
A vederla come poliziotta tostissima nel suo ruolo più famoso non diresti che è riservata, riflessiva e attentissima ai dettagli. Palermitana doc, ama i film che raccontano una Sicilia bella e ricca di sfumature si fa una playlist dei personaggi che interpreta perché «ho bisogno di capire a che beat si muovono». Nel 2017 esordì da protagonista al cinema in un’opera prima che la vedeva nei panni di una ragazza legata a un voto religioso di castità. Però i suoi primi ruoli li aveva già indossati in alcune serie televisive, anche al fianco di attori illustri. Selene Caramazza è un’attrice che ha ottenuto popolarità internazionale soprattutto per la sua poliziotta rude in The Bad Guy, serie Prime Video al fianco di Luigi Lo Cascio. Ma ha lavorato anche in Christian, su Sky; per Rai ha partecipato a un episodio del Commissario Montalbano nel 2019, all’oramai cult Mare fuori, a Provaci ancora Prof! nonché all’inossidabile Don Matteo e al poliziesco Il cacciatore. Mentre per il grande schermo la ricordiamo, tra gli altri, nel dolcissimo Bar Giuseppe di Giulio Base. È una donna riservata, riflessiva nel suo modo di lavorare e attentissima ai dettagli per la costruzione dei suoi personaggi. Ha anticipato alcune cose sul prossimo film interpretato per Daniele Vicari, e quando meno te l’aspetti si rivela estremamente empatica con i ruoli che interpreta e piena di humor.
La tua filmografia è ben alternata tra serie tv e film al cinema, ma emergono subito due nomi molto importanti. Ne Il bello delle donne… alcuni anni dopo, eri accanto a Claudia Cardinale. E prima ancora, in Don Matteo, con Terence Hill. Due poli che forse hanno espanso il tuo mondo di giovane attrice.
È stato un onore lavorare con attori del calibro di Claudia Cardinale e Terence Hill. Il Gattopardo di Visconti poi è uno di quei film che mi ha folgorata da piccola. Quando mi sono ritrovata sul set Claudia Cardinale è stata una grandissima emozione. Ricordo ancora i momenti di pausa tra un ciak e l’altro, dove mi raccontava di Visconti, di Fellini e di quell’immaginario di quel cinema che oggi si è un po’ perso. Mi ha insegnato tanto osservarla lavorare, anche il rispetto dei mestieri del set. A distanza di qualche anno un giornalista che l’aveva intervistata mi scrisse dicendomi «Claudia ha parlato benissimo di te, sembra che ti vede come una nipote». Infatti nella serie interpretavo sua nipote. È stato un incontro magico. Con Hill è stato più breve ma sempre molto emozionante, da piccola guardavo i suoi film insieme a mio padre. Anche di lui ho apprezzato tantissimo il rigore e la generosità. Cose che appartengono ai grandi di un certo cinema. Credo sia la base di tutto.
Il Gattopardo è anche legato alle tue radici, alla tua Sicilia.
Sì, la prima volta che lo vidi fu a scuola, alle elementari, e me ne innamorai. Amo tantissimo tutti i film che raccontano una Sicilia bella e ricca di sfumature.
Il tuo debutto al cinema avviene con Cuori puri di Roberto De Paolis, dov’eri protagonista insieme a Simone Liberati. Siete andati anche a Cannes.
Sì, e resta un mio pezzo di cuore. Era un po’ la prima volta di tutti. Il primo film di Roberto, il primo della Young Films di Carla Altieri e Roberto De Paolis. È stata un’esperienza totalizzante. Il regista veniva dal documentario, quindi il suo approccio era veritiero, voleva andare a fondo nelle cose. Io mi sono preparata frequentando una comunità religiosa a Tor Sapienza per tre mesi perché il personaggio faceva parte di quelle realtà. Volevo entrare dentro quel tipo di fede, e quindi ho deciso di fare un percorso “viscerale” per capire meglio il mio personaggio.
In una chiacchierata con Antonella Attili, che era sempre in Cuori puri, parlammo di quel gruppo religioso che avevo scoperto esistere davvero. Mi stupì molto che non ci fosse nessuna invenzione da film.
Sì, lì interpretavo questa ragazza moderna ma votata alla castità, quindi prima del set ho incontrato tante ragazze che avevano fatto questa promessa fino al matrimonio all’interno di vere e proprie associazioni. Ognuna di loro ha un passato che le ha portate a compiere quella determinata scelta.
Poi con Luigi Lo Cascio e la tua poliziotta hai fatto un bel salto. I ruoli femminili finalmente acquisiscono un dinamismo drammaturgico e d’azione più complesso.
È un ruolo arrivato al momento giusto perché volevo fare uscire una parte più dura e spavalda. Nei miei personaggi precedenti invece prevalevano aspetti come fragilità e timidezza. Quando è arrivata Leonarda mi sono buttata a capofitto perché avevo la possibilità di trasformarmi, dal taglio radicale dei capelli a una preparazione fisica militaresca, che mi hanno permesso di raggiungere quel carattere. Sono contenta perché ho avuto la possibilità di lavorare su un personaggio femminile forte e d’azione, che si fa spazio in un mondo maschilista, quello dell’Arma. E deve dimostrare il suo valore anche nei confronti del fratello magistrato che la reputa sempre inferiore. In più avevo la possibilità di lavorare su una grinta, una durezza e una determinazione fin qui inedite nel mio percorso, e soprattutto di girare delle scene d’azione come nei film americani. Era una grande occasione da prendere al volo. Poi i registi Giuseppe Stasi e Giancarlo Fontana sono appassionati del genere e ascoltavano qualsiasi proposta con lungimiranza. Inizialmente con Leonarda ho avuto anche delle difficoltà a domarne la forza, un po’ mi spaventava, ma grazie a loro, con la trasformazione che mi hanno cucito addosso, sono riuscita a tirare fuori quella potenza.
Di solito questa cosa la chiedo ad attori uomini. Stavolta con piacere lo chiedo a un’attrice: qual è stata la scena più pericolosa che hai girato per The Bad Guy?
Sicuramente una delle prime scene della prima stagione, perché si trattava di una sequenza di combattimento dove ho studiato su una vera e propria coreografia, complicata e durissima. Poi anche in questa seconda stagione ci sono molte scene dove Leonarda spacca cose.
Sembra un hashtag: #LeonardaSpaccaCose.
Esatto! Era proprio l’hashtag di quelle giornate di set. E io mi lascio sempre prendere dall’istinto perché mi dico sempre: “Se non do un pugno qui non la sento vera la scena”. Dovevo dare per forza il pugno. Quindi tornavo a casa piena di lividi.
Le tue nocche però ci sono tutte, confermi?
Per fortuna sì! Interpretare Leonarda era molto stancante. E in effetti le primissime letture della seconda stagione sono state una riscoperta, perché nel frattempo mi ero un po’ dimenticata di quanto fosse impegnativa. Leonarda è pura elettricità, una tensione continua. È sempre molto tesa e contratta. Non abbassa mai la guardia, quindi sfocia sempre in una rabbia impetuosa, ma è una sfida che mi piace tantissimo.
Nel tuo cammino ci sono più drammatici che le commedie. In che tipo di comedy ti piacerebbe lavorare?
Amo le black comedy e i fratelli Coen. Poi a me piace molto cambiare, sperimentare, penso di aver un mio lato ironico e mi piace anche la commedia francese. In un certo senso anche The Bad Guy ha dei toni da black comedy, e sì, mi piacerebbe mettermi alla prova anche con una commedia vera e propria.
Le tue attrici più amate di sempre?
Sicuramente Juliette Binoche, in Film blu di Kieslowski mi ha conquistata. Ma ti potrei dire anche la Diane Keaton di Manhattan e Io e Annie… Poi io sono una fan di Woody Allen. Apprezzo tantissimo Olivia Colman, e qui in Italia Barbara Ronchi, Valeria Golino e Jasmine Trinca. Ho un ventaglio ampio di attrici che stimo e ammiro tanto.
E a proposito di ventagli, quello dei tuoi personaggi si è fatto piuttosto ampio e variegato. Di solito come prepari una parte?
Bella domanda… In genere parto con ciò che la sceneggiatura mi dà del personaggio. A un secondo step faccio un lavoro sul corpo, perché secondo me è la prima immagine che abbiamo di un personaggio. Voglio capire come cammina, come si muove, come parla, come osserva, la postura. Mi faccio anche una playlist dei personaggi perché ho bisogno di capire a che beat si muovono. La musica mi aiuta tantissimo anche a concentrarmi e ad arrivare nel mood giusto. Poi mi piace molto cambiare fisicamente e non essere riconoscibile. Una cosa che chiedo sempre, infatti, è di trasformarmi. Amo guardarmi allo specchio e non riconoscere Selene, vedere solo il personaggio.
Impieghi un metodo particolare per questo approccio fisico all’interpretazione?
Ho appreso molto dal metodo Meisner, che è basato sull’ascolto e sulla ricerca della verità attraverso l’immediatezza. Tante volte faccio un lavoro di preparazione parallelo con dei coach. Tornando a The Bad Guy per un mese e mezzo, tre volte a settimana andavo dagli stunt, e un preparatore, Paolo Antonini, mi ha seguito dall’inizio fino alla fine delle riprese per allenamenti e dieta specifici. Quindi è molto utile costruire un personaggio anche grazie ai supporti tecnici dei professionisti.
Il tuo film in sala più recente è Arrivederci tristezza, di Giovanni Virgilio.
Ecco, Arrivederci tristezza è una commedia dolce-amara. È uscito in sala a giugno e tratta di dipendenza affettiva e ghosting. Aldo, interpretato da Alessio Vassallo, viene ghostato dalla sua fidanzata. Io sono la sua migliore amica che lo porta dallo psicoterapeuta interpretato da Nino Frassica. Tutti e tre i personaggi hanno le loro paure e insicurezze. Il mio è una ragazza molto naif, leggera. È stata lasciata dall’ex con cui sognava una famiglia, ma ora evita relazioni più serie frequentando solo uomini più grandi di lei perché ha paura d’innamorarsi. Lo trovo un film dove non si ha paura di chiedere aiuto. Ed è un messaggio importante, perché viviamo in una società dove tante volte per timore non chiediamo aiuto. Chiedere aiuto viene visto come una sconfitta, invece bisognerebbe imparare a farlo. Perché solo facendo rete riusciamo a risollevarci dai problemi.
Invece all’orizzonte hai nuovi set o prossime uscite?
Di prossima uscita ho due progetti. Uno è Ammazzare stanca, di Daniele Vicari, con Gabriel Montesi, Vinicio Marchioni e Rocco Papaleo. Racconta la storia del primo pentito della mafia calabrese ed è il mio secondo film con Vicari dopo Prima che la notte. L’altro film invece s’intitola Dal nulla, opera prima di Joe Juanne Piras, che ho finito di girare due mesi fa in Sardegna. Per la prima volta mi sono confrontata con il thriller e ho studiato il sardo con una dialogue coach.
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Fotografa Roberta Krasnig, Assistente Sara Pinsone; Stylist: Flavia Liberatori, Assistente Carlotta Gallina; Hair: Adriano Cocciarelli per @ADRIARE hairdesigner Make-up: Ilaria di Lauro per @IDLMakeup; Location: Wordlines Studio

















