#Festa del cinema: “Naples ’44”, Cumberbatch racconta un anno di guerra, santi, eruzioni e umanità

«Non è un documentario, non è un film, però è cinema». Con queste parole Antonio Monda ha deciso di inserire nel programma della Festa di Roma il film di Francesco Patierno Naples ’44.

Qui, costruendo una narrazione personale attraverso immagini di repertorio esclusive e di interventi cinematografici d’epoca, il regista si mette sulle tracce dell’inglese Norman Lewis, arrivato a Napoli proprio nel ’44 con la Quinta Armata americana. Lewis entra in stretto contatto con l’anima ferita della città, riuscendo a immortalare momenti, ritratti umani e condizioni quotidiane aggravate dalla brutalità della guerra nelle pagine di un lungo diario. Ritornato in Inghilterra, però, queste pagine vengono messe da parte e quasi  dimenticate. Solamente dopo molti anni dagli eventi narrati i ricordi di Lewis vengono trasformati in un racconto umano, vibrante, realistico e partecipativo sulle profonde ferite inferte all’indomita vitalità partenopea.

color_n44_20160922_color_0029435Naples ’44, dunque, è la dichiarazione d’amore di un giovane inglese che, riconoscendo la brutalità delle azioni commesse dai tedeschi e dai così detti liberatori, consegna con amore, rimpianto e nostalgia alla memoria degli uomini un’immagine di Napoli e della guerra diversa da altre documentazioni. A fare la differenza, in questo caso, è soprattutto il cuore e lo sguardo privo di giudizio con cui Lewis ha amato la città e l’Italia.

Questa partecipazione e l’esistenza di un testo fortemente emozionante ha rappresentato per Patierno una base di partenza solida ma anche una grande sfida. Come riuscire, infatti, a rendere attraverso immagini di non fiction il legame e la totale immersione vissuti da Lewis nella realtà napoletana? Gli strumenti impiegati dal regista sono fondamentalmente due: la ricerca dell’immagine e l’uso del suono che si fa musica ma, soprattutto voce. Per quanto riguarda il primo aspetto Patierno ha dedicato oltre due anni di preparazione alla ricerca di documentazione inedita, riuscendo, soprattutto grazie ai materiali custoditi gelosamente dentro una piccola biblioteca della Resistenza a Napoli, a offrire al pubblico un’angolazione diversa, sicuramente più umana, su eventi diventati Storia. In questo modo, ad esempio, evita il pericolo di percorrere la stessa strada di molte altre narrazioni dall’animo didattico, aiutato dalla documentazione esclusiva dell’ultima eruzione del Vesuvio e dall’immagine toccante di soldati irrimediabilmente scioccati dalla natura della guerra stessa.

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Il secondo, elemento, invece, è rappresentato dal suono, o meglio, dalla tonalità profonda e modulata della voce di Benedict Cumberbatch che, nella versione in inglese, accompagna lo spettatore lungo il percorso, dentro le macerie di Napoli e nelle speranze subito disilluse di una popolazione intera. Così, lasciandosi avvolgere dalla morbidezza della narrazione dell’attore inglese, è possibile vivere le immagini emotivamente, perdonando, alla fine, anche i momenti in cui la natura documentaristica sembra prendere il sopravvento sulla ricostruzione affettiva raccontata da Lewis.