai costumi ambigui diventa ago della bilancia per le investigazioni.

Carrey fa i conti con un’ambientazione dell’est europeo, che guarda ad atmosfere visive alla Wajda e Zanussi. L’umore però non migliora nello scorrimento della storia, con personaggi depressi, perversi, o al meglio dalla doppia vita. Il plot inoltre non è dei più esplosivi. Nulla di visivamente pregiato o nuovo, se non fosse l’ennesima, serissima mutazione di Jim Carrey. Senza di lui come sbirro all’ultima spiaggia, o Charlotte Gainsbourg nella una parte viscida, sarebbe rimasto nel Limbo dell’anonimato.

 

 

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